Deliri del politicamente corretto

Pubblicità "razzista", la modella nera sbugiarda i buonisti: "Nessun razzismo"

Scandalo mondiale per lo spot Dove nel quale una donna di colore si trasforma in una donna bianca dopo aver utilizzato un sapone. Grazie alla campagna degli antirazzisti il volto della ragazza resterà per sempre associato a uno stereotipo negativo

Redazione
Pubblicità "razzista", la modella nera sbugiarda i buonisti: "Nessun razzismo"

Un'immagine della pubblicità incriminata

Quando il politicamente corretto diventa un’ossessione allora s’intravede razzismo anche dove il razzismo non c’è. È il caso della polemica mondiale, partita negli Stati Uniti, sulla pubblicità online di un bagnoschiuma Dove, marchio della multinazionale Unilever, in cui una donna nera dopo aver utilizzato il prodotto si toglie la maglietta trasformandosi in una donna bianca, la quale a sua volta si trasforma in una donna orientale.

Scandalo planetario, con l’azienda che fa marcia indietro, chiede umilmente scusa per le sensibilità offese e ritira lo spot da Facebook. Forse se la sequenza fosse stata diversa, ovvero una donna bianca che si trasforma in una donna nera, nessuno avrebbe gridato al razzismo. Significativo come la fase successiva del filmato, ovvero la donna bianca che si tramuta in donna asiatica, non abbia suscitato alcuna riprovazione, nulla di nulla. Per le verginelle del politicamente corretto, l’equivoco inaccettabile risiede nel fatto che passare dalla pelle nera a quella bianca utilizzando un sapone evocherebbe lo stereotipo, quello sì razzista, del nero associato allo sporco e del bianco associato al pulito.

Che si tratti di follia lo denuncia persino la modella protagonista della pubblicità, Lola Ogunyemi, la quale ha scritto una lettera al Guardian per difendere i pubblicitari della Unilever e precisare che Dove avrebbe dovuto spiegare il contesto tutt’atro che razzista nel quale è maturata l’idea creativa e dunque difendere la scelta di inserire una donna di colore nello spot. E aggiunge che se avesse giudicato moralmente inaccettabile quel che stava facendo, avrebbe di sicuro abbandonato il set. Il risultato della campagna degli antirazzisti è che d’ora in avanti digitando “pubblicità razzista” sui motori di ricerca comparirà la modella in questione, la quale al contrario ritiene di aver prestato il volto a uno spot affatto discriminatorio. Complimenti.

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