scenari geopolitici

Il mondo, oltre la globalizzazione

Hanno creato nuovi ponti commerciali, condividono petrolio e nuove tecnologie, rifiutano l'euro ma soprattutto si sottraggono alla sfera di influenza di Washington e della NATO. Sono i Brics. E a noi toccherà capire da che parte stare

Marco Mari
Il mondo, oltre la globalizzazione

La vicenda dell’uscita del Regno Unito dalla Ue per qualche settimana ha nascosto all’opinione pubblica quanto sta accadendo nel resto del pianeta. Perché i media ci parlano dell’anatra zoppa Obama, delle gesta dello Stato islamico, della nazionale in Francia, ma il resto del mondo non c’è. Eppure il resto si muove. Eccome, se si muove. E mentre la crescita all’interno della Ue non va oltre lo 0%, altrove si va ben al di là del 3-4%. La Turchia di Erdogan dopo aver formalizzato scuse ufficiali alla Russia per l’abbattimento, avvenuto mesi fa, del Sukoy 24 impegnato in Siria nella lotta all’Isis, con tanto di risarcimento dei danni, ha riaperto le relazioni commerciali con Mosca. Per restare nel versante mediorientale Israele, Egitto e Siria hanno fatto formale richiesta per entrare nella Shangai Cooperation, organizzazione di cooperazione tra stati che comprende Cina, Russia, alcune ex-repubbliche sovietiche ora indipendenti come Uzbekistan, Tagikistan, India ed alla quale stanno avvicinandosi Afganistan, Mongolia, e Iran.


Russia e Cina stanno già collaborando per la realizzazione di una tratta ferroviaria ad alta velocità che collegherà Mosca a Pechino ed alla costruzione di un nuovo aereo passeggeri. I paesi della Shangai Cooperation stanno lavorando per commerciare i loro prodotti non più in dollari ma nella loro valuta e lo stesso Iran ha annunciato che non venderà più il suo petrolio in euro. Ed ancora Mosca, Pechino e Nuova Delhi si preparano a effettuare esercitazioni militari congiunte nelle acque del mar Cinese. Questo attivismo dei Brics si oppone al sostanziale immobilismo economico dell’Occidente tutto impegnato a salvare la costruzione fallimentare e fallita dell’euro, voluta e imposta dagli USA per controllare l’Europa: è più semplice controllare un organismo unico (la Commissione europea) che tanti organismi (i singoli stati europei). Mentre gli americani sono nel pieno della battaglia tra i due candidati alla Casa Bianca, la Clinton e Trump, le loro manovre sotterranee non si fermano: l’Ucraina, ridotta ad un servo sciocco di Washington del quale esegue rigorosamente gli ordini, ha ripreso le ostilità con i ribelli delle repubbliche del Donbass; alcuni giorni fa ha tentato di riconquistare la città di Debalzevo ma il suo esercito è stato respinto. Questa è la prova che la guerra nel Donbass non è mai del tutto terminata, anche perché Kiev, ancora qualche giorno fa, ha ribadito che non ha nessuna intenzione di rispettare i trattai di Minsk con Mosca.


E Kiev, ringalluzzita dalla prossima entrata nella NATO e dalla fornitura di nuovissimi armamenti dagli USA, ha aumentato le bollette di gas ed energia elettrica ai suoi cittadini, prepara una nuova offensiva nelle zone controllate dai filo-russi di Debalzevo, Donesk, Lugansk. Mentre lo Stato Islamico perde terreno sia in Iraq che in Siria, forze non meglio precisate stanno portando la destabilizzazione in un altro paese dello scacchiere mediorientale: il Libano, guarda caso amico di Siria e Iran e inviso ad Arabia Saudita e petromonarchie del Golfo. Come a voler impedire che quell'area del pianeta debba essere sempre in ebollizione. Ma sono tanti i fronti che si stanno arroventando: come detto Ucraina, Medioriente, Libia e Africa subsahariana, ai quali sta aggiungendosi il mare prospiciente la Cina dove navi americane da mesi effettuano esercitazioni militari a titolo provocatorio. Con quale proposito? Atti di forza coi quali gli USA tentano di intimidire non solo i cinesi ma pure i loro alleati russi (medesime esercitazioni belliche si svolgono ai confini europei della Russia), per indurli a rinunciare al loro progetto di una diversa visione dell’economia e del mondo. La globalizzazione deve a tutti i costi prevalere e dominare su ogni altra cosa, il che significa speculazione e mano libera alle multinazionali per lo sfruttamento indiscriminato di uomini e natura in nome del mercatismo e del capitalismo che riduce tutto a merce.


I paesi appartenenti ai Brics, e a noi venduti come “brutti, sporchi e cattivi” (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, cui se ne stanno aggiungendo altri) hanno scelto un modello di sviluppo alternativo a quello occidentale che a questo punto sta mettendo in discussione un cardine degli angloamericani quale è la globalizzazione. E questo va inevitabilmente a scontrasi con i piani di dominio globale del Pentagono. Gli USA accetteranno di accantonare i loro progetti da dominatori del mondo? Considerata la pessima situazione economica nella quale si trovano direi di no. Non a caso stanno premendo fortissimo sugli alleati NATO per un forte aumento delle spese militari nonostante la recessione europea. Anzi qualcuno nelle alte sfere starebbe pensando di far coincidere la Ue con l’Alleanza atlantica. Ci sarà un perché per questa strategia, o no…

Mentre l’Occidente malato di decrescita e parassitismo finanziario divora le proprie carni, il mondo corre, si sviluppa e cresce. L’asse del governo del pianeta si è già spostato dagli USA e dall’Europa alla parte est del mondo: l’asse è quello tra Mosca e Pechino e questo non piace per nulla a Washington che, oltre all’Europa, sta militarizzando il sud-est asiatico. L’avvento del neopresidente delle Filippine Duterte ha stoppato la militarizzazione USA del suo paese. Però sta per sorgere uno scudo missilistico sul confine sudcoreano contro eventuali attacchi della Corea del Nord. Come è evidente, i venti di guerra soffiano sempre più forti e noi non dobbiamo cadere nella trappola dei media filo-NATO. La Russia non è affatto un nemico bensì una risorsa per le sue immense ricchezze e una risorsa geopolitica in quanto ponte con la Cina; i russi conoscono bene i cinesi coi quali commerciano da molto tempo. La Cina diventerà, come detto, il nuovo padrone del mondo e noi, tramite la Russia, abbiamo la possibilità di conoscerla. A meno che il Pentagono non faccia scatenare prima una terza guerra mondiale. E le avvisaglie ci sono tutte. Le esercitazioni militari NATO che proseguono da oltre un mese ai confini russi con 36.000 militari di 24 Paesi sono l’ennesima provocazione a Mosca. Basta una scintilla…

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