talebani, pretoriani o precisini?

Il dilemma: omologato o webete?

Chicco Mentana, il potente anchorman di Canale 5 prima e di La Sette ora, ha enfaticamente dichiarato che continuerà la caccia a quelli che ha definito “webeti”

Ennio Castiglioni
Il dilemma: omologato o webwte?

Webete è il neologismo inventato da Mentana per definire tutti gli utenti di Facebook che, a suo dire, utilizzerebbero il mezzo per sproloquiare, per diffondere strampalate idee da bar sport, insomma per sparare puttanate. Subito un esercito di giornalisti, con in testa il lampadato Andrea Scanzi, sono corsi a complimentarsi con lui. Finalmente qualcuno le ha cantate chiare a questi, appunto, webeti.

Cosa sta succedendo? Le vestali del potere mediatico tradizionale si stanno accorgendo che Internet, che significa innanzitutto comunicazione interattiva, sta togliendo loro il potere di decidere quali siano le notizie vere e quelle false, quelle importanti e quelle trascurabili e, soprattutto, quelle da diffondere e quelle da nascondere. Stiamo assistendo ad un fenomeno di accresciuta partecipazione da parte dei comuni cittadini che scoprono di avere un inedito potere. Poter controllare, monitorare filtrare ciò che gli attori tradizionali della comunicazione mettono in circolazione.

La nascita dei social media ha poi introdotto nel circolo della comunicazione voci che prima non esistevano o non avevano gli strumenti per farsi sentire. I media tradizionali vedono che la comunicazione che si origina in rete e circola sulla rete si sottrae alle consuete logiche di controllo e integrazione con il potere. I movimenti antisistema se ne servono efficacemente per portare avanti le loro battaglie. Questo spaventa.

Bei tempi quando il palcoscenico della politica, dell’economia, dell’intera società era solo la televisione e i grandi giornali. Quando i media tradizionali creavano la realtà per il solo fatto di rivolgerle l’attenzione e di darle quelle forme che la rendono facilmente comprensibile. Ora il giochino si sta rompendo. Tanti, troppi non ci stanno più ad essere soggetti solo passivi dell’informazione e questo dà fastidio, molto fastidio.

Il lampadato Scanzi fa un lungo elenco dei presunti webeti. Ci sono i talebani (quelli convinti che la verità stia da una sola parte), i pretoriani (quelli che insultano chi non la persa come loro), gli indignati (quelli a cui non va mai bene niente), i precisini (quelli che ne sanno sempre più di te) e così via. Mi sbaglierò, ma mi sembrano le stesse categorie che compongono il variegato popolo dei giornalisti.

C’è dunque una categoria di persone, quella preposta a gestire la comunicazione ufficiale, sinergica al potere o fintamente all’opposizione che sente sfuggire la capacità di influire sui destini della società e teme di restare senza ruolo e ricche prebende. Ci stanno dicendo che ragionare con la nostra testa è male, che non abbiamo diritto ad un pensiero autonomo e difforme, che se non la pensiamo come dicono loro siamo webweti. A tutte queste persone non viene in mente che, dopo tanti anni di menzogne ufficiali di mezze verità ad uso e consumo dei vari poteri, ci siamo rotti. Meglio webeti!

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