New York, momento di silenzio a Ground Zero

L'America ricorda l'11/9

La Fallaci, all'epoca, ci mise in guardia dall'invasione islamica (peraltro già predetta molti anni prima). La coraggiosa giornalista descrisse l'amarezza e lo stupore di fronte alle drammatiche sequenze di quella dichiarazione di guerra all'Occidente

Alfredo Lissoni
L'America ricorda l'11/9

Alle 8.46 di New York, le 14.46 in Italia, la folla riunita a Ground Zero ha commemorato con un minuto di silenzio la quasi tremila vittime degli attacchi jihadisti dell'11 settembre 2001. I candidati alla Casa Bianca Hillary Clinton e Donald Trump hanno temporaneamente fermato la loro campagna elettorale per seguire la commemorazione con la polizia e i familiari delle vittime.

Alle 8.46 dell'11 settembre 2001 il volo 11 dell'America Airlines, dirottato da cinque militanti di al-Qaeda, si schiantò contro la torre nord del World Trade Center, in downtown Manhattan, seguito a pochi minuti di distanza da un altro volo di linea dirottato, che colpì l'altra torre.


Da parte nostra, vogliamo ricordare quella tragedia cedendo la parola ad Oriana Fallaci che, in una corrispondenza per il Corriere servita poi per la stesura de La rabbia e l'orgoglio, così visse  e commentò in prima persona quei tragici momenti: "Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’obiettivo, si getta sull’obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’aereo s’è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro".


"Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’aria. Sì, sembravano nuotare nell’aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf! Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano..."


Brano tratto dal sito http://www.oriana-fallaci.com

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