close encounters of the second kind

Paralizzati da un UFO

Viaggio nel mondo degli X-files europei, tra dischi volanti che sparano fasci di luce ad improvvise paralisi motorie, dai black out alle piogge insolite

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Paralizzati da un UFO

Con il termine Incontri ravvicinati del secondo tipo o IR-2 in ufologia si indicano tutti quei casi in cui i dischi volanti hanno interagito direttamente sull'ambiente circostante, causando degli effetti temporanei o permanenti su cose, persone o animali. Queste interazioni consistono solitamente in bruciature (sul terreno, spesso calcificato o radioattivo; sulla vegetazione, disidratata; sui tetti delle macchine, che perdono la vernice), in ustioni su animali (a volte arsi o mummificati) e su persone (che riportano bruciature a scacchiera, a triangolo, a sfera). Ma effetti fisici possono essere considerati anche tutti quei fenomeni secondari conseguenti all'esposizione UFO, dai black out delle luci di appartamenti, delle torce elettriche e delle fonti autonome al blocco dei motori sino ai disturbi elettrostatici delle radio. Per tutti questi effetti si è ipotizzata una contaminazione causata dal preteso alone elettromagnetico che avvolgerebbe i dischi volanti in volo o in fase di atterraggio.


Questo stesso alone svanirebbe una volta spentosi il motore (ammesso che vi sia) del disco volante. Lo stesso alone sarebbe responsabile di altri effetti come l'abbondante lacrimazione causata ad alcuni UFOtestimoni. Secondo altri studi, i dischi volanti emanerebbero microonde (che cuociono la vegetazione ed il terreno) e radioattività (causa di perdita di capelli, pelle, unghie, equilibrio, nausee); in rari casi rilascerebbero composti chimici insoliti: vetro borosiliceo (detto anche manna, bambagia silicea, capelli della vergine o angels' hair), frammenti di silicio o itterbio (silicio e titanio sono componenti anche delle nostre astronavi), materiale meteorico con percentuale isotopica non presente sulla Terra ma solo nello spazio, blocchi gelatinosi, reperti metallici lavorati di varia natura. La bambagia silicea è stata raccolta ed analizzata dopo che, nel 1954, cadde copiosa su Firenze. Ma già a Roma il 5 agosto del 352, in piena estate torrida, venne trovata sull’Esquilino una sorta di neve che delineava uno spazio ampio al punto tale da contenere una basilica: caduta da strane nubi, secondo la ricostruzione pittorica proposta nel XV secolo da Masolino da Panicale; trovata direttamente in situ dopo il sogno profetico del papa e di un nobile devoto romano che intendeva individuare un luogo ove erigere una chiesa alla Madonna, e scomparsa non appena il terreno venne delimitato, secondo la documentazione ecclesiastica. Sia come sia, papa Liberio gridò al miracolo ed ordinò la costruzione della chiesa di S.Maria ad nives, S.Maria della neve, la più grande ed antica chiesa di Roma (oggi Basilica Sixti). Sebbene vi siano teorie che sostengono che la chiesa sia stata costruita prima del 352, papa Benedetto XIV (1740-58) confermò i fatti, proclamando che “va riconosciuto che non ci manca nulla per poter affermare con certezza morale che il prodigio della neve sia vero”.

Sebbene negli ultimi anni diversi ufologi, soprattutto inglesi, abbiano proposto una nuova catalogazione dei tipi di avvistamento, l'IR-2 resta, secondo la definizione del papà dell’ufologia, l’astronomo americano Joseph Allen Hynek, "l'interazione con l'ambiente e anche con il testimone. L'interazione a cui si fa cenno può essere con la materia inanimata come, per esempio, quando l'UFO bruciacchia della vegetazione o lascia delle impronte nitide e chiare sul terreno; oppure sulla materia animata come gli animali e gli esseri umani. Anche gli uomini possono subire delle alterazioni fisiche evidenti come spellature, ustioni, paralisi temporanee, congiuntiviti, arrossamenti ed altro, oltre che, naturalmente, delle alterazioni di natura psichica". Questi eventi sono i più interessanti in quanto studiabili in laboratorio, e dunque probatori secondo i canoni della scienza. In tal caso, possiamo allora vantare, di fronte agli scettici, diverse centinaia di casi di tracce al suolo (e persino alcuni casi di ustioni sulla pelle) che dimostrano inequivocabilmente che, là fuori, c’è qualcosa perfettamente in grado di interagire con il nostro ambiente.

La spiegazione extraterrestre di questi fenomeni è motivata dal fatto che nei resoconti testimoniali ricorrono spesso strane presenze umanoidi (oltre 300 i casi nella sola Italia; i primi casi risalgono al 1947, con un aumento vertiginoso a partire dal 1954); nei confronti di questi racconti i seri ricercatori (Hynek in testa) restarono a lungo scettici. Nonostante la sincerità dei testimoni, lasciava interdetta la considerazione che queste creature, anziché stabilire un contatto intelligente come ci si sarebbe aspettato, ci snobbavano quando addirittura non ci aggredivano o per contro fuggivano a rotta di collo; il culmine fu raggiunto quando, in molti episodi, gli E.T. dimostrarono un comportamento che di intelligente aveva ben poco (in un caso un alieno fu visto camminare sul muro in orizzontale, come in un fumetto). Il matematico francese Aimé Michel definì questi incontri un festival dell’assurdo, ed altri ricercatori cominciarono a considerare il fatto che forse gli alieni non erano creature in carne ed ossa, ma semplici robot.

A detta dell'ormai scomparso gruppo francese Ouranos, "in media un atterraggio ogni quattro gli occupanti UFO si fanno vedere”; talvolta, producendo dolorosi effetti fisici (come in un contatto avvenuto a Mezobereny, in Ungheria), spesso dovuti all'azione di fasci di luce sprigionati da strane armi a forma di tubo o di sfera, usate dagli E.T. contro terrestri troppo curiosi. Di tali armi si parla già nella letteratura ufologica dei primordi. Nel primo contatto alieno "ufficiale", l'incontro a Raveo del pittore Johannis Rapuzzi il 14 agosto 1947 con due nanerottoli, il terrestre venne paralizzato da un fascio sprigionatosi dalla cintura di uno dei piccolotti incontrati nel bosco (Rapuzzi divenne in seguito noto per alcuni suoi romanzi di fantarcheologia, C’era una volta un pianeta e Quando ero aborigeno. A. Cersosimo lo recensì nel 1978 a margine di un libro di E. Van Vogt).

“Negli incontri di secondo tipo si notano effetti puramente fisiologici (ustioni, dolori, malesseri diffusi, irritazioni), psicologici (nevrosi, incubi, insonnia) e/o psicosomatici (disturbi digestivi, visivi, auditivi, sessuali)”, ha dichiarato l'ufologo francese Pierre Delval, autore di un'analisi su 100 casi di UFO atterrati, comprendenti in minima parte anche il contatto con gli umanoidi (IR-3). Delval ha notato che gli "effetti fisici" (EF) erano riscontrabili in 13 IR-3 e in 20 IR-2. Gli IR-3 complessivi erano 20. In 19 casi tali effetti erano prodotti dal raggio luminoso. Nel caso di Marius Dewilde, che il 10 settembre 1954 a Quarouble in Francia, si imbatté in due alieni, il teste si ritrovò con gli occhi chiusi, per una momentanea paralisi dei muscoli orbitali.

Al contrario, nell'esperienza del sig. Manselon (che incontrò gli extraterrestri il 14 marzo 1969 a Malataverne, Francia), il teste notò che l'unica cosa che riuscisse a muovere erano solo gli occhi. In taluni casi il teste (Dewilde, Manselon, ma anche gli UFOtestimoni Chailloux e Masse, quest’ultimo protagonista di un IR-3 con due alieni macrocefali) ha cercato invano di urlare. Questa sorta di paralisi della gola l’ho constatata anche in alcuni casi da me inchiestati. La signora Giuliana mi ha raccontato di essere stata svegliata, una notte dell'estate del 1989, “da un fascio di luce blu, forte, che entrava dalla finestra”. Solo che di fronte alla casa vi era solo un giardino e l’abitazione della signora era al quarto piano. Fuori, non poteva trovarsi nessuno, a meno che volasse. E difatti, alzatasi, la donna andò alla finestra e fece per tirare su la tapparella; in quel mentre sentì una scossa molto intensa, che la fece tremare e le bloccò il braccio sulla corda (corda che, come è noto, non conduce elettricità); voltatasi per chiedere aiuto al marito dormiente, la donna non riuscì a profferire verbo.


Con notevole sforzo, allora, sollevò di poco la tapparella, scorgendo un "oggetto di 3-4 metri di diametro, color canna di fucile, sospeso in volo davanti alla finestra”. Aveva una base rotonda bombata e una cupola. Tra la cupola e la base c'era una scanalatura di 30 cm. Vedevo uscire come dei fili colorati, dei raggi fosforescenti bianchi e colorati. Erano tanti, come fili sottilissimi...", mi ha raccontato. Poco dopo l'oggetto si sollevò, scomparendo sopra i tetti delle case, in direzione della città di Rho. Solo in quel momento la donna avrebbe recuperato la propria abilità motoria. Quest'episodio ne rammenta uno analogo, accaduto il 21 novembre 1973 ad una casalinga canadese di Joliette che, alzatasi una notte, scorse una figura di aspetto umano, ma senza naso e bocca e alta solo un metro e venti, fuori dalla finestra. La donna provò un'insolita sensazione di grande bellezza; e rimase paralizzata per 15 secondi.

Un altro tipo di paralisi riguarda gli arti inferiori. In taluni episodi il testimone resta bloccato in una posizione innaturale, senza che questa però pregiudichi il suo senso dell'equilibrio. Manselon notò che la sua posizione era perfettamente stabile e sia Dewilde che il francese Goujon (protagonista di un incontro il 30 settembre 1954 a Coulommiers, Francia), come pure Stefano G. (25.7.70 Bordes, Francia), che erano stati sorpresi in piena corsa, rimasero paralizzati, precariamente in bilico, senza cadere per terra. Il docente universitario americano David Jacobs, studioso di rapimenti UFO (IR-4), ha rintracciato addirittura il caso di un rapporto sessuale interrotto da un sequestro alieno; mentre la donna venne portata via, l'uomo rimase gattoni, ed in erezione, per oltre un'ora, solo, nel letto! Il teste non riusciva a muovere la testa e si limitava ad occhieggiare per la stanza vuota.

L’interessante, in queste esperienze, è che i movimenti degli UFOtestimoni e dei rapiti non risultano sempre bloccati nei punti terminali, quali i muscoli o i nervi; i protagonisti restano coscienti, in equilibrio e spesso in grado di muovere almeno gli occhi. Ciò induce a pensare che la paralisi non avvenga a livello cerebrale. La signora Sipala, pur paralizzata, riuscì a scuotersi grazie ad un potente sforzo mentale; nell’avvistamento UFO del francese J. Tyrode 22.5.67, Evillers), il teste, che rimase imbambolato in macchina ad osservare un disco che lo sorvolava, pur avendo a disposizione una macchina fotografica, non pensò neanche per un istante a fotografare l'oggetto. "Il suo cervello era come svuotato", commentò Delval. Ian Macpherson, autore di ciò che è ritenuta dall'ufologo inglese Malcom Robinson "una delle poche foto UFO buone", rimase, il 14 febbraio 1994, più di un quarto d'ora ad osservare un disco librato in cielo a bassa quota, prima di decidersi a fotografarlo. E sì che il teste, fotografo semiprofessionista, si trovava presso Claigluscar proprio per scattare delle immagini panoramiche. "Provai...un senso di rassegnazione e rilassamento...Solo quando l'oggetto cominciò ad allontanarsi scomparve la sensazione che mi aveva immobilizzato la mano...", dirà il testimone.


Questa sensazione di intontimento è stata notata anche da Delval. "Nel corso di molteplici inchieste si ebbe occasione di sentire numerosi testimoni, i quali confidarono che, durante le osservazioni, il loro cervello era come svuotato. Avrebbero voluto reagire in una certa maniera, ma non riuscirono ad assumere il comportamento adeguato. Il che, insomma, comporterebbe che gli occupanti UFO sarebbero in grado di paralizzare il nostro senso critico, il nostro spirito di iniziativa e di decisione". Tale paralisi agirebbe direttamente su alcuni punti dell'encefalo, inibendo la volontà ed il pensiero cosciente, come una sorta di ipnosi.

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