LA DEREGULATION CANCELLA POSTI DI LAVORO, NON LI AUMENTA

Il carrello della spesa va regolato

Non per motivi religiosi o morali, ma per semplice rispetto dei lavoratori e delle famiglie

Andrea Lorusso
Il carrello della spesa va regolato

Foto fb Luigi di Maio

Una scatoletta di tonno è urgente tanto quanto un farmaco salva-vita? E comunque una farmacia aperta di domenica, a turno nel Comune, si trova. Quante volte rimaniamo senza tachipirina? E quante altre volte, rimaniamo senza argomentazioni valide contro il lavoro domenicale nel commercio? Infervora il dibattito, le opposizioni dicono che la nuova regolamentazione distruggerà migliaia di posti di lavoro, fanno eco le associazioni che difendono la grande distribuzione.

Che ci risulti però, sono migliaia i dettaglianti ed i piccoli empori di periferia che spariscono per l’apertura no stop dei centri commerciali. I big possono permettersi investimenti enormi e magari avvalersi di forme di lavoro cooperativo, come tutti sappiamo grondanti di diritti salariali e tutelativi compressi.

Nonostante ciò, nel disegno di legge proposto dal Ministro del Lavoro Di Maio il 25% delle attività resterà aperto nei festivi, ci sarà sempre un posto in cui fare la spesa “emergenziale”, e la palla – in pieno rispetto delle autonomie locali – sarà in mano a sindacati, commercianti e Sindaci.

Uno dei sostenitori più fervidi della liberalizzazione dell’apertura delle attività commerciali, contenuta nel c.d. “Salva Italia” voluta dal Governo Monti, è un Senatore del PD, tal Matteo Renzi: “Sulla chiusura domenicale dei negozi, che porterà al licenziamento di migliaia di ragazzi, Luigi Di Maio attacca me. Come sempre attacca solo me, chissà perché. (…) Dunque possiamo ufficialmente sostenere che Di Maio non è solo un bugiardo: è un cialtrone. E che le sue scelte produrranno licenziamenti e disoccupazione.”

Non la pensano così i lavoratori del settore, costretti a sacrificare spazi per la famiglia, tempo libero e svago, feste comandate e semplici consuetudini societarie, per non ledere il diritto allo shopping. Neanche fosse questa una interruzione di pubblico servizio.

È vergognoso imporre al settore del Commercio tali condizioni, senza tra l’altro ravvisare nel tempo una particolare sensibilità della rete distributiva. Magari preoccupata di riconoscere ingenti incentivi retributivi, oppure riposi compensativi, come nella sanità ad esempio. Insomma, non hanno nemmeno cercato di rendere accattivanti le loro posizioni esclusivamente tese al fatturato aziendale. Battere alla cassa uno shampoo richiede la reperibilità come si fosse cardiochirurghi? In questa direzione è il cuore della società, che smette di battere.

In ultima analisi, si sarebbe potuto obiettare che con le casse automatiche l'ipermercato avrebbe potuto comunque scegliere di aprire. Ma questo approccio sì che avrebbe nel tempo spianato la strada alla riduzione degli organici, e comunque non avrebbe risolto la concorrenza dei grandi contro i piccoli, né il presupposto sociale.

P.S. Eurospin, comprando una pagina a pagamento sul Corriere, si schiera a favore del riposo dei propri dipendenti. Più bassi i livelli di stress, migliore l’efficienza della catena.

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