NORMATIVE DA RIVEDERE

Omicidio stradale, una legge che fa acqua da tutte le parti

Troppe ancora le morti sulle strade. Tra chiari e scuri, la legge sull'omicidio stradale non ha dato l'efficacia deterrente che si auspicava

Elena Salvarezza
Omicidio stradale, una legge che fa acqua da tutte le parti

"Auto pirata travolge pedone e fugge", uno dei titoli che non si vorrebbe mai leggere sulle pagine dei quotidiani, ma che di frequente riecheggia. 3.428 le stragi compiute sulle strade. L'80% causate dall'uso dello smartphone alla guida; è chiaro che la prevenzione si rende quanto mai necessaria.


Pur senza soffermarci eccessivamente sul testo, è tuttavia rilevante segnalare che la legge sull'omicidio stradale, entrata in vigore in Italia il 25 marzo 2016, ha introdotto l'aggravante della pena per lesioni personali e colpose, con la configurazione di nuovi reati causati da una guida in stato di grave alterazione da stupefacenti, da una guida in stato di ebrezza (con un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro) o ancora da gravi infrazioni del Codice della strada. Nella fattispecie la normativa prevede un aggravamento della pena per lesioni gravi (inabilità superiore ai 40 giorni), e per danni gravissimi (malattie insanabili, sfregio del viso, perdita di un senso, morte), con la facoltà di procedere all'arresto. Severe le condanne se manca o non è stata rinnovata la patente o se l'ingiuria raggiunge più di una persona, con l'aumento massimo della pena se è subentrata la fuga.

 Gli incidenti stradali, oltre al trauma psicologico, costano in tragedie miliardi di euro alla collettività.
Ma la legge va conosciuta, condivisa. Occorre che il comportamento illecito non convenga e che il cittadino sappia come comportarsi alla guida del proprio veicolo. Per sensibilizzare la cittadinanza, è importante quindi investire in strumenti di assistenza per la guida e in una adeguata informazione, inserendo l'educazione stradale fin anche nelle scuole.

L'investimento con successiva morte di un pedone, non sempre è considerato omicidio stradale e non tutti i casi hanno l'aggravamento della pena. La legge considera un omicidio stradale se si investe mentre si sta effettuando un sorpasso, se si passa con il semaforo rosso, se si sta viaggiando almeno al doppio della velocità consentita, se si inversione di marcia, ancora se il conducente è in stato di ebrezza o se alla guida dopo aver ingerito sostanze psicotiche. Per l'applicazione va accertato che lo stato di alterazione ha causato l'evento specificato. Un disegno di legge che, al contrario di quanto si possa pensare, non coinvolge però tutti gli utenti stradali. La "mancanza" dell' inserimento dei pedoni e dei ciclisti drogati o ubriachi, rappresenta una delle falle nella norma, così come l'obbligo di sottoporre il conducente ad accertamenti medici accordati dai giudici (detta legge del DNA), incompatibile chiaramente con la necessità di ottenere in tempi rapidi l'accertamento dello stato del soggetto coinvolto. Una linea di demarcazione non sempre agevole da individuare.

Chiaramente per mezzo di un etilometro, se la polizia lo possiede o se c'è un ospedale vicino, è possibile accertare se il conducente era alla guida in stato di alterazione psico-fisica. Molteplici sono le condizioni a sfavore, perché il conducente potrebbe rifiutarsi di sottoporsi al controllo oppure, in mancanza di un etilometro, potrebbero passare delle ore e lo stato di ebrezza svanire. Fondamentale, in questi casi, è la prevenzione. Talvolta, ci sono casi che non sono registrati come reati perché non è stato possibile accettare l'assunzione di determinate sostanze alcoliche o psicoattive.
Da legge a "maglia" troppo grande dalla quale passano tonni, il cammino è breve.

Una legge di chiari e scuri che ha destato non poche critiche. Basti pensare che questa norma è calata sul contesto urbano e non sui percorsi autostradali (eccetto per la guida in stato di ebbrezza o stupefacenti e per le regole già esistenti e in vigore). Difatti, ad esempio, non scatta l'omicidio stradale per chi fa inversione di marcia in strade extraurbane. Al di là di ogni situazione critica evidente, contiene anche note positive come l'introduzione di regole per aumentare la deterrenza della pena, non solo a conducenti, ma anche pedoni e costruttori di infrastrutture; la perseguibilità d'ufficio e la regolamentazione dei ciclomotori. Se non altro, con la norma, è aumentata la prescrizione penale ancor più di quella civile ed ha aiutato certamente a incutere timore e attenzione alla guida.

Nella commisurazione della sanzione, non vi sono problemi di tollerabilità, ma al contrario di accertamento dello stato di ebrezza del conducente. La presenza nei locali dell'etilometro è fondamentale per una sanzione certa e l'obbligatorietà della scatola nera potrebbe essere un escamotage infallibile. Vero è che se l'utente si presenta alla polizia dopo un lasso di tempo, ad esempio dopo essere scappato colto dalla paura, non è possibile accertare il caso particolare dello stato di ebrezza e subire quindi l'aggravamento della pena. Ma l'aumento della pena a seguito della fuga del conducente e del non aver prestato soccorso, quindi, come verranno documentate? Sono tanti i quesiti ai quali non abbiamo trovato risposta. La Regola comportamentale da seguire, per una guida sicura e responsabile, è senza dubbio quella di fermarsi e attendere l'arrivo delle autorità competenti. La consapevolezza deve partire dal basso, per salvare la nostra vita e quella degli altri.

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