per qualcuno l''immigrazione clandestina è una risorsa

Catania, tratta delle nigeriane: era un fiume di denaro

Le vittime dovevano restituire somme che andavano dai 25mila ai 30mila euro ciascuna e prima della partenza dall'Africa venivano intimidite dai riti ju-ju

Redazione
Catania, tratta delle nigeriane: era un fiume di denaro

Foto generica

Un volume di affari milionario generato dai traffici di essere umani tra Africa e Italia. E' quanto accertato dalla Procura e dalla polizia di Catania nell'ambito dell'operazione 'Promise land' con dieci arrestati che avevano organizzato la tratta di giovani nigeriane avviate alla prostituzione. Dall'analisi dei flussi di denaro movimentato attraverso le carte di credito e postapay emerse nel corso delle indagini, e tutte sottoposte a sequestro, risultavano accertate operazioni nel periodo monitorato per un ammontare complessivo pari a 1.200.000 euro. Gli arrestati sono tutti nigeriani: sei donne quattro uomini. Quattro destinatari del provvedimento cautelare emesso dal Gip, su richiesta della Procura distrettuale etnea, sono attualmente all'estero.

Alcune delle vittime erano immesse nel circuito della prostituzione delle strade messinesi, dove un'indagata già tratta in arresto per tratta di esseri umani e già condannata, risultava gestire alcuni joints, postazioni lavorative su strada, e alla quale venivano consegnati i canoni mensili per singola posizione occupati. Il gruppo peraltro costituiva un punto di riferimento per altri connazionali i quali chiedevano consigli, contatti o supporto logistico.  Il volume di affari generato veniva gestito grazie al coinvolgimento di altri connazionali che si prestavano per trasferire, attraverso canali non ufficiali, la massima parte del denaro in Nigeria, dove veniva impiegato in investimenti immobiliari, o per trasferirlo ai 'connection men' libici in pagamento di nuovi viaggi.

Le vittime dovevano restituire somme che andavano dai 25mila ai 30mila euro ciascuna e prima della partenza dall'Africa venivano intimidite dai riti 'ju-ju' ai quali erano sottoposte, ovvero, lo stregone che officia il rito, sotto la minaccia del quale la giovane aveva assunto il solenne impegno di non denunciare, di non fuggire e di pagare il debito assunto, ammontante a 25 mila euro, alla fase del trasferimento in Italia dalla Libia, dove è stata imbarcata su un natante di fortuna. Al reclutamento in Nigeria pensavano le famiglie degli indagati.

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