Incredibile ad Ankara

Turchia, calci e pugni in parlamento: riforma costituzionale finisce in rissa

Scontri tra i deputati del partito di governo "Giustizia e sviluppo" e della principale forza dell'opposizione, il "Partito repubblicano del popolo"

Redazione
Turchia, calci e pugni in parlamento: riforma costituzionale finisce in rissa

Foto ANSA

Calci e pugni sono volati nella notte tra mercoledì e giovedì nell'aula dell'Assemblea nazionale turca durante la votazione sugli articoli della controversa riforma della Costituzione in senso presidenziale. Lo scontro, che ha coinvolto parlamentari del partito di governo, Giustizia e sviluppo (Akp), e della principale forza dell'opposizione, il Partito repubblicano del popolo (Chp), è nato dalla protesta di alcuni deputati per la decisione di altri di esprimere il proprio voto sugli articoli della riforma in modo "non segreto". Parlamentari dell'Akp, infatti, hanno votato senza entrare nella cabina riservata al voto segreto e loro colleghi del Chp hanno deciso di filmare la scena. L'iniziativa di alcuni deputati del Chp ha provocato una dura reazione da parte dei parlamentari dell'Akp. Nonostante la rissa, il terzo, il quarto e il quinto articolo della riforma sono stati approvati.

Il gruppo parlamentare del Chp, principale forza d'opposizione kemalista, ha annunciato che intende prolungare il più possibile il dibattito parlamentare sull'emendamento della Costituzione (composto da 18 articoli), ricorrendo anche a mozioni di sfiducia contro esponenti dell'esecutivo. "Pensiamo che più il processo sarà lungo più sarà utile e meglio potranno emergere i difetti della proposta costituzionale che potrà così essere ritirata", ha detto all'agenzia di stampa Anadolu il vice capo gruppo del Chp, Ozgur Ozel, poco prima che iniziasse il dibattito in aula. La riforma gode comunque dell'appoggio della stragrande maggioranza dei deputati del partito di governo e del Movimento nazionalista (Mhp), i quali, insieme, possono garantire i 330 voti necessari per l'indizione del referendum come già dimostrato nelle prime votazioni.

Il premier Binali Yildirim ha rivelato lo scorso primo dicembre che la bozza prevede una presidenza "di parte", lasciando intendere che il capo dello Stato potrà conservare i legami con il suo partito politico di provenienza. "Questo è il maggiore cambiamento che abbiamo fatto", ha detto il primo ministro. In realtà la riforma prevede la piena trasformazione della Turchia in una repubblica presidenziale, con l'abolizione della carica di primo ministro, i cui poteri verranno attribuiti al capo dello Stato. Il nuovo presidente potrà quindi assumere tutti i poteri ora riservati al consiglio dei ministri e avrà la facoltà di emettere decreti su diritti personali e libertà fondamentali. Allo stesso tempo il presidente potrà nominare i suoi vice e i ministri, proclamare lo stato d'emergenza e sottoporlo all'esame dell'assemblea legislativa, nonché nominare alti funzionari pubblici. Sia il presidente che il parlamento potranno inoltre convocare le elezioni.

I deputati dei partiti politici che hanno ottenuto almeno il 5 per cento dei voti e almeno 100 mila voti alle ultime elezioni generali potranno candidarsi alla presidenza. Per quanto riguarda il ruolo del parlamento, esso continuerà a detenere il potere legislativo e potrà avviare dibattiti e inchieste su temi di interesse pubblico. Un'altra importante novità introdotta dalla riforma riguarda invece l'apparato giudiziario: sarà consentito al presidente nominare quattro membri del Consiglio superiore della magistratura all'interno del quale il sottosegretario del ministero della Giustizia avrà un seggio permanente. Sarà quindi rafforzato il controllo dell'esecutivo sul sistema giudiziario. La riforma sancisce infine l'abolizione dei tribunali e delle commissioni militari, una chiara indicazione della volontà di Erdogan di eliminare definitivamente l'influenza militare sulla vita civile e politica del paese.

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