Tensione a Monastir, nel Cagliaritano

Sardegna, cittadini contro centro per clandestini in un'ex scuola di polizia

Dopo il no del sindaco e un sit-in di protesta danneggiata da un incendio la struttura, in ristrutturazione, destinata dal Ministero all'accoglienza

Redazione
Sardegna, cittadini contro centro per clandestini in un'ex scuola penitenziaria

La manifestazione di protesta. Foto ANSA

Quadro elettrico e impianto caldaie distrutti ed una bombola di gas Gpl abbandonata dentro la struttura non esplosa solo per poco. Atto incendiario nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 ottobre all'interno della ex scuola di Polizia penitenziaria in Via Chiesa a Monastir (Cagliari), attualmente di proprietà del Ministero, dove sono in corso i lavori per trasformarla in Centro di accoglienza per immigrati. Alle 23 di lunedì qualcuno si è introdotto nel cortile scavalcando il muro di recinzione. Una volta dentro i responsabili hanno raggiunto il locale della centrale idrica e dando fuoco a della carta hanno incendiato il quadro elettrico e numerosi cavi. Si sono poi spostati nel locale caldaie, al centro della struttura, e utilizzando benzina hanno causato un'esplosione. Per provocare ulteriori danni sul posto è stata lasciata anche una bombola di gpl per uso domestico di 15 chilogrammi che, però, non è scoppiata. Sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri di Monastir e Dolianova.

I vigili del fuoco hanno lavorato alcune ore per mettere in sicurezza la struttura; danneggiati il locale caldaie ed una canna fumaria. L'ex scuola di Polizia Penitenziaria è al centro delle polemiche, inizialmente per la chiusura e ora per la trasformazione in Centro di accoglienza per clandestini. Pochi giorni fa l'amministrazione comunale di Monastir ed i comitati cittadini hanno organizzato davanti all'edificio un sit-in per protestare contro l'apertura del Centro. I residenti hanno anche bloccato due autospurgo che dovevano rientrare nella scuola per proseguire i lavori richiesti dalla Prefettura di Cagliari che sta ristrutturando la ex scuola e renderla idonea ad ospitare profughi che sempre più spesso vengono portati in Sardegna, regione che si trova in piena emergenza per le difficoltà di reperire nuove strutture per l'accoglienza, visto che quelle esistenti sono sature.

Durante la manifestazione di sabato 8 ottobre la sindaca di Monastir, Luisa Murru, gli appartenenti al Comitato contro l'apertura e numerosi residenti, circa 150 persone, si erano presentati davanti ai cancelli dell'ex scuola per evidenziare il loro dissenso. All'interno erano in corso alcuni lavori e due autospurgatori sono usciti dall'area dell'ex scuola mentre era in corso la manifestazione. Quando i due mezzi hanno cercato di fare rientro per continuare i lavori sono stati bloccati dai cittadini per una ventina di minuti. "Noi continueremo la nostra protesta - aveva sottolineato la portavoce del Comitato contro il centro, Alessandra Sedda - ma ci stanno lasciando soli. Non sappiamo quante persone devono venire e nemmeno quando li porteranno. Faremo il possibile per proseguire la protesta unendoci anche con gli altri comitati che sono sorti a Pula, Siliqua e Mandas". I cittadini hanno raccolto l'appoggio di Noi con Salvini Sardegna: "È importante difendere le comunità locali dalle distruttive politiche dell'accoglienza imporre dall'alto, senza alcun coinvolgimento di cittadini e amministrazioni".

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