Trump e l'internazionale populista

Gianluca Donati
Trump e l'internazionale populista

Quando la Lega Nord parlava della necessità di introdurre dazi (per esempio sui prodotti cinesi) i detrattori accusavano l’allora partito di Bossi di farneticazioni “fascistoidi”. Quando Giulio Tremonti criticava la globalizzazione e affermava che l’ingresso improvviso della Cina nel WTO era stato un colossale errore che aveva messo in crisi l’economia occidentale, non si sprecavano le derisioni e le insinuazioni di “incompetenza”. Adesso a introdurre “il protezionismo economico” è il neoeletto presidente USA Donald Trump che, finita la campagna elettorale, prosegue nel promettere una vera e propria rivoluzione in campo economico e non solo. Non sappiamo se Trump manterrà le promesse, né possiamo essere certi che gli e le lasceranno mantenere, perché “i poteri forti” sono tanti e cercheranno verosimilmente di ostacolare il cammino presidenziale di Trump. Intanto però Trump ha cominciato a minacciare Ford, GM e Toyota intimandoli di tornare a produrre in patria e creare posti di lavoro tra i cittadini americani e i risultati si sono subito visti. Durante la campagna elettorale i professionisti della disinformazione che affollano questo malato occidente insistevano nel dire che la ricetta di Trump era folle e che comunque, qualora fosse stato eletto, non avrebbe realmente concretizzato tali promesse perché impossibili. Ebbene ecco che il tycoon tuona contro GM: “L’azienda deve "fare le auto negli Usa o pagare pesanti tasse doganali” e poi ribadisce il concetto anche a Ford e Toyota. Improvvisamente le suddette aziende si “mettono in riga”; Ford annuncia di aver annullato la costruzione di una nuova fabbrica da 1,6 miliardi di dollari in Messico e di destinare 700 milioni di dollari per espandere lo stabilimento di Flat Rock, in Michigan. Naturalmente la Ford ha annunciato che tale proposito non ha nulla a che fare con le parole di Trump e gran parte della stampa cerca di ridimensionare “l’effetto Trump”. La verità è che Donald “fa sul serio” e intende bloccare (finalmente) il processo di delocalizzazione tipico della globalizzazione neoliberista. In sostanza il presidente USA vuole attuare una politica economica “protezionistica”. E assieme al “protezionismo” Trump promette anche una politica estera all’insegna dell’isolazionismo, ovvero, limitare l’interventismo politico e militare alla sola difesa diretta della propria patria. In sostanza Trump potrebbe essere il leader di una potenziale “internazionale populista” che rovesciando la globalizzazione ripristinerebbe i concetti tipici di sovranità Stato-nazione e dove i rapporti tra nazioni si baserebbero su relazioni bilaterali. Questa è un’occasione storica che non possiamo assolutamente mancare. Se alle prossime elezioni in Francia, dovesse vincere la Le Pen, possiamo ben sperare che l’Ue e l’euro tramontino definitivamente. Allora sarà opportuno che anche in Italia sia pronto un soggetto politico-culturale che sappia cogliere il vento propizio e dia al nostro paese un governo isolazionista-protezionista.

Livorno LI, Italia

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