Dopo gli Asili nido gratis e bonus bebé in lombardia...

Mamme ex-lavoratrici: il Governo le snobba, la Lega no

C'è chi ha a cuore solo gli extracomunitari. E chi invece pensa di ampliare le misure a sostegno delle fasce più deboli, a cominciare delle neomamme che hanno lasciato il lavoro

Redazione
Mamme ex-lavoratrici: il Governo le snobba, la Lega no

Mentre c'è chi, per le Regionali lombarde, ha a cuore solo la costruzione di decine di moschee ed il lavoro per gli immigrati (non facciamo nomi, Giorgio Gori del PD), la Lega si muove e si è mossa diversamente. Ne parliamo con il candidato leghista alle regionali Federico Lena, cremonese, consigliere uscente, che ci dice: “Da più parti suonano campanelli d’allarme per una natalità sempre più scarsa in Italia, basta guardare i titoli dei giornali di questi giorni, ma all'atto pratico di fatti concreti se ne vedono pochi da parte delle istituzioni. Noi in questi ultimi cinque anni in Regione Lombardia abbiamo portato un importante contributo attraverso gli asili nido gratuiti”.



“Di che si tratta è presto detto”, spiega Lena; “la misura, che è una battaglia storica del nostro segretario federale Matteo Salvini, prevede l'azzeramento della retta pagata dalla famiglia per i nidi pubblici o per i posti in nidi privati convenzionati con il pubblico, ad integrazione dell'abbattimento già riconosciuto dai Comuni. Possono usufruirne le famiglie con minori da 3 a 36 mesi, indicatore ISEE di riferimento uguali o inferiori ai 20.000 euro e, requisito fondamentale, la residenza in Lombardia per entrambi i genitori, di cui almeno uno da 5 anni continuativi. I genitori devono lavorare o fruire di percorsi di politica attiva del lavoro, come la Dote Unica Lavoro o Garanzia Giovani). Si tratta di una misura partita nel maggio 2016, che ha riscosso grande consenso. Per usufruirne, è sufficiente rivolgersi al proprio Comune, purché abbia aderito all'iniziativa”.

“Sempre grazie al lavoro della Lega in Regione Lombardia”, aggiunge Lena, “abbiamo studiato altre misure di sostegno alla famiglia, come il Bonus pensato per sostenere la maternità e i percorsi di crescita dei nuovi nati. Il Bonus famiglia consiste nell'elargizione, alle mamme, di 150 euro al mese (per i 6 mesi precedenti la nascita del bambino e per i 6 mesi successivi alla nascita) fino ad un massimo di 1.800 euro. In caso di adozione, 150 euro al mese dall'ingresso del bambino in famiglia, fino ad un massimo di 900 euro. In questo caso, per presentare la domanda la madre deve essere in stato di gravidanza o deve aver partorito nel mese di maggio (i parti avvenuti in un periodo precedente non potranno essere presi in considerazione) ed essere in possesso di n indicatore ISEE di riferimento uguale o inferiore a 20.000 euro; anche in questo caso, per scoraggiare eventuali furbetti, è richiesta la residenza in Lombardia per entrambi i genitori di cui almeno uno per 5 anni continuativi”.

Ma il Governo italiano cosa fa per le neomamme ex-lavoratrici ? “Ogni anno”, spiega Lena, “molte giovani donne abbandonano il lavoro per accudire i figli; i numero sono allarmanti, più di 20.000 casi all’anno. In questo modo il mondo del lavoro perde forza lavoro e competenze ma sull’argomento non sento parlare, dalla politica, di sostegno morale a queste realtà sociali; anzi, gli interessi dei governi non eletti degli ultimi 5 anni hanno guardato altrove; Renzi, Gentiloni e soci si sono ampiamente disinteressati dell’argomento. Forse avevano più a cuore le banche. Personalmente penso che le donne che si dedicano ai figli, nei primi anni di età debbano essere ricompensate dal punto di vista remunerativo”.

Come? Per chi non può usufruire dell'asilo nido gratis, perché ha un reddito superiore a 20.000 euro (calcolo ISEE) le spese del nido dovrebbe diventare detraibili con percentuali crescenti e inversamente proporzionali su base reddituale dei genitori. E per chi ha una baby sitter regolarmente assunta (quindi con versamenti contributivi in regola) ritengo ci debba essere una detrazione fiscale adeguata. A queste persone, e non a chi viene qui a mangiare a sbafo senza far nulla, occorrerebbe dare una pensione sociale (quantificabile, per il 2017, di 448,07 euro per 13 mensilità). Sicuramente ne hanno più diritto dei circa 82.000 stranieri con più di 65 anni che con la furbata del ricongiungimento familiare si incassano lo stesso assegno senza aver mai versato un centesimo nelle casse dell’INPS. E non è giusto!”

“Lascio a chi legge”, conclude Lena, “ogni riflessione sull’argomento. Ma un Governo che non tutela i propri cittadini non merita di restare in carica. Se ne deve andare a casa!”

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