regole e accessi

Niente favoritismi per Di Maio, da Israele non si passa

Il grillino si infuria perché viene negato l'ingresso in Israele alla delegazione M5S

Redazione
Niente favoritismi per Di Maio, da Israele non si passa

Foto ANSA

Di Maio esagera con le parole, e Israele risponde a tono. Le regole sono "regole", sembra essere il succo della risposta al grillino che, solo domenica aveva commentato con toni aspri la negazione all'ingresso della delegazione grillina in Israele: "Abbiamo appreso dalla nostra ambasciata che il governo israeliano impedisce alla nostra delegazione di andare nella Striscia di Gaza. Questo è un cattivo segnale per la pace". 

Secondo lo stesso Di Maio il segnale è cattivo "non tanto" per la negazione in sé, ma "soprattutto per quello che è l'approccio dell'esecutivo israeliano rispetto alla situazione nella Striscia di Gaza e della pace nella Regione". La risposta dell'Ambasciata Israeliana a Roma arriva puntuale e a tono, ricordando al grillino che è solo una questione legata alla sicurezza. O meglio, essendo che la Striscia di Gaza è controllata dall'organizzazione terroristica di Hamas che è un'entità ostile ad Israele, l'ingresso da Israele a Gaza e viceversa deve coinvolgere permessi specifici e speciali che sono soggetti a considerazioni di sicurezza. E questo, vale per tutti, non ci sono favoritismi nemmeno per i seguaci del comico genovese.

Al terzo giorno di visita, dalla città palestinese di Hebron, Luigi Di Maio ribadisce la linea politica del suo movimento: "Se il Movimento 5 Stelle arriverà al governo riconoscerà lo Stato di Palestina". Riconoscimento che, dalle parole del capogruppo in commissione affari esteri alla Camera Manlio Di Stefano, che accompagna Di Maio nella missione insieme alla senatrice Ornella Bertorotta, si deve basare sui confini del '67 e deve comportare anche il ritiro dal Golan. Di Maio definisce "assurdo" che nel Parlamento italiano le forze politiche l'anno scorso abbiano votato due mozioni: una per il riconoscimento "tout court" che era quello del M5S e l'altra con lo stesso indirizzo, ma a determinate condizioni". Insomma, una posizione chiara e una ambigua. Una cosa è certa per il M5S, lo Stato di Palestina va riconosciuto: "Lo ha fatto il Vaticano", afferma Di Maio, "ora tocca all'Italia".

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