Condannato, ma non alla prigione

Varese, marocchino massacrava di botte la moglie "troppo occidentale"

Il giudice ha disposto che l'uomo, un nordafricano trentaseienne, non dovrà più avvicinarsi a lei. Una vita di soprusi, botte e minacce con il coltello in mano

Redazione
Varese, marocchino massacrava di botte la moglie "troppo occidentale"

“Devi mettere il velo”. E siccome lei, italiana di Jerago con Orago nel varesotto e sposata con un marocchino, il velo non lo voleva mettere, giù botte da orbi. È finito assai rapidamente l'idillio dei primi mesi di matrimonio per la coppia mista, dopo che lui, per “convincerla” che avrebbe dovuto adeguarsi alle tradizioni islamiche, non aveva esitato a passare alle maniere forti. Nel febbraio del 2008 l'uomo aveva mandato la donna all'ospedale, con una ginocchiata al petto. E questo perché, a sentire lui, lei “conduceva una vita troppo da occidentale”.


In un'altra occasione l'aveva inseguita con un coltello, urlandole “Ti sgozzo”; un'altra volta ancora le aveva lussato un dito solo perché lei aveva chiesto di andare a far compere al Centro commerciale di Arese, nella mente malata del marito una sorta di “tempio del male”. Come se non bastasse, dopo aver perso il lavoro, il marocchino sperperava il sussidio di disoccupazione della moglie in fumo, alcool (ma il Corano non lo vieta?) e hascisc.


Dopo anni di soprusi, la donna, picchiata anche davanti ai figli, ha deciso di dire basta. Ha raccolto le prove dei maltrattamenti, fotografandosi dopo le botte, quindi ha spedito i selfie a degli amici (per evitare che il marito manesco li trovasse e li cancellasse) e dopo è andata a denunciarlo ai carabinieri. Ieri il giudice ha disposto che l'uomo non dovrà più avvicinarsi a lei. Servirà? Non lo sappiamo, ma speriamo.

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