"Risorse" infette

Poliziotto si becca la TBC dai clandestini e viene lasciato solo dalle istituzioni

Agente di Ferrara che lavora tra gli immigrati contagiato dalla tubercolosi, denuncia che nessuno l'ha aiutato: è in attesa di una risposta dal ministero

Redazione
Poliziotto si becca la TBC dai clandestini e viene lasciato solo

Agenti di Polizia a contatto con alcuni clandestini. Foto ANSA

Ti prendi la tubercolosi perché per lavoro sei costretto a stare a contatto con immigrati clandestini infetti? Cavoli tuoi! Questa, in sostanza, la storia di un poliziotto di Ferrara, che si è sfogato dalle colonne del quotidiano Il Giorno: "Imbarazzi e silenzi, a lavoro è così" racconta, spiegando come sia venuto a conoscenza di essere stato contagiato. "Ho scoperto la malattia con un telex del ministero. Diceva che in un gruppo di immigrati, sbarcati sulle nostre coste e poi arrivati al nord, c'era un caso di tubercolosi ormai contagiosa. Quella persona era passata anche da noi. Si è messa in moto la macchina sanitaria interna. Ci hanno fatto il test di Mantoux - dice al quotidiano l'agente -, sì quello sul braccio, per verificare chi fosse già positivo. Sono risultato negativo. Quindi si è accertato che non ero mai venuto a contatto con il batterio. A distanza di 15-20 giorni abbiamo ripetuto l'esame. Ero diventato positivo. Contagiato. Sono stato preso alla sprovvista. Il giorno dopo sono andato all'ospedale, reparto malattie infettive. Il primario ha deciso di sottopormi a chemioprofilassi. Una cura di sei mesi. In sostanza, queste medicine dimezzano la possibilità che il contagio diventi malattia".

Incubo finito? Nemmeno per scherzo: "Mi dovrò ascoltare. Ogni volta che c'è qualcosa... il pensiero può venire. È capitato. Una notte mi sveglio, sangue dalla bocca, una tazzina, come dicono i medici. Vado al pronto soccorso, spiego il mio problema, mostro le carte. Mi fanno tutti i controlli, il dubbio c'era, va a finire che questo si è preso la tubercolosi e si è bucato i polmoni hanno pensato...". Insomma, non un cenno di solidarietà da parte delle istituzioni, non un interessamento alle sue condizioni di salute. E l'immigrato infetto, che fine avrà fatto? "Penso sia un povero cristo - conclude il poliziotto -. Andava aiutato prima. Nessuno ha mai accertato che fine abbia fatto e dove sia. Chiedo il riconoscimento che qualcosa può non funzionare per mille motivi. Non è stato un dolo, ma qualcuno ha una colpa per quel che è successo. Vorrei fosse riconosciuto questo, che c'è stato un problema. Nessun desiderio di vendetta". L'agente nel frattempo ha fatto richiesta di equo indennizzo, ma finora dal ministero ancora nessuna risposta.

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