Secondo Matteo

Libri di Salvini distrutti, sette antagonisti verso il processo

I pm stanno per inviare gli avvisi di chiusura indagine, atto precedente alla richiesta di rinvio a giudizio

Alessio Colzani
Libri di Salvini distrutti, sette antagonisti verso il processo

Alcune copie del libro di Matteo Salvini distrutte dagli attivisti del collettivo Hobo. Foto ANSA

Sono sette gli esponenti del collettivo Hobo denunciati per aver distrutto nella libreria Feltrinelli di Bologna alcuni volumi di Secondo Matteo, il libro scritto dal leader della Lega Nord Matteo Salvini. Devono rispondere di danneggiamento aggravato e nei loro confronti i Pm Antonella Scandellari e Antonello Gustapane, coordinati dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, stanno per inviare gli avvisi di chiusura indagine, atto precedente alla richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini di Digos e Carabinieri hanno portato ad una rapida identificazione dei sette attivisti: per uno di loro, 43 anni, era appena decaduto un divieto di dimora. La distruzione dei libri era andata in scena il 5 maggio scorso, al culmine di una giornata ad alta tensione, in cui Salvini a Bologna aveva incontrato il rettore Francesco Ubertini e c'erano state alcune manifestazioni di inscenate da gruppi di antagonisti noti frequentatori dei centri sociali della città, che avevano ingaggiato scontri con la polizia prima di entrare in libreria e danneggiare le copie dei tomi in vendita, strappandone le pagine.

"Anche strappare i libri è libertà d'espressione. Bisogna dire basta al discorso della democrazia fine a se stessa!". Così Francesca, 21 anni portavoce del collettivo Hobo, il giorno seguente spiegava le motivazioni del gesto in un'intervista a Vanity Fair. Il collettivo, che si definisce "lavoratore di #IkeaInLotta, militante di Occupy, No Tav, insorto in Tunisia ed Egitto e a favore della riappropriazione del reddito", già pochi mesi fa aveva appoggiato le interruzioni delle lezioni del professore Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera criticato per le sue posizioni interventiste. "Salvini è venuto provocatoriamente a Bologna per dimostrare che la città non è più la rossa", raccontava a Vanity Fair Francesca. "Dopo aver ricevuto due cariche davanti all'Università, c'è venuta l'idea di andare in libreria. Diciamo che abbiamo ironicamente accolto l'invito lanciato dallo stesso Salvini, #svuotalibrerie...". Insomma, per Francesca e per i ragazzi del collettivo strappare quei libri è giusto e doveroso: "Bisogna prendere posizione verso chi censura la vita". Per ora, l'effetto della loro posizione è stato quello di far balzare in testa alle classifiche il libro che loro stessi volevano fuori dagli scaffali.

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