Sfregiata la statua di Garibaldi

"Pirata assassino" sul busto in marmo che raffigura l'Eroe dei Due Mondi

È accaduto a Marsala, città siciliana in cui i “Mille” sbarcarono per compiere l’Unità d’Italia. C’è da dire che a tutt'oggi l’Isola è ricca di associazioni indipendentiste

Fabio Cantarella
"Pirata assassino" sul busto in marmo che raffigura l'Eroe dei Due Mondi

A Marsala, in provincia di Trapani, nella città in cui l'11 maggio 1860 sbarcò Giuseppe Garibaldi con i suoi "Mille" in camicia rossa, avviando la spedizione militare che si concluse con l'Unità d'Italia, qualcuno, con della vernice verde, ha scritto "Pirata assassino" sul busto in marmo che raffigura l'Eroe dei Due Mondi in piazza della Vittoria.

L'ignoto autore della scritta, probabilmente, ha inteso evidenziare la circostanza che il Meridione non ha ottenuto grandi vantaggi dall'unificazione del Paese. Dopo il 1860, infatti, le regioni meridionali subirono una rapida de-industrializzazione, a favore delle regioni del nord, alimentando l'emigrazione. La lotta al brigantaggio, invece, operata dall'esercito sabaudo, si tradusse, in numerose carneficine.

Fatti sui quali solo negli ultimi anni gli storici stanno volgendo lo sguardo. Ma che già alcuni anni dopo "l'impresa dei Mille" indussero lo stesso Garibaldi a esternare la sua delusione per la politica che la monarchia piemontese attuò per il Meridione.

C’è da dire che in Sicilia il sentimento d’indipendentismo è ancora forte e numerose sono a tutt’oggi le associazioni culturali che si spendono in favore della riaffermazione di una nazione Siciliana. Diverse anche le pubblicazioni in materia, tra revisione storica e desiderio di tramandare alle nuove generazioni la Sicilia che fu, con giornalisti e politici isolani tra gli autori: Salvo Barbagallo con “Antonio Canepa, ultimo atto”, Turi Grillo “Delitto Sicilia” e Fabio Cantarella, ossia chi vi scrive, con “L’Indipendentismo siciliano tra mito e realtà”. Testi tutti pubblicati nell’ultimo anno.

L’Indipendentismo Siciliano, quello che prese vita negli anni turbolenti della seconda guerra mondiale, è storia. Storia che purtroppo non si insegna nelle scuole e che gli storici di professione non trattano. Le ragioni che negli anni 1943-1945 portarono oltre cinquecentomila siciliani ad aderire  al MIS, Movimento per l’Indipendenza Siciliana (in un momento in cui in Sicilia i partiti maggiori contavano poche migliaia di iscritti), ecco quelle ragioni per l’indipendenza siciliana non sono mai state affrontate in maniera trasparente. Lo Stato Italiano, appena risorto dalle macerie della guerra, si vide costretto a concedere alla Sicilia l’autonomia. La Sicilia è a tutt’oggi una regione a statuto speciale a seguito di quelle spinte indipendentiste che costarono la vita a diversi fautori della separazione dell’Isola dall’Italia quando ancora non si intravedeva il suo futuro e quando ancora le sorti della guerra erano incerte. Per quell’ideale sacrificarono la vita personaggi come il docente universitario Antonio Canepa e decine di sconosciuti caduti sotto il piombo dell’esercito sabaudo nelle sommosse popolari di quel periodo.


Nei secoli si ricordano momenti storici in cui l’indipendentismo siciliano è al contrario esaltato da alcuni sovrani che da tiranni assumono essi stessi il ruolo d’interpreti del sentimento d’indipendenza del popolo siciliano. Su tutti Federico II di Svevia, lo stupor mundi, capace di far invidiare per arte, cultura, amministrazione pubblica, autodeterminazione, la Sicilia al mondo intero. Un’epoca storica, quella tra il 27 novembre del 1198 e il 13 dicembre del 1250 durante la quale nel Parlamento siciliano vennero ammessi anche i rappresentanti delle città demaniali e si formarono ben tre camere (Baroni, Ecclesiastici e città demaniali come Palermo, Messina, Siracusa, Agrigento Sciacca, Naro, Caltagirone etc). Una decisione assunta dal sovrano per contrastare lo strapotere dei baroni e degli ecclesiastici feudatari, introducendo anche i rappresentanti del popolo.

Solo la civilizzata Inghilterra di lì a poco riuscirà a fare altrettanto, nel 1264, aggiungendo alla camera dei lord quella dei comuni.

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