storie perdute

San Giovanni Paolo II e la lode alla battaglia che liberò Vienna dall'invasore islamico

Nessun giornale ve lo ha raccontato e tra poco la data sarà rimossa anche dai libri di testo, ma noi vogliamo ricordarvi non solo che il 12 settembre è l'anniversario di una data importante, anzi vitale, per l'Europa ma che anche il 13 settembre del 1983 (esattamente 33 anni fa) avvenne qualcosa di importante e di volutamente dimenticato

Max Ferrari
San Giovanni Paolo II e la lode alla battaglia che liberò Vienna dall'invasore islamico

Come è noto il 12 settembre 1683 una coalizione di eserciti cristiani, la Lega Santa voluta dal Papa e guidata dai valorosi Ussari Alati polacchi liberò Vienna dall'assedio turco e salvò l'Europa dall'invasione islamica. Oggi come allora, direte, ma con una differenza: il Pontefice di allora chiamava alla guerra santa e alla erezione di un muro d'armi contro gli invasori e quello di oggi parla di ponti, di accoglienza, di resa, di dialogo anche con chi evidentemente non vuole dialogare. E chi si oppone viene trattato da cattivo cristiano, da estremista in stile medievale, da retrogrado rimasto fermo a tesi preconciliari. Ma non è così e, senza stare a citare il noto discorso definito "anti-islamista" di Papa Ratzinger a Ratisbona, andiamo alle parole di un Santo che tutti noi ben ricordiamo, molti con affetto, tutti con rispetto: Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II.

Il Santo Padre, nel 300simo anniversario della battaglia che cadeva il 13 settembre del 1983 volle recarsi sul Monte Kahlenberg da dove, dopo la preghiera di San Marco da Aviano che incitava i soldati, partì l'attacco delle armate cristiane.
Ebbene. Che cosa disse Giovanni Paolo II? Ecco le sue parole che non hanno bisogno di alcun commento e fanno capire da che parte è sempre stato il cuore dei cristiani: "Con gioia e cuore commosso saluto voi tutti qui convenuti sul Kahlenberg in quest’ultima mattina della mia visita in Austria. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza, le belle parole e il canto gioioso.
Quando trecento anni fa iniziava una grande e decisiva battaglia sulle alture del Wienerwald, le parole del Salmo acquistavano per gli uomini della città assediata un nuovo e realistico significato: “Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore” (Sal 121, 1 ss.).



La chiesa sul Kahlenberg ci ricorda che anche i liberatori erano coscienti che il loro successo dipendeva dall’aiuto del cielo. Non volevano iniziare il combattimento senza aver prima implorato l’aiuto di Dio. E questa implorazione li seguiva in battaglia: “Gesù e Maria aiutateci!”. Sì, la fiducia nella potente intercessione di Maria rincuorò quei popoli minacciati in quei paesi di paura. Ciò li convinse ancor più ad attribuire la vittoria alla sua materna mediazione; per questo il 12 settembre di ogni anno è dedicato a lei, nella festa di Maria. È stato per me un suo dono poter celebrare questa festa nel 300° anniversario della liberazione; per l’avvenimento questa festa è stata istituita dal mio predecessore nel Duomo della capitale liberata in unione spirituale con coloro che allora - prima nel bisogno e poi nella gioia - avevano pregato e cantato in quella casa di Dio. Non smettete di pregare e di cantare; il nome di Maria ci è stato dato anche oggi come rifugio, poiché ai nostri giorni non abbiamo minori motivi per implorarla: “Maria, allarga il tuo mantello, fanne uno scudo e una protezione; fa’ che ci copra e ci conservi finché tutte le tempeste non siano placate”.

Anche voi, miei compatrioti polacchi, vorrei portare con me dalla “Magna Mater Austriae” e “Mater gentium Slavorum”. La profonda unione che si è creata il 12 settembre sotto il manto di Maria tra l’Austria e la Polonia ha mostrato proprio in questi giorni la sua capacità di creare un’autentica fraternità.
Sia lodato Gesù Cristo.
Cari connazionali! Siate i benvenuti. In poche parole desidero sottolineare il significato di questo momento che viviamo insieme qui, a Kahlenberg, ricordando la vittoria delle armi polacche e della coalizione dei Paesi europei sotto la guida del nostro re Giovanni III Sobieski. Questo momento fa sorgere tante riflessioni, poiché si tratta di un evento che ha salvato la cultura e il cristianesimo dell’Europa, inscrivendosi profondamente nella sua storia. Ha deciso del suo destino. Soprattutto però questo anniversario e questo incontro di oggi suscitano in noi una profonda gratitudine per le grandi opere che Dio compie negli uomini e tramite essi. Pensava proprio così Giovanni III Sobieski quando ha annunciato al Papa la vittoria con le parole “Venimus, vidimus, Deus vicit”.

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