Intervista al presidente emerito dell'Unione armeni d'Italia

Sivazliyan: "Un gruppo di eurodeputati si vende alla Turchia per quattro soldi"

"Sono i beceri interessi di quattro soldi o una vacanza gratis sulle coste turche a determinare, purtroppo, la politica di un gruppo di eurodeputati di numerosi Paesi"

Marco Dozio
Sivazliyan: "Un gruppo di eurodeputati si vende alla Turchia per quattro soldi"

La posizione accomodante, morbida, dell’Unione Europea nei confronti dell’alleato turco. Le indagini su una presunta corruzione che riguarderebbe un noto uomo politico lombardo, secondo l’accusa “condizionato” dagli interessi dell’Azerbaigian. I persistenti tabù attorno alla questione del genocidio armeno. Ne abbiamo parlato con Baykar Sivazliyan, armeno nato a Istanbul nel 1953, presidente emerito dell’Unione armeni d’Italia, storico, scrittore, turcologo, docente di lingua e letteratura armena all’Università degli Studi di Milano.

La Procura di Milano sta indagando su una vicenda che riguarda l'ex deputato Udc Luca Volontè, il quale secondo l'accusa avrebbe ricevuto oltre 2 milioni di euro dal governo dell'Azerbaigian per condizionare nel 2013 il voto del Consiglio d'Europa su un rapporto riguardante 85 prigionieri politici in Azerbaigian. Al di là della vicenda specifica e di quale sarà l'esito processuale, ritiene che l'Europa abbia davvero a cuore il rispetto dei diritti umani nel Paese azero? O l'interesse petrolifero ed energetico alla fine prevale su tutto?
Ho saputo di questa indagine della Procura di Milano attraverso i mass media, non conosco i particolari. Conosco bene, invece, la politica azerbaigiana circa i tentativi di corruzione agli alti gradi dei politici occidentali, con l’obiettivo di coprire i comportamenti antidemocratici e liberticidi del proprio Paese. In Armenia la chiamano genericamente "diplomazia del Caviale". Nel senso che queste "sensibilizzazioni" sono iniziate una decina di anni fa nei confronti di politici e alti funzionari dei Paesi soprattutto occidentali, attraverso grandi quantità di caviale elargite come dono pregiato. I buongustai sanno che il Mar Caspio è una zona dove viene ottimamente prodotta questa prelibatezza. Succedeva che alcune persone andavano anche più volte l'anno a passare le vacanze, naturalmente gratis, a Baku e dintorni. È quasi naturale che dopo un po' appaia quantomeno plausibile il passaggio dal caviale e dall'ospitalità gratuita ai milioni di euro. L'Europa Unita, al suo esordio, ha iniziato con meravigliosi propositi di crescita sociale e morale, come entità soprattutto politica. Ma negli ultimi due decenni, quando ha iniziato ad avere dubbi sulle proprie radici e l'appartenenza d'identità, ha intrapreso una caduta inesorabile. Questo comportamento a lungo andare potrebbe nuocere anche agli interessi concreti dei Paesi occidentali in senso generale. Tanto per citare un caso: come possiamo fidarci ad acquistare il nostro gas o petrolio da un Paese che è lontano più di 4000 mila km dalle nostre frontiere, con tubi (pipeline) che attraverso territori estremamente difficili prima di arrivare a casa nostra? Negli ultimi mesi alcune linee che attraversano un pezzo di territorio turco, contiguo alle zone curde, sono state interrotte più volte per sabotaggi o per operazioni militari nelle stesse zone. Che garanzia reale possiamo avere circa la continuità delle forniture? Gli interessi di pochi che, tacendo, intascano il caviale possono gravemente nuocere ai più.

I rapporti tra Armenia e Azerbaigian restano molto tesi per la questione del Nagorno-Karabakh. Qual è la situazione attuale, anche in seguito al recente vertice di Vienna tra i leader dei due Paesi? Chi governa effettivamente la regione? Baku accusa Yerevan e i separatisti di aver innescato recentemente un'escalation militare. 
Il Nagorno Karabakh è una delle numerose antiche regioni storicamente armene, occupate per lunghi periodi da parte di altri, senza avere il diritto. Questa regione è stata regalata a Bakù, all'Azerbaigian appena nato, il 5 luglio 1921 da parte delle autorità bolsceviche, come due province dell'Armenia di Kars e Ardahan sono stati regalati alla Turchia. Nel corso della storia non era mai esistito uno stato chiamato "Azerbaigian". Comparve per la prima volta sulla carta politica come nazione indipendente nel maggio del 1918. A Unione Sovietica ancora in piedi gli abitanti del Nagorno Karabakh espressero il loro desiderio di staccarsi dalla Repubblica dell'Azerbaigian e di ritornare sotto l'amministrazione armena. Dopo una violenta reazione di Baku ci fu una terribile guerra con decine di migliaia di morti e circa un milione di profughi. La guerra finì nel 1994 con una sconfitta cocente dell'Azerbaigian che chiese il cessate il fuoco con i buoni uffici della Russia. Questo status quo fu più volte violato dall'Azerbaigian, sempre con sconfitte più o meno pesanti inflitte da parte armena. Nei primi giorni (1-4) dell'aprile del 2016, l'Azerbaigian armato fino ai denti da Israele e dalla Turchia ha sferrato un pesante attacco verso le frontiere del Nagorno Karabakh, lasciando anche questa volta sul terreno decine di carri armati, tre elicotteri, decine di droni acquistati dallo stato di Israele a un milione di dollari ciascuno e centinaia di soldati, addestrati per la maggior parte in Turchia e diretti da consiglieri militari turchi. Avendo forse definitivamente capito che la soluzione del conflitto del Nagorno Karabakh non può avvenire attraverso le armi, come nel 1994 anche questa volta l'Azerbaigian ha pregato le autorità della Federazione Russa di intercedere per un cessate il fuoco. Fra il mese di maggio e giugno i due presidenti si sono incontrati sia a San Pietroburgo che a Vienna. Sicuramente il dialogo è un’ottima soluzione, ma penso che non si arriverà a un accordo in tempi brevi né che la pace possa tornare da subito in quelle martoriate terre. Un’escalation della guerra potrà sicuramente danneggiare gravemente entrambe le parti. Spero che l'Azerbaigian questa volta faccia bene i propri conti prima di passare a una nuova fase del conflitto. Vorrei però anche precisare che i padroni di casa non sono mai separatisti: gli armeni nel Nagorno Karabakh sono padroni di casa da 4 millenni.

Capitolo genocidio. Le parole del Papa durante la visita in Armenia hanno scatenato la dura reazione della Turchia, che ha accusato Papa Bergoglio di "parlare come un crociato". Sbaglio o le reazioni della comunità internazionale a questo attacco sono state piuttosto tiepide?
Francesco è un uomo coraggioso e ama chiamare le cose con il proprio nome, anche in casa propria. Gli affaristi nascosti del Vaticano si chiamano ladri, i preti senza moralità pedofili e cosi via. Una parte della "comunità internazionale", che secondo me ha perso l'orgoglio della propria appartenenza, vive sotto l'incubo di una Turchia che vende bene la sua merce scadente. Sono purtroppo i beceri interessi di quattro soldi o come abbiamo detto poco fa una vacanza gratis sulle coste turche a determinare la politica di un gruppo di eurodeputati di numerosi Paesi. I risultati si vedono anche nella nostra quotidianità, senza andare fino alla pesante situazione del riconoscimento del Genocidio Armeno. 

Com’è possibile che l'Unione Europea abbia liquidato come "questioni che riguardano i rapporti bilaterali tra i due Paesi" lo scontro tra Germina e Turchia sul recente riconoscimento del genocidio armeno da parte del Bundestag? Perché le istituzioni europee non hanno preso una posizione chiara? L'Ue ha la necessità di non disturbare il partner Erdogan?
L’Unione Europea sta attraversando una grave crisi esistenziale. La Germania ha riconosciuto il Genocidio Armeno, soprattutto dichiarando anche la propria complicità nel crimine. Tutti noi armeni le siamo grati. Tutti noi armeni però ci chiediamo perché la Germania abbia aspettato 101 anni per riconoscere ufficialmente quello che tutti gli alfabetizzati tedeschi sapevano da un secolo. Lo scandalo maggiore, e perché no anche la soddisfazione di noi tutti, persone di buona volontà, è che il provvedimento porta la firma di un deputato di origine turca. L'Europa purtroppo non ha una politica estera compatta. Lo spavento generato dai profughi siriani ha scombussolato gli equilibri. Bastava non generare quel disastro, così come quello iracheno, afgano, libico ecc. Agli europei bisogna insegnare fin dalla scuola materna il gioco degli scacchi: quando si muove una pedina bisogna pensare anche alle altre mosse, altrimenti...Comunque anche davanti a questo disastro, sarebbe bastato varare delle leggi rapide e chiare. E soprattutto organizzarsi. Non per vantarsi, ma la piccola Armenia con i suoi 3 milioni di abitanti ospita 17mila siriani. In Armenia non ci sono campi di raccolta e tutti i "profughi" hanno una casa, un lavoro e una scuola per i bambini. Tutto ciò non si chiama miracolo, ma buon senso.

Quali sono i rapporti oggi tra Armenia e Turchia?
I due Paesi non hanno relazioni diplomatiche, né passaggio di frontiere, deliberatamente chiuse dalla parte turca. Alcuni anni fa c’è stato un tentativo di riallacciare le relazioni, ma la parte turca immediatamente ha posto delle precondizioni inaccettabili per l'Armenia. Gli armeni della Repubblica d'Armenia sono più fiduciosi. Quelli della Diaspora, avendo appreso anche il comportamento del realpolitik degli occidentali, non sono affatto ottimisti. 

Quali sono le condizioni in cui vive oggi la minoranza armena in Turchia?
Oggi in Turchia ci sono circa 60mila armeni con la cittadinanza turca. La stragrande maggioranza sono i nipoti dei sopravvissuti al Genocidio. Sono amministrati e diretti da un Patriarcato della Chiesa Armena Apostolica, costantemente sotto il monitoraggio pesante del governo di Ankara. Ci sono una ventina di scuole armene, 30 chiese, un ospedale armeno, due quotidiani, un settimanale, Agos, che circa due anni fa ha perso il proprio direttore per un assassinio organizzato da una parte dello Stato, perché si era permesso di parlare del Genocidio. La minoranza armena in Turchia vive apparentemente in modo pacifico, all'interno di un binario rigidamente disegnato dallo stato turco. Chi esce da quel binario fa la fine di Hrant Dink, così si chiamava il direttore del giornale Agos.  

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