contenzioso cina-filippine

Pechino contro l'Aja: "Padroni a casa nostra. Non conoscete la nostra cultura". E accusa i giudici di corruzione

Così ministro cinese sul possesso del Mare Meridionale, su cui il "Continente giallo" rivendica la propria sovranità. Ma alla Corte olandese la pensano diversamente

Alfredo Lissoni
Pechino contro l'Aja: "Padroni a casa nostra. Non conoscete la nostra cultura". E accusa i giudici di corruzione

Per Pechino la sentenza della Corte permanente per l'arbitrato dell'Aja è "un pezzo di carta straccia" e il tribunale è stato "manipolato" e i giudici sono stati corrotti. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri cinese Liu Zhenmin all'indomani della decisione della Corte di dare ragione alle Filippine e quindi torto a Pechino nel contenzioso sul Mar cinese meridionale, su cui le autorità cinesi non hanno basi legali per far valere la propria sovranità.

I cinque giudici che hanno deciso ieri di dare ragione a Manila "hanno avuto denaro dalle Filippine", ha accusato Liu aggiungendo che anche "forse anche altri gli hanno dato dei soldi". Il viceministro ha rincarato la dose sottolineando che quattro dei cinque togati sono europei e anche il ganese vive da tempo in Europa: "Sono rappresentantivi? Comprendono la cultura asiatica?", ha chiesto in maniera retorica. Per Liu l'ex presidente giapponese del Tribunale internazionale per la legge marina, Shunji Yanai, avrebbe "manipolato l'intero procedimento" e sarebbe lui il burattinaio.

La Cina, che non riconosce l'autorità del Cpa, ha presentato nuovamente le sue rivendicazioni sostenendo che Pechino è stata "la prima a scoprire, dare un nome, esplorare e sfruttare" le isole del Mar cinese meridionale. Una posizione in diretto contrasto con quella della sentenza del Cpa secondo cui "non esistono prove evidenti che la Cina abbia esercitato storicamente un controllo esclusivo sulle acque e sulle risorse" dell'area.

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