il regalo di obama a cuba

Il buonista e il dittatore, due facce della stessa medaglia

Prima di alzare i tacchi, l'ex presidente USA "accoglienza e porte aperte" ne combina un'altra, contro Trump: chiude le porte in faccia ai rifugiati veri, quelli che scappano da Raul Castro

Alfredo Lissoni
Il buonista e il dittatore, due facce della stessa medaglia

Barack Obama e Raul Castro. Foto ANSA

Ha rotto le tasche per anni ai contribuenti americani parlando di accoglienza, Barack Obama (l'ultima volta, con l'accelerazione per le porte spalancate ai "rifugiati", in dicembre: 23.428 arrivi in due settimane e la sparata "Obiettivo finale 110.580"). Adesso, pur di fare l'ennesimo sgarbo a Trump, e magari guastargli i rapporti con la comunità cubana negli States (particolarmente attiva e dal peso elettorale interessante), fa un regalo alla dittatura castrista e chiude le porte in faccia ai profughi veri, quelli che scappano da Cuba.

E dall'altra parte, il governo cubano gli batte le mani e plaude alla decisione di revocare la norma che consentiva agli immigrati cubani di ricevere la residenza degli USA una volta toccato il suolo degli Stati Uniti; costernata la comunità cubana, che deplora la fine di una via di fuga verso la libertà. La balla rifilata ai media - perché non si può fare una porcata simile senza attirarsi addosso delle critiche, specie se ci si fregia del titolo di Nobel per la pace -  è che la regola "creava seri problemi alla sicurezza di Cuba, a quella degli Stati Uniti e alla sicurezza dei nostri cittadini rendendoli vulnerabili al traffico degli esseri umani, a frodi e violenze, incoraggiati da quella politica preferenziale"; questo l'assist di Josefina Vidal, responsabile dei rapporti con gli Stati Uniti per il ministero degli Esteri cubano, a Barack che non Sbarack.

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