notabili note

Draghi: tutto va bene ma meglio tenere le stampelle del quantitative easing

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

Draghi: tutto va bene ma meglio tenere le stampelle del quantitative easing

Alle 14.30 del 9 marzo iniziava la conferenza stampa del governatore della BCE, Mario Draghi, a margine della riunione del consiglio direttivo. Prima che Mario iniziasse a parlare, la Banca Centrale Europea aveva comunicato che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. E che continuerà il programma di acquisto di attività al forsennato ritmo di 80 miliardi al mese fino a fine marzo, per poi scendere da aprile a dicembre a "soli" 60 miliardi mensili.

Tutto ciò che si attendeva il Presidente dicesse, lo ha detto: che occorrono riforme strutturali, che tutto sta andando bene epperò non abbastanza da piantarla con il doping finanziario del "quantitatve easing": siamo talmente abituati a non vedere che le due cose sono in contraddizione che questa contraddizione semplicemente non la si rileva più. Il mercato sta in piedi da solo però meglio che faccia altri quattro passi con le stampelle. E non più leggere: le stesse. Insolito, no?

Non più, almeno per noi europei, che stiamo ancora a credere alle parole di Supermario quando ci dice che l'euro è irrevocabile, come se poi la cosa dipendesse da lui e non dalle economie collassanti e dalle sovranità nazionali svanenti che la moneta unica prevede e impone. La verità è che l'euro è già finito. Per questo la Cancelliera Federale di Germania, Angela Merkel, volerà da Trump il prossimo martedì: perché alle presidenziali francesi di aprile e maggio è possibile il trionfo del candidato del partito nazionalista Front national, Marine Le Pen, che non manca occasione per gridare che in caso di vittoria il suo Paese se ne uscirà dall'euro, che rimarrebbe buono come unità di conto tra nazioni ma non per il portafoglio dei francesi. È palese a tutti che questo eventuale nouveau franc determinerebbe la definitiva morte della moneta unica europea.

Al mercato della sterlina (Commonwealth) si affiancherà il mercato del franco (protettorati francesi) ed entrambi saranno ancillari al mercato del dollaro, quello dell'FMI e della FED: alla Germania non rimarrà che leccarsi le ferite. Non parliamo dell'Italia, che verrà abbandonata a se stessa o al più alla sfera dell'ex compagno Putin, ed avremo così quella scissione verticale del Vecchio Continente di cui nessuno parla perché è troppo vera.

In definitiva io la penso esattamente come l'ex governatore della Fed Alan Greenspan, che qualche giorno fa si è espresso in questi termini: "Sono molto preoccupato per l'euro, e penso che il Presidente della BCE Mario Draghi dovrebbe essere chiaro". Devi essere chiaro, Mario. Aiuta i popoli d'Europa a non finire sotto le macerie. A mettersi in salvo per tempo. A presto. 

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