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Diritti tv: quale sistema di ripartizione?

Con l’ultima legge di bilancio, il governo ha modificato la legge Melandri, inserendo nuovi criteri di spartizione dei diritti tv del calcio...

Graziano Carlo Carugo Campi
Diritti tv: quale sistema di ripartizione?

Con l’ultima legge di bilancio, il governo ha modificato la legge Melandri, inserendo nuovi criteri di spartizione dei diritti tv del calcio. I criteri sono tuttavia indicativi e da oggi la vera battaglia sarà per stabilire i coefficienti di distribuzione, in un tutti contro tutti che nasce da una crisi del movimento che per la prima volta vede il rischio di un ribasso dell’offerta. La prima asta di giugno è stata annullata a seguito di proposte economiche ritenute insoddisfacenti, mentre all’orizzonte non si vede un possibile concorrente di Sky, con Mediaset defilata.

Graziano Carugo Campi, voce sportiva di Radio Padania Libera, ha riassunto in questo articolo il punto della situazione, andando a proporre un criterio di spartizione che, tenendo conto delle direttive iniziali, garantisca e tuteli i diritti di grandi e piccoli club.

Avvertenza: tutti i dati non prendono in considerazione il campionato 2017-18 che eventualmente modificherà alcuni valori. Il demo rappresenta una realtà “fissata” al campionato 2016-17.

INFRONT E I PACCHETTI CALCIO

Partiamo dal concetto iniziale: i soldi. Quanti sono? Al momento sono stati venduti solo i diritti per l'estero. Coi soldi offerti da Sky per tutta la serie A sul satellite, arriviamo a 800 milioni circa. Come aumentare questa offerta?

Innanzitutto è sbagliato il sistema di ripartizione in pacchetti voluto da Infront. Con il diminuire dei competitor (ad oggi solo Sky è presente sul mercato), avere 4 pacchetti è inutile. Ricapitoliamoli:

Pacchetto A: Diritti satellitari, base d'asta 200 milioni, per Juve, Milan, Inter, Napoli, le 3 neopromosse e il club con utenza più bassa. Sky avrebbe fatto l'offerta minima richiesta.
Pacchetto B: Diritti digitale terrestre. Stesse squadre pacchetto A. Asta andata deserta.
Pacchetto C1 e C2: Pacchetti destinati al mercato internet. Asta andata deserta.
Pacchetto D: Tutte le altre 12 squadre (comprese Roma, Lazio Fiorentina, Genoa e Sampdoria). Base d'asta 400 milioni. Aperto sia a digitale che satellite. Sky avrebbe offerto 200 milioni.

Partiamo da un presupposto: Infront (e la Lega calcio) avevano fatto la differenziazione perchè in passato era presente un competitor (Mediaset) non interessato a diffondere su digitale terrestre l'intera serie A. In assenza di questo concorrente, Sky ha buon gioco.

Il problema: il pacchetto D non vale il doppio del pacchetto A. 8 squadre nel pacchetto A valgono 200 milioni, 12 nel pacchetto D sono valutate 400 milioni. Lo squilibrio è evidente.
Lasciando da parte il web, in un sistema sostanzialmente a concorrenza zero, basterebbero due pacchetti: satellitare per tutta la serie A, digitale terrestre per tutta la serie A.

SATELLITE E DIGITALE TERRESTRE: NESSUNA CONCORRENZA

Il prezzo deve essere fissato da chi vende, pena la mancata assegnazione dei diritti. Tu Sky vuoi tutta la serie A? 600 milioni è la base d'asta e non puoi andare al ribasso sul pacchetto D.
E il digitale terrestre? Ad oggi abbiamo un sistema che garantisce il monopolio a Sky, su piattaforma satellitare, ma esistono grosse fette di potenziali clienti occasionali sul digitale terrestre: quelle persone che non vogliono pagare per vedere una partita ma che interessano a chi vende pubblicità. Un pacchetto di diritti TV in chiaro, come accade per la Champions League, quanto può valere per il mercato? Si tratta di un pacchetto pensato per il tifoso occasionale, che non entra in competizione con il tifoso di una pay tv, più dedicato ai fan "hardcore" del calcio.


UN MILIARDO DI DIRITTI TV


Se sommiamo i 370 milioni dei diritti per l'estero ai 600 milioni per l'esclusiva satellitare di Sky e a un centinaio di milioni per i diritti in chiaro, andiamo a superare l'attuale impasse legata alle offerte al ribasso. Sky si troverebbe a pagare per un'esclusiva, lasciando alla concorrenza un mercato differente e non concorrenziale rispetto al suo.

Per i diritti web il discorso è più complesso: siamo in grande ritardo e oggi servirebbe una strategia su misura.

Veniamo ora alla ripartizione della torta.

IL PARACADUTE RETROCESSIONE:

Partiamo da qui: fondamentale che, a fronte della tutela di un club retrocesso, non si incentivi la retrocessione per motivi di bilancio. Il paracadute non può essere superiore al 50% di quanto si incasserebbe in caso di permanenza in serie A. Non possono essere stabilite delle cifre standard: il 50% dei ricavi viene garantito, il resto va recuperato attraverso player trading e spending review, anche a tutela della parità di competitività nella serie cadetta.

COME TAGLIARE LA TORTA:

La legge Lotti oggi stabilisce che il 50% sia ripartito in parti uguali, ovvero 25 milioni a squadra. Questo garantisce i minimi pagati oggi alle squadre di A più piccole e quindi permette di garantire la situazione attuale. Come montepremi complessivo, sulla base di quanto scritto finora, abbiamo ipotizzato 1 miliardo di euro, al netto del “paracadute”.

RISULTATI ULTIMO CAMPIONATO:

Il 15% ovvero 150 milioni, viene stabilito sulla base dei risultati dell'ultimo campionato. 150 milioni da dividere tra 20 squadre.
Introduciamo un criterio di ripartizione in relazione agli obiettivi stagionali. Se viene riconosciuto il principio che chi più vince più guadagna, è anche fondamentale garantire la parità di competitività sulla base degli obiettivi stagionali.

Tre le fasce identificate:

Fascia C: salvezza
Fondamentale che le neopromosse siano a pari livello rispetto alle penultime tre della classe, per garantire parità di competitività. Ipotizziamo 4 milioni a testa per le ultime sei della classe.
Totale: (24 milioni, 16% totale)

Fascia B: metà classifica
Cerchiamo di garantire la competitività anche tra le medie del nostro campionato (14-7 posto: 8 squadre) 7,5 milioni ciascuno. Posizionate a metà strada tra chi lotta per la vittoria e chi lotta per non retrocedere, hanno tutto l'interessa a competere per "salire" di fascia o evitare di "scendere".
Totale: (60 milioni, 40% totale)

Fascia C: lotta per l'Europa
Leggermente più su le prime sei della classe, con 11 milioni a testa. Fondamentale garantire equilibrio tra le squadre solitamente impegnate nella lotta scudetto e qualificazione Champions League.
Totale: (66 milioni, 44% totale )

L'OBIEZIONE


"Perchè non premiare in base alla semplice posizione di classifica?"
Perchè si andrebbe ad accentuare un divario che naturalmente già si crea nel momento in cui si ottiene il premio della qualificazione alle coppe europee (ricavi di coppa) e l'effetto sarebbe ridondante rispetto alla ripartizione dei ricavi su base ultimo quinquennio.

IL SOSTANZIALE EQUILIBRIO:

A questo punto verrebbero spartiti 650 milioni garantendo che il 65% delle risorse sia spartito in parti tutto sommato uguali, con un divario tra le prime e le ultime sei della classe di soli 7 milioni. Il passo successivo è trovare i giusti correttivi per garantire il rispetto dei diritti dei club più prestigiosi senza andare a creare squilibri all'interno delle fasce identificate in precedenza.

I RISULTATI DELL'ULTIMO QUINQUENNIO:

La base dei risultati degli ultimi 5 anni (10%, ovvero 100 milioni) dovrebbe tenere conto del contributo dato dai club che restano più tempo in serie A. Per questo motivo, studierei un punteggio semplice: Assegnerei 20 punti al primo che classificato in serie A, a scendere fino a 1 punto a chi arriva ultimo. 0 punti ovviamente a chi non è in A in un determinato campionato. La cifra da spartire (100 milioni) viene divisa per il totale punti delle squadre presenti in serie A al momento della spartizione, e successivamente moltiplicata per i punti che ogni singola squadra ha totalizzato nei 5 anni presi in esame (nella tabella demo, i campionati dal 2012-13 al 2016-17).

A titolo esemplificativo, le attuali squadre di serie A totalizzano 965 punti.
Nella tabella, ripartiamo quindi i 100 milioni su questa base (coefficiente 0,103627). Qui il gap è sostanzioso: la prima (Juventus) incassa poco più di 10 milioni, mentre le neopromosse senza esperienza recente in serie A (Spal e Benevento) incasserebbero zero, con il Crotone al secondo anno ferma a 410 mila euro. Meno evidente il divario tra le big, con Roma (9,3), Napoli (9,3), Milan (7,3), Inter (7,4), Fiorentina (8,2) e Lazio (7,5) che pagano un gap minimo con la Juventus.

I TIFOSI:

200 milioni sono su base "tifo": si parte dal numero dei tifosi presenti allo stadio, ma i criteri sono ancora da definire.
Stabiliti questi criteri (totale tifosi, totale abbonati, percentuali di riempimento), andiamo a premiare con il 50% delle risorse le prime 5 squadre di questa classifica (20 milioni a testa), affidiamo il 40% delle risorse alle posizioni dalla 6 alla 15 (8 milioni a testa) e penalizziamo le ultime 5 della classe con solo il 10% (4 milioni a testa).
Nella tabella, abbiamo ipotizzato le prime 5 squadre come Juventus, Milan, Inter, Roma e Napoli (identificate come top club dalle stesse televisioni) e le ultime 5 come Chievo, Sassuolo, Crotone, Spal e Benevento (non ce ne vogliano i tifosi).

L'OBIEZIONE:

"Perchè vengono stravolte le fasce (modello a 6-8-6 squadre) e si passa al sistema 5-10-5?"
Per incrementare la competitività tra i club. La differenza tra quinto e sesto posto è di 12 milioni, tra quindicesimo e sedicesimo di 4: quanto basta per investire significativamente e impegnarsi a riempire gli stadi ed evitare il “cristallizzarsi” delle posizioni.


LA STORIA:


Restano da spartire 50 milioni sulla base della storia dei club.
Montepremi verrebbe diviso tra il numero di scudetti assegnati negli ultimi 71 anni (70) e le Coppe dei Campioni vinte in questo periodo dai club italiani (7 Milan, 3 Inter, 2 Juventus).
Il coefficiente viene moltiplicato per i singoli trofei vinti dai club. Questo sistema assegna a Juventus (28 trofei) 17 milioni, al Milan (22) 13,4 milioni, all'Inter (16) 9,7 milioni, al Torino (4) 2,4 milioni. 1,2 milioni per Roma, Lazio, Napoli e Fiorentina (2 trofei), 0,6 milioni per Cagliari, Verona, Bologna e Sampdoria (1 trofeo).

IL RISULTATO FINALE DELLA RIPARTIZIONE:

Premiate Juventus e Milan, con 83,5 e 76,8 milioni. Il risultato rispecchia prestigio e blasone dei due club. Subito dietro l'Inter (69,7) e, a garantire la competitività dei top club, segnaliamo come Roma e Napoli siano a quota 66,5 milioni, con un divario che è significativo solo nei confronti di Juventus e Milan.

Più sotto, sostanziale equilibrio tra sette squadre, comprese tra i 52,7 milioni della Lazio e i 44,1 del Cagliari (Fiorentina 49,9, Torino 49,3, Atalanta 48,6, Sampdoria 45,9, Udinese 44,7). Squadre che hanno tutte la possibilità a livello economico di scalare e salire dalla fascia B alla fascia A (con conseguente cambio di ricavi).

Infine, Genoa (41,2), Chievo (40,6), Sassuolo (40,3), Verona (39,6), Bologna (39,3) possono salire con i risultati sul campo ma al tempo stesso devono guardarsi dalle ultime tre della classe (Crotone 33,4, Spal 33 e Benevento 33) e lottare tra di loro per evitare la fascia C (ad oggi Genoa, Verona e Bologna, in fascia C, salendo in classifica guadagnerebbero 3,5 milioni, andando a posizionarsi ai livelli dei club di fascia B).


COSA MANCA:


La garanzia di un impiego ottimale delle risorse: investire nello spettacolo del calcio significa acquistare giocatori per essere poi in grado di "fare classifica" ma anche investire sulle infrastrutture. Sarebbe positivo anche l'impiego di risorse per rilevare i marchi delle società in difficoltà e garantire così la tutela dei tifosi e del prodotto calcio. Il danno di immagine e la perdita di credibilità del sistema passa sempre da una mancata difesa del cuore pulsante del calcio: i suoi tifosi, non i proprietari.





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