Elke Pistor spazia dalla letteratura al cinema all'arte alla leggenda

"La carica dei 111", ovvero il numero dei gatti e delle loro pazze storie

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

"La carica dei 111", ovvero il numero dei gatti e delle loro pazze storie

Il gatto Willy

Dai moltissimi libri sui gatti che vengono attualmente pubblicati, un vero e proprio florilegio felino, che evidenzia quanti appassionati aiulorofili siano attratti da questa elusiva creatura, campeggia quello della scrittrice Elke Pistor, 111 gatti e le loro pazze storie, edizioni Emos, (traduzione di Cristina Colotto). L'autrice avvalendosi di incantevoli e simpatiche foto e di una ricerca minuziosa e laboriosa, si cimenta in una acuta ed enciclopedica disanima delle leggende, delle cronache, e delle produzioni letterarie, artistiche, biografiche e storiografiche, doverosamente targate gatto, incasellandole in un allegro e dovizioso elenco alfabetico.


Dunque una vera e propria "Recherche de chat perdu" e delle sue molteplici abilità, delle sue straordinarie valenze mitiche, nonché delle sue incredibili avventure che hanno costellato ogni aspetto, disciplina, e storia umana. Infatti sua maestà il gatto è sempre stato protagonista ed interprete privilegiato delle emozioni e delle ambizioni umane, talvolta come un compagno inaspettato e prezioso, altre volte come ispiratore di creatività, e persino nel passato asurto a temuta divinità e simbolo di fortuna e prosperità. Apprendiamo così che nel 1460, alla Torre di Londra, dimorava un gatto, Acater, che salvò da morte sicura, un carcerato Sir Henry Wyatt, reo di essersi schierato ai tempi della Guerra delle due Rose, con i Tudor, destinato ad una lunga agonia, fiaccato da fame e da stenti.


Per sua meraviglia questo micio randagio, si affeziona a lui e inaspettatamente gli procura del cibo, frutto della sua attività di abile cacciatore, e gli salva la vita. Proseguendo nella lettura incontriamo Ahmedabad, gatto appartenente alla famiglia dell'ambasciatore statunitense in India, che a causa del suo nome, la cui abbreviazione indica anche un appellativo maomettano, scatenò quasi un incidente diplomatico con i musulmani del vicino Pakistan offesi per il sacrilegio involontario compiuto dai padroni del micio. Scorrendo le pagine di questo libro troviamo la descrizione di Aoshima, amena cittadina ex antico villaggio di pescatori, avita dimora di moltissimi felini che attirano centinaia di turisti, oppure ci meravigliamo nell'osservare asili costruiti a foggia di gatto, e persino bronzee sculture giganti che rappresentano gatti bleu stilizzati, nati dal talento unico della artista Carin Grudda. 


In seguito veniamo trasportati nel Cabaret parigino "Le Chat noir,, circolo privilegiato di incontri letterari e meta di filosofi, politici, artisti e letterati della fine dell'Ottocento, luogo di cultura, e di accesi e folli dibattiti. Di seguito le biografie feline, di cui le cronache mondane hanno riempito pagine su pagine, rendendo immortali i suoi protagonisti; Bob il celebre micione rosso, di cui è tratto il motto "How you seen tre street cat, who walks tre street of London?", in grado di trasformare la infelice e perduta vita del suo ramingo compagno umano, James Bowen, creando con lui un intramontabile idillio artistico ed affettivo. E poi i già famosi, Dewey  micio bibliotecario, ed Oliver il gatto premuroso che assiste  i degenti anziani. E che dire dei gatti come Felix e Birba, o Garfield celebri ed indiscusse star del mondo dei fumetti? Ma altre incredibili ed avvincenti storie vengono narrate in questo libro, come quella di Tama, gatta tartarugata giapponese, divenuta una  amatissima capostazione della città di Kishigawa, sempre pronta a ricevere i passeggeri e a farsi fotografare con loro.


Non possiamo scordarci neppure di Nora la gatta musicista capace di accompagnare al piano, gli studenti di musica della sua padrona Betsy Alexander, suonando sempre con lo stesso ritmo e tonalità; felina talentuosa, le cui soffici zampette premendo lievemente i tasti, elargiscono, secondo un critico del Times, accordi mixati alla "Philip Glass e free jazz". Ma ecco i grandi attori felini come "Orangey" a cui fu conferito il Picture Animal Top of the Year, una sorta di Oscar per animali, grazie alla sua encomiabile interpretazione del gatto rosso nel film Colazione da Tiffany e in Rhubarh nel ruolo di protagonista, o Pepper prima star del cinema muto. E ancora molte altre curiosità e aneddoti; come Kaspar il gatto di legno posto a sedere come tredicesimo commensale, o la nobile vita di Jock I, consigliere felino di Sir Wiston Churchill, o la cosmitragedia di Felicette la gatta astronauta, i gatti di scienza ispiratori di Newton e Schrodinger, la micia di Petrarca amata come la sua desiata Laura, o la dolcissima Muschi, inseparabile amica della vecchia orsa tibetana Mauschen, che per anni condivise con lei momenti di affetto e gioco allo zoo di Berlino!


Mi fermo qui, ma potrei continuare a descrivere tanti altri meravigliosi felini e soprattutto le loro stupefacenti qualità e predisposizioni: artisti, insegnanti, viaggiatori, amanti del bello o della avventura, tutti ritratti in modo originale ed accattivante da Elke Pistor. Insomma un poliedrico e vivace "livre de chevet" felino; una sorta di tavolozza in cui l'amato micio viene ritratto in un arcobaleno di pose, rappresentazioni e ruoli che ne esaltano senza alcun dubbio la sua originale e bizzarra personalità, nonché la sua indiscussa filosofia, indice di una inusitata e intelligenza, esaltandone così il privilegio ed il valore della sua cosmopolita presenza accanto agli esseri umani.

 

 

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