Intervista al cronista fermano Fabio Castori

"Fermo? Una rissa di strada finita male. Il razzismo c'entra poco"

"Fosse passato di lì un tifoso dell’Ascoli, Mancini avrebbe potuto insultare pure lui essendo una testa calda. E se la persona insultata avesse reagito come ha reagito Emmanuel, allora di cosa parleremmo, di una rissa tra ultras?"

Marco Dozio
"Fermo? Una rissa di strada finita male. Il razzismo c'entra poco"

Foto ANSA

“Una rissa di strada finita male” in cui il “razzismo c’entra poco”. “Fosse passato di lì un tifoso dell’Ascoli, Mancini avrebbe potuto insultare pure lui essendo una testa calda. E se la persona insultata avesse reagito come ha reagito Emmanuel, allora di cosa parleremmo, di una rissa tra ultras?”. Fabio Castori è il cronista del Carlino che ha seguito dall’inizio i fatti di Fermo. Per primo ha riferito il racconto della cosiddetta “supertestimone”. Conosce come nessuno i dettagli della vicenda che ha portato alla morte del nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi e all’arresto di Amedeo Mancini, il 39enne in carcere da una settimana per omicidio preterintenzionale: “Voglio premettere che non sono contro l’integrazione, ho tanti amici di colore, sono padrino di una bambina di tre anni figlia di un mio amico senegalese. Dico quel che dico non per partito preso ma per amor di giustizia”.

Che verità sta emergendo?
Abbiamo acquisito il fascicolo della Procura. Ci sono 6 testimoni, 7 compreso l’amico di Mancini, che confermano la versione dello stesso Mancini. In sostanza Mancini ha provocato, insultando Emmanuel, la moglie e un altro nigeriano che era con loro. Lui stava aspettando il pullman con l’amico per andare al mare, perché soffrendo di una forma di claustrofobia da non anni non guida più l’auto. Secondo Mancini i nigeriani stavano armeggiando vicino a una macchina, ma non ci sono riscontri su questo. A quel punto il fermano avrebbe detto al gruppo di nigeriani “cosa fate negri o scimmie”: è lo stesso Mancini a confermare di averli insultati con una frase di questo tenore.

Poi cosa è successo?
Mentre stava salendo sull’autobus la donna lo avrebbe afferrato da dietro, mentre il marito avrebbe imbracciato un cartello stradale removibile. C’è stata una colluttazione, Mancini sarebbe stato colpito alle spalle dalla moglie con il tacco della scarpa, quindi dal palo scaraventato contro di lui da Emmanuel.

Secondo questa ricostruzione sarebbe Mancini la persona aggredita?
Sì. E caso vuole che due testimoni, due donne, lavorino in due diverse associazioni che si occupano dell’integrazione degli immigrati. La Procura le ritiene estremamente attendibili perché non conoscono le persone coinvolte e perché lavorano appunto in un settore non certo ostile agli immigrati. Mancini pare fosse accerchiato quando ha scagliato il pugno. Tant’è che durante l’interrogatorio di garanzia lui stesso ha detto di non esser potuto fuggire nemmeno indietreggiando. Sulla base di questi elementi la vedova è stata nuovamente sentita.

Lei come definisce la vicenda?
Una rissa di strada finita male.

Che persona è Mancini?
Una testa calda. Ma che andava aiutata. Ha perso i genitori ed è stato accolto dagli amici dello stadio, lì è come se avesse trovato una nuova famiglia. Si comporta così da una decina di anni, ha problemi collegati allo stadio, risse, sassaiole, un paio di Daspo. Se da una parte c’è una persona che viene in Italia per sfuggire a una guerra e che per questo va aiutata, dall’altra c’è una persona in difficoltà che ha trovato una famiglia nella tifoseria della Fermana, tifoseria apolitica. E che andava ugualmente aiutata. Amedeo non è un rapinatore né un assassino né un pericoloso pregiudicato. È una testa calda, che andava aiutata dai servizi sociali o perché no dai sacerdoti.

È un estremista di destra, un fascista?
Ha dichiarato nell’interrogatorio di non essere né di destra né di sinistra. Indossava la maglietta di un gruppo rock che viene definito di destra, ma gli era stata regalata da un amico: lui stesso dice che quel gruppo non l’ha mai ascoltato. Sostiene di frequentare indifferentemente locali di sinistra o di destra, e di non avere preclusioni nei confronti degli immigrati purchè si comportino bene. C’è chi dice di averlo visto in giro con la maglietta di Che Guevara. Mancini tra l’altro nella scorsa campagna elettorale ha sostenuto l’attuale sindaco di estrema sinistra. Ha firmato anche documenti dei grillini, ma ribadendo che avrebbe votato il sindaco attuale.

Quanto c’entra il razzismo?
Il razzismo secondo me c’entra poco. Fosse passato di lì un tifoso dell’Ascoli col vessillo bianconero, Mancini avrebbe potuto insultare pure lui. E se la persona insultata avesse reagito come ha reagito Emmanuel, allora di cosa parleremmo, di una rissa tra ultras? In quella rissa sarebbe potuto morire anche Mancini. La violenza va condannata sempre e comunque. Non va mai giustificata.

Fermo è una città razzista?
Assolutamente no. È una città storicamente di sinistra, che ha accolto persone da tutto il mondo che venivano a studiare alla scuola Montani, fin dagli anni Cinquanta. Non si sono verificati mai fatti di razzismo. Mai. I marchigiani sono accoglienti da sempre.

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