Sgominata organizzazione internazionale

Sequestrate 3 tonnellate di cocaina: banda la importava a Roma dalla Colombia

15 misure cautelari eseguite in Italia e altre 96 all'estero. Sequestrati anche 245mila euro e 11 milioni di dollari Usa, provento dei traffici illeciti

Redazione
Sequestrate tre tonnellate di cocaina: una banda la importava a Roma dalla Colombia

Foto ANSA

Parlavano in codice e usavano smartphone dotati di un software per conversare via chat senza essere intercettati e poter portare avanti indisturbati i loro traffici illeciti. Invece, il capo del sodalizio Venanzo Tamburini, 63 anni, il genero Ermanno Di Rocco, 46, e il socio Antonio Antonini, 57, non sapevano che almeno dal 2013 i loro movimenti e i loro contatti erano monitorati dagli investigatori del Gico della Guardia di Finanza che assieme alla Squadra Mobile ha eseguito giovedì 15 misure cautelari smantellando un'organizzazione italo-guatemalteca che, partendo dalla Colombia (attraverso i porti di Barranquilla e Santa Marta), riforniva di cocaina la piazza di Roma e non solo.

Un'organizzazione sulla quale avevano messo gli occhi da tempo gli uffici della Dea di Bogotà, Cartagena e Boston che ha individuato e distrutto almeno tre laboratori nei quali la droga veniva lavorata prima di essere destinata al mercato italiano e a quello degli Usa. I numeri dell'inchiesta dicono che la Dda di Roma ha sequestrato 245mila euro in contanti e che l'operazione congiunta Italia-America ha portato alla confisca di oltre 3 tonnellate di cocaina (968 kg solo negli States), 42 kg di eroina, 96 kg di metanfetamina e di 11 milioni di dollari Usa, provento della droga. Fuori dai confini italiani, sono stati arrestati ben 96 membri dell'organizzazione.

"La ragazza si è cambiata", erano soliti affermare al telefono i tre del gruppo romano per dire che la droga era stata tagliata. L'espressione "farò controllare i parcheggi" era un modo per spiegare che si doveva verificare se i corrieri, di cui si erano perse le tracce, erano per caso finiti in carcere. Quando invece il riferimento era alle somme di denaro 'cash', il gruppo parlava di "temperature". In manette sono finiti anche Giovanni Cardoni, titolare di taxi, complice dell'associazione per delinquere per aver prestato il proprio aiuto in veste di autista al servizio del sodalizio, Adel Ahmed Ebrahim Sarhan, che provvedeva a trasferire all'estero parte delle somme di denaro funzionali alla mediazione e alla compravendita di partite di droga, e Fabiola Moretti, personaggio noto alla cronaca per le numerose disavventure giudiziarie e perché legata a suo tempo ad Antonio Mancini, vicino alla Banda della Magliana: la donna, in carcere perché sotto processo per un tentato omicidio, si riforniva di cocaina da Alessandro Faina e faceva da 'assaggiatrice' per un gruppo di giovani pusher della zona di Pavona (Albano Laziale).

Faina a sua volta avrebbe fornito all'organizzazione in più occasioni le sim-card, intestate a persone fittizie, e assieme a Manolo Pucci avrebbe garantito lo smercio di droga nella zona di Casetta Mattei e anche sul litorale del Nord. Tra i destinatari della misura cautelare ci sono poi Roberto Antonini, figlio di Antonio, che sebbene detenuto a Rebibbia, attraverso la sua mediazione e le conoscenze in carcere, ha messo in contatto il padre con gli acquirenti-rivenditori Faina e Sandro Baccarlino. Pier Francesco Liberti, altro soggetto che garantiva le forniture, ha ricevuto il provvedimento in carcere dove era detenuto per un omicidio doloso. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto della Dda di Roma, Michele Prestipino, hanno consentito di scoprire che la droga, cocaina purissima, spedita dalla Colombia in Spagna veniva trasportata in Italia a mezzo di corrieri sudamericani che avevano scelto l'aeroporto di Bologna come luogo tranquillo di approdo. Da Bologna, via treno, raggiungevano la capitale. E proprio nella zona intorno alla stazione Termini quattro corrieri, che avevano nascosto la droga in alcuni capi di abbigliamento (ad esempio, tute da motocross) sono stati arrestati.

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