La legge truffa

Sicilia, un mondo a parte: nell'isola basterà il 40% per diventare sindaco

L'assemblea regionale ha approvato la nuova norma per le amministrative: a differenza del resto del Paese, non sarà necessaria la maggioranza per vincere

Redazione
Sicilia, un mondo a parte: nelle città dell'isola basterà il 40% per diventare sindaco

Palazzo dei Normanni, sede dell'assemblea regionale siciliana. Da livesicilia.it

Il Parlamento siciliano (che sarebbe il consiglio regionale, ma nell'isola i consiglieri si chiamano onorevoli) dopo cinque giorni di rinvii e tensioni ha infine partorito, martedì 9 agosto, la nuova riforma elettorale, approvata in via definitiva con 42 voti voti a favore, 23 contrari e 2 astenuti. La nuova norma, che in molti hanno già rinominato "legge truffa", cancella la classica elezione a maggioranza semplice per le amministrative. Un emendamento all'articolo 2 della nuova legge stabilisce infatti che il candidato che otterrà il quaranta percento dei voti diventerà sindaco, senza passare dal ballottaggio, ottenendo il 60 percento dei seggi in consiglio comunale. In pratica il prossimo sindaco di Palermo potrebbe essere espressione della minoranza, eletto da quattro votanti su dieci.

La nuova legge elettorale, oltre a prevedere l'elezione diretta di un sindaco con appena il 40 percento dei voti, introduce anche il principio del trascinamento: se l'elettore indica solo la preferenza per la lista o il consigliere comunale, il voto va in automatico anche al candidato sindaco collegato, mentre per sfiduciare il primo cittadino basterà il 60 percento dei consiglieri e non più i due terzi. La nuova norma avvantaggia le grandi coalizioni, quelle che presentano più liste in sostegno di un solo sindaco, di solito riempite con i boss locali delle preferenze.

Renato Accorinti fu eletto sindaco di Messina nel 2013 contro una lista civica, dopo che al primo turno il suo sfidante Felice Calabrò si era fermato al 49 percento: con la nuova legge non ci sarebbe stato alcun ballottaggio. Nella primavera del 2017 la prima grande città che dovrebbe sperimentare la nuova legge elettorale è Palermo: Leoluca Orlando intende ricandidarsi, dovrebbe avere i favori del pronostico, ma il meccanismo del trascinamento sembra creato proprio per rendergli più difficile la quinta elezione.

La proposta iniziale era ancora più spregiudicata della legge poi approvata: prevedeva infatti la cancellazione definitiva del turno di ballottaggio; chi avrebbe preso più voti sarebbe diventato sindaco. L'idea era stata inclusa nella prima bozza, poi alcuni mal di pancia interni al Pd hanno costretto i parlamentari siciliani a correggere il tiro, reintroducendo il secondo turno e la relativa soglia del 40 percento. In questo modo l'isola ha salvato i ballottaggi inventando i primi sindaci di minoranza della storia. Probabile che Renzi e la Boschi stiano prendendo nota.

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