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Governo Genticloni

Completamente ignorata la volontà popolare. L'ex ministro piddino ci rifila una squadra già vista: 12 su 18 i ministri riconfermati. Ed una "cadrega" per gli apparentemente esclusi

Redazione
Governo Genticloni

È ufficiale, completata la squadra di Governo. L'annuncio arriva direttamente dal Premier, che ha dichiarato di aver "fatto del suo meglio per formare il nuovo governo". Una dichiarazione che sa di presa per il culo, visto che nel Governo "fotocopia" di Gentiloni su 18 ministri ne sono stati confermati 12, spostando qualche pedina sulla scacchiera, passano ad esempio un Alfano dagli Interni agli Esteri e regalando una meno vistosa - ma altrettanto comoda - a personaggi bocciati dalle urne, come Maria Elena Boschi, che non è più ministro ma... sottosegretario.


Questa sera, in diretta RAI, è andata in scena l'ultima commedia all'italiana del Partito "Democratico", nel massimo disprezzo della volontà popolare. Nemmeno in certi stati sudamericani o comunisti s'è mai assistito ad una simile, spudorata presa per i fondelli. I pezzi sulla scacchiera non sono stati cambiati, sono solamente stati spostati da una casella all'altra. Dodici le conferme rispetto al governo Renzi, dicevamo. Nel "nuovo" Governo ritroviamo Angelino Alfano che passa dal Viminale alla Farnesina, mentre il nuovo ministro dell'Interno è Marco Minniti. Solo tre i volti del tutto nuovi rispetto alla compagine di Renzi. Oltre a Minniti, diventa ministro Anna Finocchiaro, già presidente dei senatori del PD, ai Rapporti con il Parlamento, per seguire il confronto difficile sulla riforma elettorale; mentre a Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato del PD, va la responsabilità dell'Istruzione al posto di Stefania Giannini che lascia il governo.


Con quello di Alfano dall'Interno agli Esteri, sono poi tre i cambi di casella all'interno dell'esecutivo: a Claudio de Vincenti, finora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, va il nuovo ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno; Luca Lotti passa da sottosegretario alla presidenza con delega all'Editoria a ministro dello Sport. Sono 12 su 18, dicevamo, i ministri confermati nello stesso incarico: Padoan all'Economia, Orlando alla Giustizia, Pinotti alla Difesa, Calenda allo Sviluppo Economico, Delrio alle Infrastrutture, Poletti al Lavoro, Lorenzin alla Salute, Franceschini ai Beni culturali, Martina alle Politiche Agricole, Galletti all'Ambiente, Madia alla Pa, Costa alle Regioni. Se questa sceneggiata fosse un film comico, potrebbo ridere credendo che qualcuno lassù, nei palazzi del potere, ha male interpretato la vittoria del No, come un no al cambiamento. E ci ha rifilato le solite, stesse, eterne facce. Purtroppo non è così, e (almeno per ora) questa gente ce la dobbiam tenere.


Non si arrende Matteo Salvini, che ha fatto sapere che la Lega resta sull'Aventino e non parteciperà ai voti di fiducia. Mentre Beppe Grillo annuncia che entro il 24 gennaio (data dell'udienza della Consulta sull'Italicum) i cinque stelle scenderanno in piazza. Protestano anche Ala e Scelta civica, esclusi dal Governo, e fanno sapere: "Non voteremo la fiducia a un Governo che ci pare al momento intenzionato a mantenere status quo".

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