polemiche inutili ferragostane

La retorica delle cosce. Ovvero, come ti siluro un vignettista

La satira, nervo scoperto della Sinistra. Che la tollera, plaude e l'incentiva solo quando è rivolta verso gli avversari di partito. Ma che protesta indignata quando è parte in causa...

Alfredo Lissoni
La retorica delle cosce. Ovvero, come ti siluro un vignettista

Trovate le differenze...

Nel Paese (dei cachi, per dirla come Elio) ove il direttore di un quotidiano sportivo si deve dimettere per aver dato delle "cicciottelle" a tre atlete bene in carne, non c'è da meravigliarsi se per una vignetta di Riccardo Mannelli sul Fatto Quotidiano, in cui si vede il ministro Boschi con le cosce scoperte, succeda un putiferio. Perché si sa, i problemi dell'Italia sono questi, vero? Guai ad offendere un ministro, soprattutto, anzi "solo", se è del PD. Perché di satira su tutti gli altri politici di tutti gli schieramenti, e sin dai tempi del primo Governo Berlusconi, se ne è vista per tutti i gusti, senza che nessuno protestasse. Anzi, alcuni comici vi hanno persino costruito sopra la propria fortuna tant'è che uno di essi, Antonio Cornacchione, quando mister B. fu costretto a ritirarsi a vita privata per lo scandalo Ruby, lo ringraziò pubblicamente per "tutti gli spunti che aveva dato loro nel corso degli anni".


Ma cosa ci sarà mai di così volgare, osceno, pornografico nella vignetta di Mannelli? Nulla, in realtà. Non si capisce dunque lo starnazzar della Sinistra, che ha visto in campo i soliti noti usi e adusi ad accusar di "sessismo"; per tacer della renzianissima ex assessore al Turismo di Roma, Patrizia Prestipino, che ha accostato la foto del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels a quella di Marco Travaglio, reo quest'ultimo di aver difeso il vignettista. Chissà perchè al sottoscritto - 3 anni di scuola del Fumetto a Milano ed una passione per i comics che dura da ben 46 anni - questa vicenda fa venire in mente il casino del caso Rushdie, quando l'Iran condannò lo scrittore indiano per i suoi Versetti satanici. Ma anche lo starnazzar di Chiesa e comunisti quando arrivarono in Italia i primi manga giapponesi di Go Nagai, gli UFO Robot. La Sinistra sbraitò che inneggiavano alla violenza, Famiglia Cristiana scrisse che Goldbrake (parodia in salsa cattolica di Goldrake) arrivava dal Sol Levante per conquistare (leggasi, plagiare) i nostri cervelli. In realtà, pur essendo quelli gli anni di piombo, non vi fu un solo terrorista, rosso o nero, che si mise a sparare a destra e a manca per "lesa maestà contro Mazinga".


Ma fa specie che questi pistolotti moraleggianti arrivino da quella Sinistra che in Francia appoggia la dissacrante satira di Charlie Hebdo, che altro non è che l'evoluzione naturale della comicità europea a fumetti degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Che nel nostro Paese vedeva sequestrare un giorno sì e uno no pubblicazioni come la rivista Il Male, versione nostrana del parigino Le Canard enchaîné, dove  si fecero le ossa Vincino e Mannelli e ove autori cult come Andrea Pazienza sfottevano la Chiesa, Gesù, la DC, Sandro Pertini, la Destra e la Sinistra e tutto lo sfottibile del momento (mitica la falsa notizia dell'arresto di Ugo Tognazzi, come "capo delle Brigate Rosse". Boom di vendite con la complicità del comico, che dichiarò: "Rivendico il diritto alla cazzata!"). All'epoca la censura - che suscitò le proteste di molti intellettuali - era targata DC. Oggi no. Anzi, sì. Dimenticavo che anche Renzi era della DC. È proprio vero che in questo Paese non cambia mai nulla...

La Boldrini ha caricato a testa bassa. "Uomini basta sessismo, siamo nel 2016. Rinnovatevi anche nella satira". Quel "basta sessismo" detto da un parlamentare che, quando incontra i musulmani, corre a mettersi il velo della sottomissione suona alquanto stonato. Cosa vi sia di sessista in quelle belle gambe che la diretta interessata per prima mette in mostra, non è chiaro. L'unica novità apprezzabile del Governo Renzi è stata, nello sfascio totale della sua disastrosa gestione, l'aver portato in politica delle donne che è piacevole ammirare, rispetto alle radical-chic gonna-a-fiori e zatteroni della vecchia Sinistra. Perché, se è sacrosanto che da un politico ci si aspetti che sia capace e non bello (secondo un metro di giudizio peraltro alquanto rischioso, oggi), vero è anche che ci si aspetta pure un minimo di bella presenza, in quella "società dell'immagine" voluta anche dalla Sinistra. La stessa che, abbandonate barbe lunghe e gonne a fiori, ha cominciato a sfotter le canotte leghiste e s'è messa in giacca e cravatta.


Da Massimo Bucci a Serra, da Dario Fo a Vincino (già direttore de Il Male), in tanti hanno espresso solidarietà a Mannelli. Persino un'icona del fumetto come il re dell'erotismo Milo Manara. Ma non ci sarebbe stato bisogno neanche di questo, se fossimo in un Paese in cui i politici avessero più a cuore il bene del Paese, che non le cazzate da sfruttare come passerella mediatica ferragostana...

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