Probabile ballottaggio il 26 e 27 gennaio

Presidenziali in Repubblica Ceca: "No agli immigrati", Zeman verso la riconferma

Nella corsa al Castello di Praga è favorito il presidente uscente, che ha definito la crisi migratoria "una invasione organizzata per distruggere l'Europa"

Redazione
Presidenziali in Repubblica Ceca: "No agli immigrati", Zeman verso la riconferma

Milos Zeman, presidente della Repubblica Ceca

Le elezioni presidenziali, in programma venerdì e sabato in Repubblica ceca, hanno tutta l'aria di un plebiscito a favore o contro l'attuale capo dello stato, Milos Zeman, che nonostante l'età, 73 anni, e una salute malferma, vuole restare al Castello di Praga per i prossimi cinque anni. Un voto nel quale l'elettorato ceco è inoltre chiamato a decidere sull'accordo fra Zeman e il premier Andrej Babis, capo del movimento populista dei cittadini scontenti e vincitore delle scorse elezioni politiche, il cui governo non è ancora riuscito a ricevere la fiducia della Camera, ma sempre fermamente sostenuto dal presidente in carica.

L'impressione è che il destino dell'uno sia strettamente legato a quello dell'altro. Opposto ad altri otto candidati, Zeman - che non perde occasione per criticare Bruxelles, noto per la sua intransigenza anti immigrati e anti Islam - è considerato il grande favorito. I sondaggi anche nei giorni scorsi gli attribuivano una quota di consensi del 42,5%, la più elevata fra tutti gli aspiranti. Se Zeman non dovesse riuscire nell'impresa della rielezione al primo turno, per la quale gli occorrerebbe più della metà dei voti validi, non saranno da escludere sorprese nel successivo ballottaggio, che si svolgerebbe il 26 e 27 gennaio.

L'unico avversario che sembra in grado di raggiungere il testa a testa finale con Zeman è Jiri Drahos, 68 anni, uno scienziato, professore universitario, ex presidente della Accademia delle Scienze della Repubblica ceca, al quale gli ultimi sondaggi attribuiscono il 28% dei consensi. Zeman ha definito la crisi migratoria "una invasione organizzata per distruggere l'Europa, di persone che non possono integrarsi". Negli ultimi tempi si è schierato a favore del premier Babis al quale ha affidato l'incarico di formare un governo di minoranza e promettendogli già un nuovo incarico, se questo suo primo tentativo dovesse fallire.

Gli altri candidati in lizza per le presidenziali sono Michal Horacek, uomo d'affari e paroliere, autore di canzoni di successo; Mirek Topolanek, ex premier civico democratico; Pavel Fischer, ex diplomatico, già ambasciatore ceco a Parigi; Marek Hilser, medico e attivista, 41 anni; Vratislav Kulhanek, amministratore delegato della Skoda Auto; Jiri Hynek, presidente dell'Associazione ceca delle industrie del settore difesa e sicurezza; Petr Hannig, compositore, cantante e politico. Nessuno di essi, ad eccezione del già citato Drahos, sembra avere chance di contendere la rielezione presidenziale a Zeman.

Pochi giorni fa, durante una cerimonia al Castello per il 100esimo anniversario della indipendenza nazionale, Zeman ha preso la parola, dando la sua interpretazione fra gli applausi degli ultimi cinquant'anni di storia ceca. Da un lato, liquidando il mito di Alexander Dubcek, il protagonista della Primavera di Praga, che ha definito "un fifone, che all'arrivo dei sovietici se la fece addosso come quasi tutti i dirigenti del tempo"; poi minimizzando la Rivoluzione di velluto del 1989 e l'importanza dei dissidenti, fra i quali in primo luogo il suo predecessore alla presidenza, Vaclav Havel, affermando: "Macché Charta 77".

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