Danimarca: dal divorzio flash al divorzio slow

Retromarcia del Parlamento danese sui divorzi facili

Il Parlamento di Copenaghen fa un passo indietro e, dopo aver pigiato l’acceleratore sulla deregulation matrimoniale, ha reintrodotto una norma che prevede tre mesi obbligatori di riflessione prima di divorziare a chi ha figli minorenni

Giuseppe Brienza
Retromarcia del Parlamento danese sui divorzi facili

Ci hanno sempre spacciato i Paesi del Nord d’Europa come il “nuovo che avanza”. E noi come pecoroni sempre a copiare le legislazioni sui c.d. diritti civili considerate acriticamente le più aperte e democratiche. A volte, oltretutto, abbiamo pure copiato “fuori tempo”, cioè quando il rovescio della medaglia delle norme liberal cominciava già a venir fuori. Un ulteriore ed esemplificativo caso in questo senso proviene dalla Danimarca, e riguarda la recente retromarcia del Paese scandinavo sul “divorzio breve”. Sì, parliamo di quella “legge di civiltà” che ha accorciato talmente i tempi ed i doveri a chi vuole por fine al suo matrimonio, da far guadagnare alla Danimarca il record europeo per il più alto tasso di divorzio del vecchio continente. Ricordiamo che anche in Italia, a partire dal 2015, grazie a quel fenomeno di preveggenza politica che è Matteo Renzi, è stato introdotto il divorzio “breve”, pressoché all’americana (e alla scandinava). Il che significa che da quattro anni a questa parte nel nostro Paese non sono più necessari i tre anni di riflessione prima di dividersi, così come previsto dalla riforma del diritto di famiglia introdotta nel 1970 con la legge Fortuna-Baslini. Grazie all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, quindi, ora bastano soltanto sei mesi dalla richiesta di divorzio per rompere l'unione matrimoniale, se la separazione è consensuale, 12 mesi in caso di separazione non consensuale, con ricorso al giudice.

Il passaggio successivo, come auspicato da altri fenomeni nazionali, sarebbe stato quello di arrivare al divorzio online, proprio come avveniva (per esempio), fino a poco tempo fa in Danimarca: ovvero quando i coniugi sono concordi, anche in presenza di figli, per rompere il matrimonio basta compilare un modulo in rete al costo di 370 corone danesi evitando persino di incontrare il futuro ex! Così facendo, nel 2018, si è arrivati a registrare ben 15mila divorzi nel Paese scandinavo (che non arriva a 6 milioni di abitanti), il 46,5% dei matrimoni contratti secondo il sito governativo Statistics Denmark!

Si tratta di una situazione in cui, a fare le spese della “liquidità” dei rapporti coniugali, risultano quindi “come sempre accade, i bambini. Già, perché, in caso di divorzio, l’accordo sull’affidamento dei figli doveva essere preso in tempi rapidissimi, pochi giorni, con le conseguenti complicazioni” (Divorzi troppo facili e figli vittime dei conflitti familiari, in AiBinews, 25 luglio 2019 - www.aibi.it). Proprio per tutelare i minori dai conflitti famigliari, il parlamento danese ha deciso di fare un passo indietro. Con una legge introdotta nello scorso mese di aprile, per i genitori con figli minorenni è ora obbligatorio un “periodo di riflessione” di tre mesi.

Vorremmo dare ai genitori un’opportunità per riflettere”, ha commentato in proposito l'allora Ministro per i Bambini e la previdenza sociale Mai Mercado, 38 anni, madre di famiglia ed esponente del Folketing, il partito popolare d'orientamento conservatore della Danimarca. Non solo, perché i genitori devono anche frequentare un corso online prima che il divorzio possa diventare effettivo e, tra i moduli formativi previsti, ce ne è proprio uno sull’affidamento dei bambini che, in sempre più casi, diviene quindi congiunto.

Nella “pura e progressiva” democrazia scandinava, quindi, l’individualismo esasperato sta arrivando finalmente ad un primo Pit stop. Il divorzio facile e “breve” sarà certamente una "conquista" e una comodità per gli adulti, ma non fa certo bene al futuro delle nuove generazioni. I bambini ed i ragazzi, infatti, senza una famiglia e genitori responsabili, restano privi di modelli di riferimento e di esempi da imitare di fedeltà agli impegni assunti.

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