Steve Bannon a Matrix

Lo stratega di Trump: "Il populismo ci salverà dalle élite corrotte"

"Donald ha vinto perchè parla come il popolo. Lo prendono di mira e vogliono distruggerlo per dare una lezione a chiunque osi opporsi all'establishment. L'immigrazione di massa è la più grande questione di sicurezza in Europa"

Redazione
Lo stratega di Trump: "Il populismo ci salverà dalle élite corrotte"

“Credo che la globalizzazione sia un’idea radicale che si è consolidata negli ultimi 30/40 anni a danno della classe lavoratrice, della classe media in tutto il mondo. Populismo significa dare finalmente una voce al piccolo uomo contro le èlite, i tipi che dicono al mondo come devono funzionare le cose. Credo che il populismo sia la strada del futuro. La gente dovrà trovare queste soluzioni, non si farà guidare come delle pecore”, parola di Steve Bannon, l’ex capo della strategia di Donald Trump, tra gli artefici della clamorosa vittoria del populista newyorchese contro l’establishment politico e mediatico. Il direttore del giornale online Breitbart, erroneamente liquidato come afferente all'estrema destra, ha rilasciato una lunga intervista a Maria Luisa Rossi Hawkins per la trasmissione Matrix condotta da Nicola Porro su Canale 5.  

Quando ha preso in mano la guida della campagna di Trump, a metà agosto dello scorso anno, tutti i sondaggi indicavano la vittoria come un traguardo sostanzialmente impossibile: “La campagna era indietro di 16 punti, non aveva molti soldi, ma aveva Donald Trump e aveva queste idee populiste e di economia nazionalista. La prima volta che parlai con l’allora candidato Trump, quando stavo pensando di accettare l’incarico, gli dissi che aveva il 100 per cento della certezza metafisica di vincere se si contrapponeva a Hillary Clinton, rappresentante di una élite corrotta e incompetente”.

L’intellettuale controcorrente spiega che l’Europa non deve temere il “nazionalismo economico degli Stati Uniti” e che anzi trarrà giovamento da un alleato più forte ed energico, poi si aspetta ottimi risultati dall’accordo bilaterale che sarà stipulato con la Gran Bretagna una volta che questa avrà concretizzato l’uscita dalla Ue. Quindi pronuncia una verità impronunciabile per molti: “In questo momento quello che mi preoccupa è che troppi dei nostri alleati sono dei protettorati, la Nato e l’Unione europea, so che a molti non piace, ma sono protettorati degli Stati Uniti”.

Sui pericoli connessi all’invasione in atto: “Credo che l’Europa nei prossimi due anni, se non il prossimo anno, andrà in una sorta di time out per organizzarsi in qualche modo e per evitare un'immigrazione di massa dall’Africa sub sahariana, dal Nord Africa e dal Medio Oriente perché credo, e l’ho detto anche per la Nato, credo che si tratti della più grande questione di sicurezza nazionale in Europa….nell’Europa Occidentale, e se è un problema di sicurezza nazionale in Europa occidentale, diventerà un problema di sicurezza nazionale negli Stati Uniti”.

Sulle posizioni aperturiste del Papa: “La mia preoccupazione riguardo il Papa è che interviene su tutto...un giorno dice che dobbiamo accogliere tutti, no? Come da insegnamenti cristiani, altre volte dice che dobbiamo difendere le nostre comunità e i nostri Paesi. La domanda è: possiamo aprire i confini e permettere ad un numero illimitato di persone di arrivare in maniera disordinata?”.

L’intervistatrice spiega che in Europa i politici ripetono che l’immigrazione non si può fermare, che forse si può rallentare ma che rappresenta il futuro: “Il populismo dice: siamo stanchi di questi esperti che ci dicono proprio quello che lei ha detto adesso e cioè che deve essere cosi e non può essere in alcun altro modo...perché noi siamo gli esperti, sappiamo come funziona e quindi dovrete prendere immigrazione illimitata da tutto il mondo. Credo che stiamo vedendo uomini e donne in tutta Italia, in tutta l’Ungheria, Francia, Germania e gli Stati Uniti che dicono: sai che c’è? Non vi crediamo più. Ce lo hanno detto per decenni e guarda cosa ha fatto ai nostri Paesi”.

Quindi torna sull’analisi della vittoria di Trump: “Parla alla gente della classe lavoratrice, della classe media, non parla come un politico, parla come uno di loro e per questo ha fatto breccia. Solo Donald Trump nelle elezioni del 2016 tra tutti i repubblicani conservatori poteva essere eletto perché la macchina Clinton è una macchina che si allaccia alla stampa mainstream, con i soldi di Wall Street, con la classe politica a Washington DC”.

Spiega poi che i nemici di Trump sono il “partito di Davos”, ovvero l’élite che governa il mondo e che disprezza la rivolta popolare e populista incarnata dall’attuale presidente Usa. Assicura poi che il muro lungo la frontiera con il Messico sarà costruito, anche se non sarà facile, e che se Trump manterrà alcune promesse fondanti avrà le porte aperte per un secondo mandato presidenziale. Magari in una nuova sfida con Hillary Clinton, che secondo Bannon si candiderà sicuramente alle elezioni del 2020 nonostante abbia spergiurato di non farlo: “Hillary non è intelligente, è una secchiona. È molto diligente ma l'intelligenza è un'altra cosa”.

“Nonostante la derisione del mondo e di gran parte dei media, Donald Trump é alla Casa Bianca”, afferma l’intervistatrice. E Bannon risponde così: “Donald Trump è una grande individuo. La cosa che ammiro di più di lui è il suo coraggio, ha dimostrato un grande coraggio nel fare quel che sta facendo perché le èlite in questo Paese, le èlite nel mondo e i media d’èlite”, l’obiettivo in fondo è quello di bersagliare e detronizzare l’attuale presidente per dare una lezione a chi osa opporsi all’establishment: “C’è qualcosa di più profondo e più oscuro di questo ...è distruggere l’uomo, non solo distruggerlo, ma mandare un segnale a tutti gli altri: se disobbedisci, se cerchi di avere una leadership, se cercherai di aiutare la gente a crescere questo è quello che ti succederà”.

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