non solo giubileo

Iran, Arabia e terroristi: se le suonano anche fra loro?

Teheran chiede ai sauditi maggiore sicurezza per i pellegrini; il sospetto è che il vero pericolo possano essere quegli stessi fondamentalisti che un tempo appoggiavano. Lo pensano ma non lo dicono...

Redazione
Iran, Arabia e terrorismo: se le suonano anche fra loro?

Foto ANSA

L'Iran e l'Arabia Saudita stanno litigando per la gestione dei pellegrini alla Mecca. L'oggetto del contendere è l'organizzazione del trasporto dei fedeli iraniani alla Mecca. L'hajj annuale si terrà a settembre e i colloqui tra le due delgazioni hanno portato ad un nulla di fatto. "I sauditi volevano che i pellegrini iraniani andassero in un altro Paese per ottenere il visto", ha dichiarato il portavoce iraniano Ali Jannati. L'Iran proponeva che il visto per l'Arabia Saudita fosse concesso dall'ambasciata svizzera di Teheran, che cura gli interessi sauditi in Iran. L'anno scorso, durante l'hajj, la ressa non governata uccise più di 2mila pellegrini stranieri, tra cui 464 iraniani.

Ma quello che non viene detto è che l'Iran teme attentati terroristici, dell'Isis o dei talebani. È di queste ore la notizia che, nel corso di un'operazione antiterrorismo a Bari che l'altro giorno ha portato all'arresto di alcuni afghani, gli inquirenti hanno trovato, nei cellulari dei sospettati, messaggi che inneggiavano a bin Laden e ai talebani e foto non soltanto di obiettivi occidentali ma anche immagini che accostavano la Mecca alla Torre Eiffel, presumibilmente come possibili target. Ovviamente per ora è solo un sospetto, non c'è alcuna sicurezza. Ma non sarebbe la prima volta che i fondamentalisti prendono di mira anche i luoghi di culto islamici. L'anno scorso diciassette persone erano morte proprio per un attentato Isis in Arabia Saudita, sferrato contro una moschea frequentata da alcuni membri delle forze speciali e unità di polizia. La strage era stata compiuta ad Abha, nel sud dell’Arabia Saudita. La tv di Stato aveva immediatamente definito l’esplosione come provocata da un attacco terroristico. A rivendicare l’attentato, dopo qualche ora, i jihadisti dell’Isis. Nel comunicato diffuso dal gruppo terroristico saudita, costola dell’Isis e denominato Provincia al-Hijaz, i terroristi avevano fatto sapere che l’attacco era stato compiuto da un kamikaze, identificato in un certo Abu Sinan al-Najdi, che si è fatto esplodere dentro la moschea con una cintura esplosiva.

Tutto ciò può sorprendere chi non è addentro alle "cose" islamiche e pensa che i maomettani siano un gruppo unico e monolitico. Non è così. Sia nell'Islam che nelle derive fondamentaliste esiste una miriade di gruppi e groppuscoli, spesso ferocemente in lotta gli unico con gli altri. L'attentato dell'anno scorso, in uno dei luoghi più sacri dell'Islam, voleva essere un duplice segnale: da una parte colpire la Nazione che ospita la città santa della Mecca, ritenuta colpevole per la lotta al terrorismo (quello stesso che, peraltro, in diverse occasioni ha invece foraggiato), dall’altra punire le forze governative, che proprio nella moschea di Abha si riunivano a pregare, con l'intento di mettere in ginocchio il governo per prendere il potere. Non era la prima volta che l’Isis colpisce moschee saudite, era già toccato a quella di Shia, dove morirono dieci persone.

 

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