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Dirigente del Pd di Bologna evoca gli "spettri xenofobi": gli elettori di sinistra lo prendono a pernacchie

Il segretario del circolo Pd Passpartout di Bologna usa toni adolescenziali contro la Lega ma viene sbeffeggiato: "Togliete la foto di Berlinguer e mettete quella di Verdini"

Marco Dozio
Dirigente del Pd di Bologna evoca gli "spettri xenofobi": gli elettori di sinistra lo prendono a pernacchie

Si vota per il Comune di Bologna? C’è da decidere il sindaco? Si vota sulle periferie preda del degrado, sull’abusivismo dilagante, sulla viabilità astrusa, sulla sicurezza perduta, sul rilancio del turismo, su com’è stata (mal)governata la città negli ultimi 5 anni da Virginio Merola? Avete le traveggole, siete in malafede e poco informati. A sentire i circoli del Pd e in particolare Fiorentino Marco Lubelli, segretario del circolo Pd bolognese Passpartout, domenica 19 giugno non sono in discussioni tali sciocchezzuole. Si punta in alto, molto più in alto. Si vota per un referendum tra fascismo e antifascismo, libertà e schiavitù, razzismo e progressismo, bene e male, buoni e cattivi, fantasmi reazionari e rinascite morali, inferno oscurantista e paradiso dei lavoratori. Robe così. Fiorentino Marco Lubelli nei giorni scorsi si è rivolto ai “compagni” (così li ha definiti) con un post sulla pagina Facebook del circolo Passpartout: “Siamo chiamati a raccolta per fugare da Bologna gli spettri xenofobi e reazionari della peggiore espressione delle destre in Italia. La Lega non deve passare, non dobbiamo permettere che in una città medaglia d'oro per la Resistenza, vincano gli alfieri dell'intolleranza, dell'egoismo sociale e della paura. Avanti tutta compagni!”.

Toni da seconda guerra mondiale e da “no pasaran” messi nero su bianco da un dirigente del Pd di Bologna, non da un ragazzino in vena di paturnie politico-adolescenziali. Un appello talmente naif da far sorridere persino quei “compagni” che sarebbero dovuti accorrere entusiasti a salvare la democrazia in pericolo, come si legge nei commenti al post. Lubelli, non contento, ha corroborato l’intemerata con una foto in cui Enrico Berlinguer pare rivolgersi con sguardo sognante proprio a lui, al barricadero segretario di circolo. Troppo anche per i più pazienti e comprensivi. Roberto Onofri commenta così: “Togliete la foto di Berlinguer e mettete quella di Verdini. Non offendete la buona storia ma vergognatevi e cercate oggi di far qualcosa di buono. Ma ormai non ce la fate più”. La risposta a nome del circolo Passpartout è talmente paradossale da risultare incredibile: “C’è il programma completo di Virginio Merola sul suo sito e se Bologna è caput mundi anche per merito suo e della sua giunta”. Onofri replica incredulo: “Ma chi scrive è un comico?”.

E ancora, Frank Casadio: “Ridicolo mettere la foto di Berlinguer vicino al vostro assurdo simbolo....lo fate rivoltare nella tomba, lui era un politico serio.....voi no!!!”. Rincara la dose Massimo Collina: “Dovete togliere le foto di Berlinguer dalle vostre sedi non lo rappresentate più, siete diventati un partito centrista democristiano e non avete più a che fare con la cultura di sinistra”. Ivo Montanari: “Da Ravenna, vi invito a togliere la foto di Enrico, ne offendete la memoria”. Paola Ricci: “Segretario, anziché agitare lo spettro dell'avversario cattivo - son buoni tutti - ci dici che cosa vuoi fare di diverso nei prossimi cinque anni, se vince Merola?”. Il circolo rimanda ancora una volta alla lettura del programma. E la Ricci: “Lo scarico, lo stampo e seguirò passo passo la sua realizzazione, nel caso vincesse Merola, cosa che dubito”. E se lo dice una “compagna”...del resto col Pd convinto di trionfare al primo turno e invece costretto al ballottaggio da Lucia Borgonzoni, i segnali di disaffezione da quelle parti sono si sono moltiplicati negli ultimi giorni: la contestazione a Borgo Panigale, la sconfitta nel dibattito televisivo e ora queste significative rivolte social con una prospettiva “da sinistra”. Merola, comprensibilmente, è sempre più nervoso.

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