il ricordo di chi l'ha conosciuto

La lezione di Zygmunt Bauman

Lo studioso polacco di origine ebraica, morto in tarda età pochi giorni or sono, ha definito sociologicamente come modernità liquida l’epoca in cui viviamo. Cosa significa?

Associazione Culturale Roberto Ronchi - Milano
La lezione di Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman, studioso polacco di origine ebraica, morto in tarda età pochi giorni or sono, ha definito sociologicamente come modernità liquida l’epoca in cui viviamo. Cosa significa? Consapevole della “irriducibile responsabilità individuale e della intima relazionalità della condizione umana” (Magatti), Bauman comprese l’ambivalenza della modernità e la necessità di coniare un nuovo linguaggio per parlare di una realtà in tumultuoso mutamento, fondata sulla "cultura dello scarto", sia delle cose che delle persone, come effetto diretto di una globalizzazione dove un individualismo sempre più radicale si combina con apparati tecnici ed economici sempre più complessi e impersonali. Esito fatale, sotto il profilo teorico-politico, della congiunzione fra la settantennale esperienza comunista est-europea e il capitalismo finanziarizzato nord-americano.


In tale quadro, laddove tutte le relazioni sono sfilacciate, anzi, lo sfilacciamento è condizione fondamentale per l’imporsi di un’ideologia pratica materialista che sfugge e deve sfuggire alla comprensione del popolo, “tutto dev’essere friabile, perché tutto dev’essere soltanto consumismo frenetico, tutto dev’essere solubile, ma proprio tutto”: “liquido”, insomma. A propria volta, il soggetto stesso deve farsi liquido, cioè pronto supinamente a piegarsi a quelle esigenze mercantili. Dai rapporti di lavoro, mai definitivi e sempre temporanei, alle relazioni affettive, perché nulla è per sempre, nel mercato globale l’individuo deve poter scegliere e cambiare ogni volta che gliene salta il ghiribizzo oppure, al contrario, deve sottoporsi prontamente alle non controllabili “superiori esigenze” del sistema. Schiavizzazione nei due sensi, verso una solitudine individualistica priva di sbocchi e verso una macchina governata da non si sa effettivamente chi, al servizio di interessi quanto meno oscuri.

Occorre schierarsi. O con l’accettazione di quella liquidità sopra descritta oppure con la solidità in sé intesa, fatta di persone che “ostinatamente tessono legami, di lavoro, amicizia e amore…, che credono nell’amore per sempre, nella famiglia, nell’azienda la cui prima ricchezza è il lavoratore, in un’economia dei produttori che mette al centro la terra, l’impresa, la bottega, l’ingegno”. Persone che hanno la possibilità di un effettivo, sufficiente controllo delle strutture in cui tali loro legami si esplicitano ed attuano.

Questo ci insegna e ci ha insegnato Zygmunt Bauman. La sua modernità liquida non è soltanto “lo slogan fortunato di una breve stagione”, spesso erroneamente interpretato se non abusato, ma una chiave di lettura che spiega lo “sfarinamento della comunità, del partito, del sindacato, della famiglia, anche delle Chiese”. Spiega perché, sono parole sue, "i corpi solidi per i quali oggi è scoccata l’ora di finire nel crogiolo ed essere liquefatti sono i legami che trasformano le scelte individuali in progetti ed azioni collettive". Bauman, al riguardo, si dichiara "pessimista a breve termine, ottimista a lungo termine", perché consapevole di averci fornito gli strumenti di analisi e anche le armi per resistere a questo terribile totalitarismo materialista di impronta finanziaria.

Così pure si espresse – sto rileggendo gli appunti - in una per noi memorabile (per chi l’abbia veramente voluto ascoltare) conferenza in quel di Bergamo, di qualche anno fa, rispondendo anche ad alcune nostre precise domande al riguardo. In sede politica, ciascuno tragga i conseguenti parallelismi e conclusioni. f.j.

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