Bilinguismo benefico

L'Accademia della Crusca: "Parlare i dialetti fa bene al cervello"

Pubblicato sulla pagina Facebook della prestigiosa istituzione un articolo che riporta i vantaggi per i bambini che conoscono uno o più idiomi locali

Redazione
L'Accademia della Crusca: "Parlare i dialetti fa bene al cervello"

Il post sulla pagina Facebook dell'Accademia della Crusca

"I vantaggi associati al ‪‎bilinguismo‬ possono essere condivisi dai bambini che parlano uno o più ‪‎dialetti‬. Perché tali benefici insorgono con qualsiasi combinazione di lingue che si differenziano abbastanza da impegnare il cervello. Possono essere due dialetti della stessa lingua, due lingue simili come spagnolo e italiano, o totalmente differenti per esempio inglese e mandarino": queste le parole di Napoleon Katsos, ricercatore dell'Università di Cambridge, che accompagnano il link postato ieri sulla pagina Facebook dell'istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana. L'articolo in questione, pubblicato alcuni giorni fa da Repubblica a firma di Rosita Rijtano, riporta il risultato di diversi studi, secondo i quali la nostra mente percepisce i dialetti come lingue e padroneggiarli la allenerebbe in egual misura, con tutti i vantaggi che ne conseguono.

"Gli effetti benefici del bilinguismo sono oggi più che noti - si può leggere nell'articolo - , per farsene un'idea basta scorrere i titoli delle notizie in merito: chi parla due lingue ha il cervello più forte, tanto da venir protetto in caso di ictus; il bilinguismo? Un vantaggio. Si impara meglio fin da piccoli; bilinguismo: una palestra per il cervello già a 11 mesi. E via discorrendo". Quello che mancava era uno studio similare sui dialetti, e a colmare la lacuna ci ha pensato Napoleon Katsos, ricercatore dell'Università di Cambridge, insieme ai suoi colleghi dell'Università di Cipro e della Cyprus University of Technology, con una ricerca diretta a studiare le performance cognitive dei più piccoli cresciuti parlando sia il greco cipriota sia il greco moderno: due varianti dell'idioma ellenico che sono strettamente legate, ma differiscono tra loro a ogni livello dell'analisi linguistica (vocabolario, pronuncia e grammatica). Un'analisi che ha coinvolto 64 bambini bi-dialettali, 47 multilingui e 25 monolingue, e in cui i tre gruppi sono stati messi a confronto tenendo conto delle condizioni socio-economiche, del livello d'intelligenza generale e delle competenze linguistiche. "Un po' a sorpresa", scrive Katsos sulla rivista statunitense Quartz, "i bimbi multilingui e quelli bi-dialettali hanno dimostrato un vantaggio su quelli monolingue in un punteggio composito di processi cognitivi, basato su test della memoria, attenzione e flessibilità".

Come riporta Repubblica, non si tratta del solo esito che va in questa direzione: un'altra ricerca recente ha preso in considerazione gli obiettivi educativi raggiunti da quei ragazzi norvegesi a cui insegnano a scrivere in due dialetti scoprendo che negli esami nazionali, inclusi quelli di aritmetica e lettura, ottengono risultati migliori della media. E ancor prima un report redatto da Maria Garraffa, Madeleine Beveridge e Antonella Sorace, ha evidenziato che pur non essendoci differenze immediate tra i bimbi che utilizzano un mix di sardo e italiano e quelli che dialogano solo in italiano per quel che riguarda abilità cognitive e linguistiche, quando nel tempo emergono gradualmente delle diversità sono a favore dei primi. "Questo suggerisce", conclude Katsos, "che i vantaggi in precedenza associati al bilinguismo possono essere condivisi dai bambini che parlano uno o più dialetti. Perché tali benefici insorgono con qualsiasi combinazione di lingue che si differenziano abbastanza da impegnare il cervello. Possono essere due dialetti della stessa lingua, due lingue simili come spagnolo e italiano, o totalmente differenti per esempio inglese e mandarino. Ma passare sistematicamente da una all'altra, sembra fornire alla mente quella stimolazione extra che porta a performance cognitive più alte. La pluralità è una marcia in più e a tal proposito i dialetti sono sottostimati".

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