alla faccia della differenziata

Da Roma alla Sicilia, città sommerse dai rifiuti. Perché?

Continuano le proteste nell’Igiene Urbana per il rinnovo del contratto. E nella Capitale si scopre che...

Andrea Lorusso
Rifiuti, perché le citta sono sporche?

Foto ANSA

Il 10 luglio scorso a Roma Utilitalia ha siglato l’accordo con le federazioni sindacali per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dell’igiene urbana. Questo, ha scongiurato l’ennesimo sciopero nazionale di settore, indetto per il 13 e 14 luglio. Ma vale soltanto per i 50.000 addetti delle Municipalizzate; infatti Fise-Assoambiente (parte datoriale del settore privato) non ha ancora riaperto il tavolo delle trattive, spaccando in due l’Italia ed il relativo servizio di spazzamento urbano.Tutto nasce da una iniziale chiusura al dialogo nella concertazione. Obiettivo degli imprenditori, nel nuovo contratto atteso da 30 mesi, è la cancellazione della clausola sociale.

In sostanza chiedono l’applicazione del Jobs Act ed il relativo depotenziamento delle tutele sul posto di lavoro. Infatti la cosiddetta clausola sociale altro non è che una estensione dell’Articolo 18, ovvero l’obbligo per gli appaltatori di mantenere le posizioni lavorative previste da capitolato in presenza di un cambio gestione. Venendo meno lo Statuto dei lavoratori, viene meno anche l’estensione di tali diritti.

E per chi è stato assunto ante Jobs Act? Il ragionamento non cambia, infatti in tal caso è vero che gli addetti manterrebbero l’Articolo 18, ma verso le aziende che li ha assunti, non verso chi subentra. Una vittoria di Pirro, perché si verrebbe comunque licenziati, causa fine attività. Un metodo elegante ed ingegnoso per aggirare  in toto la funzione sociale del lavoro, garantito da quella stessa Costituzione che ad Ottobre sarà vagliata dai cittadini per una “revisione”.

Per il momento quindi i dipendenti pubblici si sono salvati dalla nuova mannaia, incerto è ancora il destino dei privati. Però di sicuro, nel giro di qualche anno, l’obiettivo di precarizzazione varrà erga omnes. In fondo, i sindacati avrebbero dovuto scioperare durante la discussione della legge, o prima dei decreti attuativi. A latte versato, grosse responsabilità le hanno anche loro.

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