a difesa dei nostri pets

Tutelare gli animali? Impariamo dalla Norvegia

Il Paese scandinavo commina pene salate per chi sevizia gli animali. In Italia la legislazione è ancora nebulosa...

Stefania Genovese
Tutelare gli animali? Impariamo dalla Norvegia

Foto ANSA

In Italia per la tutela dei diritti degli animali, riconosciuti non più come oggetti ma soggetti dotati di discernimento e sentimento, viene applicata la legge 201 del 4 novembre 2010 approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato, dove si chiede la ratifica e l’esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987.


Inoltre si chiedono ulteriori norme di adeguamento dell'ordinamento interno, aumentando le sanzioni per i reati di uccisione e maltrattamento degli animali, ed introducendo come nuovi reati il traffico illecito degli animali da compagnia, o l’utilizzo di animali per combattimenti o altre coercitive vessazioni. Tuttavia assistiamo sempre più spesso a malversazioni nei confronti dei nostri compagni di vita; obliando il ruolo emotivo-relazionale che riveste il loro accudimento e soprattutto sottovalutando la loro empatia, dipendenza e fedeltà nei nostri confronti. Così continuiamo a rimanere increduli ed attoniti di fronte a cronache che ci descrivono efferate brutalità compiute su di loro, come cani abbandonati in strada, gatti feriti da armi da fuoco, ed altri animali seviziati in svariati modi.


Chi salvaguarda  e monitora gli animali preservandoli da questi reati? In Norvegia si sono mossi con maggiore scrupolo, e recentemente si sta attivando una polizia specifica, il cui compito sarà quello di tutelare i diritti di tutti i pet; in alcune contee saranno nominati investigatori, legali e coordinatori di queste equipe che combatteranno il crimine contro gli animali. In Norvegia la legislazione in tal senso è molto severa, in quanto vengono comminate pene massime fino a tre anni di carcere per chi viola la legge, ma anche i Paesi Bassi la Svezia e gli Stati Uniti hanno decretato pene incisive inserendo categorie molto specifiche, non assimilabili ad alcun altro genere di delitti e violazioni. Ormai è stato ampiamente dimostrato che chi commette crudeltà nei confronti degli animali, riserva il medesimo trattamento ai suoi simili umani.


In tal senso  di esempi, ce ne sono di molteplici anche nella casistica dei serial killer; come ad esempio Jeffrey Dahmer, detto il mostro di Milwaukee che in America brutalizzò ed assassinò sedici persone e nel contempo si divertì macabramente ad impalare su bastoni teste di cani, gatti e rane, o come Albert De Salvo di Boston che violentò e strangolò tredici donne  e che si dilettava a chiudere cani e gatti in casse di legno che poi trafiggeva senza alcuna pietà. Queste sono cronistorie eclatanti ma la violenza sugli animali è una metastasi indegna molto diffusa e sottile; per questo motivo ci si augura che dopo essersi adeguati giurisdicamente alle normative europee, anche in  Italia si possa provvedere ad incentivare lo sviluppo di un senso civico e morale nei cittadini, in modo tale che possano così denunciare gli aguzzini di tante creature indifese incapaci di rivendicare il loro inalienabile diritto al rispetto della loro vita.

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