Mark Zuckerberg e Facebook al centro di un'inchiesta del Congresso Usa

Il crepuscolo della Silicon Valley?

Il furto di dati di Cambrige Analitica incrina l'intangibilità del colosso mondiale dei social

Redazione
Mark Zuckerberg in audizione al Senato Usa

Foto, Ansa

Il limite è stato superato e ora i social media non sono più quel bel mondo dorato nel quale ognuno può dire e fare quel che crede, condividere la sua vita, fatta di foto, video, dichiarazioni. Forse.

A far traballare la Silicon Valley con il primo vero grande scandalo è stato il furto di dati Cambridge Analytica a seguito del quale Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, è finito sotto l'obiettivo del Governo Usa, più volte audito dal Congresso americano per discutere del furto. 

Tra le domande rivolte al 33enne Ceo del social media alcune hanno riguardato i metodi con cui Facebook limita la libertà di espressione degli utenti, perimetro fissato dall'azienda americana in base alle proprie direttive e non a perimetri normativi oppure al presunto monopolio costruito da Zuckerberg attraverso l'acquisizione di altri social media che hanno costruito una galassia intorno al social più conosciuto.

Il deputato Democratico del Maryland John Sarbanes ha chiesto in maniera diretta a Zuckerberg: "Facebook sta diventando una superstruttura per il dibattito politico che si regola da sola. Dobbiamo essere noi, cittadini americani, a regolarlo o lei, Mark Zuckerberg?".

Insomma, le innovazioni ci hanno dato un grande strumento che però ha il limite di autoregolarsi sulla base di norme ideate da una società privata.

Questa è la prima grande inchiesta pubblica che colpisce una delle stelle della Silicon Valley, mitico luogo della modernità e del progresso che oggi si scopre meno universale rispetto a come illustrato nella retorica Democrat degli ultimi 20 anni tanto da costringere Zuckemberg ad ammettere come dati privati siano stati raccolti anche su persone non più iscritte al social media. 

Con ogni probabilità comunque sul fronte della privacy poco cambierà visto che Facebook è ormai un potentissimo strumento di indirizzo dell'opinione pubblica mondiale (con i suoi 2 miliardi di utenti), una struttura sulla quale il Governo degli Stati Uniti forse vuole iniziare ad avere un controllo non lasciando in mani private il principale strumento di propaganda del Terzo Millennio.

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