leggende urbane

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

I dischi volanti e la Guerra del Golfo

Ryadh, Arabia Saudita; data imprecisata, 1996. É noto che durante i tre conflitti nel Golfo, tristemente tornati di attualità dopo l'ultimo scontro USA-Iraq, oggetti volanti non identificati sorvolarono la zona di guerra; ne parlo diffusamente nei miei libri, ove non manco di sottolineare come però esistano anche molte leggende. Una fra le tante, divulgata nel gennaio 2003 dal quotidiano sovietico Komsomolskaja Pravda, vuole che alieni scampati all'abbattimento - da parte degli americani - della propria astronave sarebbero stati ospiti di Saddam Hussein. Così, tra il serio ed il faceto, ne dava notizia il weblog (l'archivio giornalistico telematico) del sito Captain NEMO's Radio Weblog, venerdì 28 febbraio 2003: "Saddam ha un UFO, altro che storie...! É abbastanza noto il famoso incidente di Roswell del 1947, dove una piccola astronave aliena sarebbe precipitata nel deserto del New Mexico; è da questo incidente, mai troppo chiarito, che è nato il termine reverse engineering: usare un oggetto sconosciuto, studiarne la tecnica costruttiva per utilizzare la tecnologia che l'ha generato. Per non essere da meno, sembra che Saddam abbia ugualmente dato ospitalità a visitatori spaziali!... Il posto segreto è - naturalmente - una fortezza imprendibile: Qalaat-e-Julundi, una vecchia residenza reale su una montagna chiusa su tre lati da orridi precipizi! La storia da film degli anni '50 ce la racconta Pravda, con tanto di minacciosi scorpioni di sei metri che montano la guardia nel deserto!".

La storia, priva di alcun fondamento eppure ripresa da moltissimi giornali, ha in realtà una prima genesi in una bufala veicolata come "documento top secret" via Internet dalla The UFO BBS, un grosso archivio telematico che pubblica qualsiasi genere di notizia a sfondo ufologico. Il falso documento sarebbe la dichiarazione di un certo colonnello Gregor Petrokov, ufficiale russo distaccato nel deserto saudita all'epoca della Guerra del Golfo, che sarebbe stato testimone del recupero di un disco volante abbattuto dagli americani. Petrokov sarebbe stato allertato dai militari sauditi affinché si recasse con alcuni colleghi come esperto nel deserto di Barren, a 250 miglia da Riyadh, assieme a militari americani, inglesi e francesi (e già questo è assai poco credibile). Il russo doveva analizzare i misteriosi frammenti sparpagliati sulla sabbia ed il velivolo discoidale schiantatosi nel deserto, composto da un materiale mai visto prima e che mostrava sullo scafo delle scritte in un alfabeto assolutamente sconosciuto. Secondo Petrokov, l'UFO era stato abbattuto da un F-16, dopo uno scontro a fuoco. Petrokov avrebbe visto un velivolo discoidale con tre piccoli sedili; non vi era traccia dei piloti (che l'ultima leggenda vuole nascosti dal rais di Baghdad in una base sotterranea lungo il fiume curdo Zab). Le Forze Armate USA avrebbero sequestrato ogni cosa ed allontanato i militari degli altri paesi, imponendo loro di non parlare.

Inutile dire che la storia presenta troppi lati oscuri per essere credibile: in primo luogo, la fonte anonima, un sito Internet ove vengono inserite le notizie più bislacche sui dischi volanti, senza alcun filtro critico; ancora, l'assurdità di una missione congiunta arabo-russo-americana, impensabile per lo schianto di un qualsiasi velivolo terrestre, figuriamoci se poi di natura extraterrestre. Ancora, l'assoluta mancanza di testimonianze collaterali per un evento che, se reale, sarebbe stato materialmente impossibile occultare, specie alla massa di giornalisti dislocati all'epoca, ora come allora, lungo tutta la "fascia di guerra". La storia ha però avuto una tale presa nell'ambiente mediatico, da essere stata costantemente ripresa, elaborata e sviluppata persino dai mass media più paludati.

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