Manodopera a costo zero

La sinistra in Emilia fa lavorare gratis 13.000 immigrati. Togliendo lavoro agli italiani

Un progetto finanziato dalla Regione a guida PD prevede di impiegare gratuitamente richiedenti asilo nella manutenzione del verde, nella pulizia delle strade e nell’assistenza ai disabili. Mansioni che potrebbero essere svolte dai disoccupati locali dietro retribuzione

Redazione
La sinistra in Emilia fa lavorare gratis 13.000 immigrati. Togliendo lavoro agli italiani

Foto ANSA

La sinistra in Emilia – Romagna fa lavorare gratis 13.000 immigrati, impiegandoli in mansioni come la manutenzione del verde e degli edifici pubblici, la pulizia delle strade e l’assistenza ad anziani e disabili. Togliendo di fatto lavoro agli italiani, i quali per adempiere ai medesimi compiti sarebbero stati pagati. Manodopera a costo zero. Nella regione “rossa” un accordo sottoscritto a Bologna da Prefettura, cooperative, sindacati e Comuni, con il finanziamento di 100.000 dell’ente regionale a guida PD per i costi assicurativi, prevede appunto l’impiego di presunti profughi, anche di coloro la cui domanda d’asilo è stata bocciata in prima istanza ma hanno presentato ricorso, in una molteplicità di lavori “socialmente utili”.

Che però in caso di mancanza di manodopera volontaria, qui opportunamente organizzata attraverso il reclutamento dei presunti profughi, qualcuno dovrebbe comunque effettuare dietro adeguata retribuzione. I disoccupati dell’Emilia – Romagna, italiani o stranieri regolari che siano, ringraziano sentitamente. Forse per qualcuno di loro un pur minimo compenso, in base alle ore lavorate, avrebbe rappresentato una boccata d’ossigeno: l’opportunità per provvedere a spese impreviste o semplicemente per arrivare alla fine del mese.

In un contesto di crisi profonda, ancora una volta la sinistra preferisce alimentare la guerra tra poveri e la concorrenza tra italiani in difficoltà e immigrati sbarcati clandestinamente, molti dei quali alla fine dell’iter giudiziario pagato dalle nostre tasche risulteranno non possedere i requisiti per restare nel nostro Paese. Non solo. Sullo sfondo c’è la possibilità che la partecipazione a progetti di volontariato possa determinare la regolarizzazione. Come previsto dalla proposta di legge “Ero Straniero” promossa dai radicali e sostenuta da associazioni e cooperative coinvolte nel business dell’accoglienza. Si tratterebbe di “regolarizzare su base individuale gli stranieri irregolari”, compresi coloro a cui è stato rifiutato lo status di rifugiato, “qualora sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un’attività lavorativa o di formazione, di legami familiari o comunque di qualche forma di radicamento”. Il progetto emiliano risponderebbe, forse non casualmente, anche a questi criteri.

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