confusione sessuale all'istruzione

Fedeli solo a Gentiloni

Perché al genere sessuale non lo saremo più, visto che il neopremier porta all’Istruzione Valeria Fedeli, teorica del gender

Andrea Lorusso
Fedeli solo a Gentiloni

Foto panorama.it

Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università.” Il 18 Novembre 2014 il DDL n. 1680 aveva come prima firmataria Valeria Fedeli, nuovo Ministro dell’Istruzione in carica dal 12 Novembre 2016 con Gentiloni Presidente del Consiglio.

L’onorevole Fedeli nasce nella bergamasca ma si forma tra Milano e Roma, dove fin dagli anni ’70 cresce a livello sindacale, nella CGIL, sino a guidarne da Presidente il settore tessile europeo. Si batte anche contro il femminicidio, che in questa sua prima legislatura le permette di formare una Commissione, ma non studia il fenomeno del familismo, infatti tra gli scranni del PD si trova grazie ad un vincolo coniugale con Achille Passoni, ex senatore sempre del Partito Democratico.

Tuttavia è due anni fa che tocca l’apice della sua scarsa notorietà, quando presenta un disegno di legge per rendere obbligatorie nei testi didattici, a cominciare dall’infanzia, le ideologie pro-gender. Sì perché secondo la Fedeli la nostra sarebbe una “identità costretta” dalla società, nascere uomini o donne non ha nessuna differenza. Se Marco vuole indossare i tacchi e Lucia i boxer, che problema c’è?

Abbiamo limpido il livido ricordo di quei mostruosi esperimenti fatti in alcune scuole, dove i bambini venivano invogliati da sedicenti maestre a scambiarsi i vestiti, o comunque ad esprimere una sessualità deviata perché “è giusto così.”

Ma se in quel caso, i genitori potevano intervenire aspettando sotto casa le docenti, il problema diviene serio e pericoloso quando a capo del dicastero Istruzione arriva il più distruttivo scenario anti-famiglia. Ed è proprio il popolo della famiglia ad alzare il tiro: “La nomina della Senatrice Pd Valeria Fedeli al ministero dell’Istruzione è una dichiarazione di guerra totale al popolo del Family Day. Lancio un appello a tutte le realtà civiche, sociali e politiche impegnate per il bene della famiglia affinché si organizzi quanto prima una manifestazione popolare presso il Miur, per ribadire che sulla loro libertà educativa i genitori non faranno sconti.” Così Filippo Savarese, portavoce del Family Day. Sulla stessa linea Manif Vraiment Pour Tous: “La nomina della Senatrice Pd Valeria Fedeli al ministero dell’Istruzione è una dichiarazione di guerra totale al popolo del Family Day.”

E ancora Eugenia Roccella,  parlamentare di Idea: “È uno schiaffo al popolo del Family Day e al Comitato Difendiamo i nostri figli. Questo governo nasce già con lo stesso marchio di fabbrica del precedente sui temi etici e antropologici, ma subirà la stessa opposizione: Non permetteremo che nelle scuole passino progetti ideologici e contrari alla libertà educativa.Massimo Gandolfini, presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli”: “Una provocazione, se non una vendetta, verso le famiglie del comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bimbi ad avere mamma e papà”.

Alessandro Pagano, Noi con Salvini: “La nomina della senatrice Fedeli all’Istruzione significa di fatto l’introduzione della teoria gender a scuola. Con questa nomina Renzi e il Pd hanno voluto mettere due dita negli occhi alle associazioni delle famiglie, significa voler creare tensioni, significa voler andare controcorrente rispetto a quanto condannato da Papa Francesco più volte in questi anni, in riferimento alla colonizzazione ideologica del gender a scuola. Il Pd, quindi, ha gettato finalmente la maschera e si pone contro la libertà di educazione dei nostri figli e contro le famiglie.”

Insomma un profluvio di dichiarazioni infuocate, nelle più disparate opposizioni, ancora una volta perché l’esecutivo mette le mani nelle tasche degli italiani, e non parliamo di prelievi fiscali.

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