La Ricostruzione come la Pasqua

Passione e sacrificio salveranno quest’Italia messa in croce dal virus e da un Governo allo sbaraglio

Stiamo attraversando un crocevia della Storia, che dividerà le nostre vite e il percorso dell’umanità in un prima e un dopo...

Sara Garino
Passione e sacrificio salveranno quest’Italia messa in croce dal virus e da un Governo allo sbaraglio

La celebrazione della Santa Pasqua mai come quest’anno reca con sé un messaggio di speranza e di rinascita. Stiamo attraversando un crocevia della Storia, che dividerà le nostre vite e il percorso dell’umanità in un prima e un dopo. Complice la Natura – esplosa intorno a noi in un florilegio di colori e vividi profumi – il doloroso calvario della malattia e della solitudine ci appare ancora più stridente rispetto al desiderio di resurrezione e ripresa. I nostri corpi, il nostro vivere sociale e quel tessuto economico-produttivo che, necessariamente, rappresenta l’indispensabile impalcato su cui costruire un progetto di vita (e di Paese) sono stati come congelati nel mezzo di un burrascoso inverno. La primavera, tuttavia, non è quella di cui parla Conte con la sua prosa retorica e vacua.

La generazione dei nostri Nonni o Padri seppe risollevare un Paese dalle macerie ancora fumanti della Seconda Guerra Mondiale, consentendo in pochi anni lo sbocciare del nostro piccolo grande miracolo economico: quello stesso che ci ha portato a detenere un patrimonio di risparmi fra i più consistenti al mondo (vera mira dei falchi crucchi che, di nuovo, vorrebbero tornare a spolparci). Non si ricostruì però edificando sulle promesse, ma sui fatti concreti. Non furono gli annunci rutilanti a far ripartire l’economia, bensì l’olio di gomito di donne e uomini vogliosi e liberi di lavorare, senza i freni di una burocrazia parassitaria e di un fisco opprimente e predatorio.

La Pasqua è la festa della Passione, dal Latino passio, ovvero sofferenza. Sofferenza intesa non come dolore fisico o spirituale (di per sé sterile e improduttivo) ma come volontà di innalzare il proprio sacrificio verso la realizzazione di un progetto più grande, che giustappunto “renda sacro” (dal Latino sacrum facere, poi sacrificium) quello che per noi è importante. Il lavoro, la famiglia, la tutela della salute, la difesa delle nostre identità e dei nostri valori, l’orgoglio di tornare grandi.

Quanti sacrifici hanno fatto gli anziani, oggi drammaticamente aggrediti dal virus, per permettere il nostro benessere? Con lo stesso coraggio si dovrà lottare, una volta sconfitto il morbo, per tenere in vita le aziende. L’eroismo e la tenacia degli Italiani sono sempre gli stessi: ciò che purtroppo è cambiato è la qualità dei decisori al Governo. Forse in questo siamo ancora un po’ immaturi, se è vero – come sosteneva Karl Popper – che la piena democrazia di una Nazione si misura dalla capacità di privare del potere i suoi governanti incapaci.

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