In Italia sempre più “Home schooling”

Quando la scuola e la cultura sono libere, sul serio

In Francia l’inserimento di corsi di arabo nella scuola pubblica per “occidentalizzare” l’islam ha prodotto in realtà l’effetto opposto: islamizzare l’Europa. All’emergenza educativa, alla perdita delle radici e all’indottrinamento laicista e gender le famiglie reagiscono anche con le “scuole parentali”. A San Benedetto del Tronto c’è la “Gilbert Keith Chesterton”, una esperienza educativa e culturale da imitare

Pietro Licciardi
Quando la scuola e la cultura sono libere, sul serio

Una delle locandine della scuola libera “Gilbert Keith Chesterton” di San Benedetto del Tronto

L’articolo 30 della Costituzione dice che è dovere dei genitori educare i figli mentre secondo l’articolo 33 “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Purtroppo, come buona parte delle disposizioni di principio della nostra Carta fondamentale, si tratta in sostanza di chiacchiere, perché in Italia è lo Stato ad avere di fatto il monopolio dell’istruzione di ogni ordine e grado. Soprattutto adesso che la scuola paritaria, ovvero quella pubblica non statale, è stata di fatto liquidata con tagli continui ai fondi e ingabbiata in una rete di vincoli, anche di carattere didattico, che la rendono praticamente uguale a qualsiasi altra scuola statale. Eppure c’è qualcuno che eroicamente resiste e che soprattutto di fronte allo sfascio culturale ed educativo in cui versa l’istituzione scolastica, e ai tentativi di vero e proprio indottrinamento non soltanto politico di chi la frequenta, si è rimboccato le maniche ed è sceso in trincea per provvedere direttamente alla formazione dei proprio figli.

Negli Stati Uniti si chiamano home schooling, scuole domestiche, e pian piano si stanno facendo strada anche in Italia, ma non è una “ultima moda” di importazione. La scuola domestica è sempre stata presente nell’Italia rurale e patriarcale, in cui erano i genitori e i nonni a trasmettere ai giovani e giovanissimi la loro profonda cultura assieme a quel po’ di istruzione in loro possesso. E dove non arrivavano loro c’era il parroco, che in canonica organizzava qualche classe per impartire i primi e necessari rudimenti del sapere. Poi con Napoleone arrivò anche qui la Rivoluzione Francese e fu lo Stato a prendere in mano l’istruzione. Ufficialmente per dare a tutti i suoi cittadini, anche i più poveri, la possibilità di studiare, ma soprattutto perché con la “reclusione” sempre più ampia e coatta dei bambini nelle aule scolastiche, a cominciare dalla più tenera età, gli era molto più facile formare le generazioni ai suoi “valori” di libertà, fraternità, uguaglianza, e poi di ateismo, nazionalismo, laicismo, socialismo e via elencando. Non per nulla la prima cosa che ogni totalitarismo ha fatto è stato di mettere le mani sull’istruzione sottraendola alle famiglie.

Una di queste scuole domestiche è la “Gilbert Keith Chesterton”, fondata nel 2008 a San Benedetto del Tronto. A frequentarla all’inizio quattro bambini, tra cui i figli dell’attuale rettore, l’avv. Marco Sermarini. Poi si è andata man mano ampliando aggiungendo alla scuola media alcuni corsi superiori, classici e professionali: una sessantina di ragazzi in tutto. Ma il pilastro su cui si regge è sempre quello delle origini: libertà e tradizione.

Sermarini, partiamo dalla libertà…

La nostra è una scuola totalmente libera perché non dipendiamo in alcun modo dallo Stato e ci autofinanziamo completamente. La retta che chiediamo alle famiglie è molto bassa, 70 euro per la scuola media e circa 110 per quella superiore. L’educazione è condotta e pensata come un’alleanza tra scuola e famiglia perché la scuola è fatta dalle famiglie stesse, e le famiglie sono le titolari del diritto di educare i figli. Concepire l’educazione come appannaggio dello Stato è una concezione contraria alle radici della nostra civiltà. Certo, questo comporta qualche piccolo sacrificio; ogni anno i nostri figli devono sostenere degli esami di idoneità presso scuole statali o paritarie per veder assolto l’obbligo, ma gli stessi ragazzi si adeguano di buon grado pur di frequentare una scuola decisamente controcorrente di cui sono protagonisti.

Controcorrente anche nei programmi?

Introduciamo i nostri ragazzi al mondo ed alla vita secondo una visione cattolica. I nostri docenti non hanno carriere da difendere, pertanto possiamo tranquillamente insegnare ai nostri ragazzi che il Medioevo non fu affatto quell’epoca buia descritta nei manuali di storia, che l’Unità d’Italia non fu tutta gloria e Garibaldi non fu proprio un eroe senza macchia. Mostriamo loro la vera radice dell’arte che rende bella l’Italia, leggiamo poesie e facciamo scienza sempre partendo da una visione del mondo ben precisa. Percorriamo gli stessi sentieri degli altri alunni d’Italia ma abbiamo una nostra visione delle cose e abituiamo i nostri alunni a confrontarla con le altre con spirito critico. La nostra linea educativa si attiene ad uno dei motti del nostro grande Chesterton: “Una cosa morta può andare con la corrente. Ma solo una cosa viva può andarvi contro”.

Ma alla fine quali sono gli esiti del vostro percorso scolastico? I ragazzi riescono a ad avere la licenza e a diplomarsi?

Sì, e anche molto bene. Ormai sono parecchie le persone che ci vengono a trovare un po’ da tutta Italia per vedere, capire e imparare. Molti genitori infatti cominciano ad essere preoccupati per il sempre più evidente naufragio culturale ed educativo della scuola italiana e stanno cercando di salvare in qualche modo il futuro dei loro figli.

Non c’è il pericolo di costruire dei ghetti culturali a causa di questa che potrebbe sembrare una fuga dal mondo, per quanto problematico e insoddisfacente? Non sarebbe più giusto battersi per provare ad invertire la tendenza?

Direi proprio di no. Insegniamo uno sguardo totalizzante verso il mondo e abbiamo la pretesa di dire la nostra nei luoghi dove siamo e viviamo. Non pensiamo sia giusto crescere ragazzi e giovani senza punti di riferimento in rapporto ai quali poter giudicare le cose e i fatti. Riguardo la fuga… la famiglia oggi è attaccata su tutti i fronti, e cercare di assicurare una educazione che rispetti la personale visione del mondo e non quella imposta dal pensiero dominante è sempre più difficile, quasi impossibile. Amiamo l’Opzione Benedetto, suggerita dal saggista americano Rod Dreher nel suo libro di successo: costituire tanti piccoli luoghi in cui conservare e ricostruire quella fede e quella sapienza che l’Occidente sta dimenticando per farli diventare a loro volta centri di irradiazione, come fu per i monasteri benedettini, dai quali ricominciare a ricostruire la società. La Scuola Chesterton è uno di questi centri. Aspettiamo che altre famiglie e genitori e comunità vive diano vita, là dove sono, ad altrettante esperienze di resistenza e di libertà.

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