renzi messo a nudo

Referendum costituzionale, il colpo di stato del Premier

E con 12 voti si elegge il Presidente della Repubblica

Redazione
Referendum costituzionale, il colpo di stato del Premier

Foto ANSA

Riguardo al Referendum confermativo della riforma costituzionale, al centro del dibattito politico, solo il 20% degli elettori dice di aver capito esattamente di cosa si parla. La panzana che ci rifilano è che che se voti contro la riforma sei vecchio, conservatore, gufo, professorone e favorevole alla “casta”. Sì, perché questa riforma elimina lo stipendio ai Senatori ridotti a cento, cancella il Cnel e asfalta finalmente le odiose Regioni. Solo che… non si toccano gli emolumenti di tutti gli altri (deputati ed esecutivo), si conferiscono poteri abnormi al Premier, il Parlamento risulterà sottomesso alle iniziative del Governo, per effetto congiunto con la legge elettorale la Corte costituzionale e il Presidente della Repubblica cadranno nella sfera di influenza del Presidente del Consiglio, si distrugge ogni forma di autonomia e, perfino di decentramento, ma questi, per la demagogia renziana, sono dettagli insignificanti. Forse addirittura dei meriti.

Sono, a questo proposito, estremamente attuali le parole del giurista Giuseppe Dossetti: “La mia preoccupazione è che si addivenga a un referendum, abilmente manipolato, con più proposte congiunte, alcune accettabili, altre del tutto inaccettabili, e che la gente totalmente impreparata e per giunta ingannata dai media non possa distinguere e finisca per dare un voto favorevole complessivo sull’onda del consenso indiscriminato a un grande seduttore, il che trasformerebbe un mezzo di democrazia in un mezzo emotivo e irresponsabile di plebiscito”.

Un accenno particolare per l’elezione del Presidente della Repubblica. Lo faranno deputati e senatori, come ora, ma con una differenza importante. Oggi il Presidente è eletto con una maggioranza di due terzi dell’assemblea nei primi tre scrutini, con la maggioranza assoluta dal quarto in poi. In futuro, se la riforma sarà approvata nel referendum, non sarà più così. Nei primi tre scrutini resta valida la maggioranza di due terzi dell’assemblea, dal quarto in poi si passa ai tre quinti dell’assemblea, ma la vera novità della riforma scatta a partire dal settimo scrutinio: da questo momento in poi basterà la maggioranza assoluta non più dell’assemblea, bensì dei votanti. In altri termini, se al settimo scrutinio dovessero votare solo 20 fra deputati e senatori, a eleggere il Presidente basteranno 12 voti.

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