utilizzare i migranti mantenuto dallo stato

La Soprintendenza: "A Pompei? Mettiamoci i clandestini"

La proposta è seria: coinvolgere (gratis) i profughi nella cura dell'area archeologica più famosa al mondo. Va bene che lo Stato ha tagliato i finanziamenti, ma è proprio il caso?

Redazione
La Soprintendenza: "A Pompei? Mettiamoci i clandestini"

Foto ANSA

Da oggi anche i clandestini musulmani potranno invocare l'Osanna. Non quello "nell'alto dei cieli", ma Massimo Osanna, direttore generale della soprintendenza di Pompei, che se ne è uscito dicendo che "in Italia arrivano centinaia di profughi laureati e con specifiche professionalità, perché non impiegarli nei beni culturali?". Non ce ne voglia il direttore, ma evidentemente i crolli di Pompei dell'anno scorso, dovuti alla gran pioggia ma anche all'incuria dello Stato, non sono stati un monito sufficiente, se ancora non si capisce che un simile patrimonio archeologico merita grandi professionalità, altro che clandestini. Se poi i soldi non arrivano perchè per Renzi la cultura è un optional, meglio sarebbe puntare allora a sponsor privati che cercar di cavar sangue dalle rape, sperando di avere manovalanza a costo zero. Dove siano poi tutti questi gran laureati d'esperienza maturata sul campo ci piacerebbe saperlo, anche perchè l'80% per beni artistico-archeologici mediterranei sono a casa nostra i beni. 


Ma Osanna lancia la proposta ed è pronto ad attuarla per primo, nell'area archeologica più celebre al mondo. "I profughi già percepiscono dall'Italia una retta giornaliera per il loro mantenimento, senza essere tuttavia impiegati in alcuna attività lavorativa. La retta dunque potrebbe essere tranquillamente convertita in pagamento per prestazione d'opera al servizio della cultura", ha dichiarato al Mattino. Ed i laureati italiani? E poi, quali mansioni avrebbero i clandestini, a Pompei? "In via generale giardinieri oppure con compiti come la ripulitura dalle cartacce dell'area archeologica", dice. E per quel compito ci sembra che la laurea non serva particolarmente. E di giardinieri e spazzini italiani ne possiamo trovare a volontà. Ma, dice Osanna, "potrebbero esserci anche incarichi di maggior livello per coloro che dispongono di professionalità specifiche. Di certo tra i profughi che arrivano in Italia ci sono architetti o ingegneri, e magari anche archeologi". Cosa non si fa, in tempo di crisi e di risparmio. Speriamo solo che da Roma non vengano assunti simpatizzanti dell'Isis, perché quelli, con i monumenti antichi, hanno un rapporto molto particolare...

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