un agente svela cosa c'è dietro gli sbarchi dalla tunisia

Immigrati, la lettera del poliziotto ad un giornale: "Ma questa è un'invasione"

"Si tratta di galeotti tunisini che non vengono qui per fare gli operai in fabbrica. Diamo loro un foglio di via, in realtà un lasciapassare che li trasforma in fantasmi nel giro di poche ore"

Redazione
Immigrati, la lettera del poliziotto ad un giornale: "Ma questa è un'invasione"

Lui si chiama Manuel Cantelli e come tanti italiani alla fine non ce l'ha fatta più. Di che? Dei continui sbarchi di immigrati, stile invasioni barbariche. Ma Manuel ha anche una caratteristica, è un poliziotto di lunga data, e dunque la situazione la vive sulla pelle. E per questo ha deciso di prendere carta e penna ed ha scritto una lettera al quotidiano romano Il Tempo, per spiegare che cosa affrontano ogni giorno gli agenti impegnati durante l'arrivo degli immigrati. E soprattutto, chi sono questi immigrati.


"Sono disperati, certo, ma in Italia ci sono purtroppo tanti Italiani disperati come e più di loro". Dalla Tunisia, continua l'agente sono arrivate 4mila persone dopo che le carceri sono state aperte con un indulto. Per lo più si tratta di "giovanotti di età compresa tra i 15 e i 30 anni, con le idee molto chiare su cosa li aspetta. E chi, come me, ha a che fare ogni giorno con loro, può testimoniare che non hanno nemmeno la gentilezza di chiedere le cose garbatamente, anzi le pretendono, e sono pronti a prenderci a male parole se per qualche motivo, per esempio, si verificano lievi ritardi nell'assegnazione dei loro beni".


Si tratta di ragazzi "determinati, organizzati", si sono creati una pagina Facebook "sulla quale condividono con foto e video le loro imprese durante le traversate".  A questi giovani "riserviamo un trattamento di tutto rispetto", dopo averli "rifocillati, vestiti, ospitati nei centri di accoglienza, dato un letto, sigarette, schede telefoniche e assistenza sanitaria, come una vera e propria agenzia di viaggi, li portiamo da Lampedusa in Sicilia - alcuni a bordo di aerei, ovviamente scortati dai colleghi altri a bordo di traghetti di linea, dove viaggiano in sale riservate, mentre noi poliziotti siamo costretti a sedere su sedie da bar sul ponte della nave, come cani da guardia".

Tempo "perso inutilmente perché appena arrivati a Porto Empedocle, scesi dalla nave" sono "liberi nel nostro Paese. Roba da non credere". Si tratta di "galeotti tunisini che di certo non vengono qui per fare gli operai in fabbrica. E noi, in Italia, che facciamo? Ci limitiamo a dar loro un foglio di via con la prescrizione di abbandonare il Paese entro 7 giorni, ma in verità non facciamo altro che fornirli di un vero e proprio lasciapassare che li trasforma in fantasmi nel giro di poche ore. Ci stiamo mettendo in una situazione che a mio avviso, molto presto, ci si ritorcerà contro in maniera irreversibile. Spero di cuore che presto si possa fare qualcosa di concreto per arginare questa invasione".

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