Terroristi in casa nostra

Tre anni e mezzo di carcere per Noussair Louati, primo "foreign fighter" italiano

"Si alzerà la bandiera di Allah sulla torre di Pisa" aveva scritto su Facebook. Faceva parte di un'associazione di jihadisti che era attiva a Ravenna

Redazione
Tre anni e mezzo di carcere per Noussair Louati, primo "foreign fighter" italiano

Noussair Louati. Foto ANSA

Era stato il primo "foreign fighter" fermato in Italia dopo l'entrata in vigore della specifica legge: Noussair Louati, 28enne tunisino bloccato dalla Digos ravennate il 22 aprile 2015 nella città romagnola, è stato condannato mercoledì con rito abbreviato a tre anni e mezzo di carcere dal Gip di Bologna (la Dda aveva chiesto tre anni e dieci mesi). Louati, in videoconferenza dal carcere di Torino dove si trova, ha ammesso quanto attribuitogli nelle indagini della polizia spiegando in sostanza di avere subito, complice l'uso di droga, il "lavaggio del cervello" da quelle stesse persone che lo avevano contattato per partire per la "guerra santa" ma si è detto pentito, garantendo di avere tagliato tutti i ponti con i jihadisti già una ventina di giorni prima del fermo. Motivo questo per il quale il suo avvocato - il ravennate Francesco Furnari - ne aveva chiesto invano l'assoluzione.

Nei primi giorni di gennaio era stato espulso dall'Italia Marouan Matholouthi, 26enne di origine tunisina residente a Ravenna con la famiglia da quando aveva due anni e considerato una "minaccia per la sicurezza dello Stato". Tra le motivazioni della sua espulsione c'era stata anche l'amicizia, sia tramite i social network che di persona, proprio con Noussair Louati, il 29enne condannato che era stato bloccato dalla Digos nell'aprile 2015 in zona Darsena in esecuzione del primo fermo mai eseguito in Italia sulla base della nuova legge antiterrorismo che punisce l'arruolamento all'estero. Secondo le indagini della polizia ravennate coordinate dalla Dda di Bologna, fino a quel momento Louati aveva provato in tutti i modi di arrivare in Turchia per poi passare in Siria.

Louati non è il solo che da Ravenna avrebbe voluto raggiungere i campi di battaglia per combattere sotto le bandiere nere dell'Isis: il giovane - secondo quando riportato a suo tempo nel provvedimento di convalida del fermo da parte del Gip Rossella Materia - faceva parte della "medesima associazione di militanti jihadisti" attiva a Ravenna e alla quale erano affiliati almeno altri cinque tunisini partiti per la Siria: quattro di loro sarebbero già morti in combattimento o nei campi di addestramento. Tra questi c'erano Mohamed El Anssi, Mohamed Hamrouni e Neji Ben Amara, della cui adesione all'Isis si era saputo dopo la morte. Dell'adesione di Louati all'Isis molto si era invece saputo grazie ai messaggi Facebook intercettati dagli inquirenti. "Chiedo di andare nello Stato dell'Isis", aveva scritto il tunisino, e ancora: "Se Dio vuole conquistiamo Roma"; e poi: "Si alzerà la bandiera di Allah sulla torre di Pisa".

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