13 milioni di euro all'Isis

Trovato il finanziatore occulto del Califfato: il Governo Renzi

Dopo la rivelazione secondo cui l'Italia avrebbe pagato un riscatto stratosferico ai jihadisti scoppiano le polemiche sull'opportunità di cedere ai ricatti dei terroristi

Redazione
Trovato il finanziatore occulto del Califfato: il Governo Renzi

L'America, per principio, non ha mai ceduto ai ricatti dei terroristi islamici, ben sapendo che, in un caso del genere, questi avrebbero portato a segno nuove estorsioni. Ma gli States, si sa, per liberare gli ostaggi hanno le teste di cuoio, e noi invece... Perché l'Italia, secondo quanto rivelato dal quotidiano milanese di via Solferino, segue una politica assai diversa (la stessa peraltro collaudata per le varie "operatrici umanitarie", volontarie, giornaliste e quant'altro sequestrate dai fondamentalisti musulmani), quella di metter mano al portafoglio.


Nessuno vuol la morte degli ostaggi, per carità. Né rischiare la loro vita. Solo che cedere al ricatto non solo non salvaguarda l'incolumità dei sequestrati, ma finisce con l'ingrossare il conto banca dei jihadisti. Che, soddisfatti del risultato ottenuto, ci riproveranno impuniti più e più volte. Che da anni le milizie terroriste islamiche si finanzino con i rapimenti sfugge solo agli sprovveduti. La storia si è ripetuta nuovamente, secondo quanto denunciato dal Corriere adesso, ma già ripetuto all'infinito da testimoni e stampa libica nei mesi scorsi, dopo che nel luglio del 2015 quattro lavoratori italiani erano stati catturati dall'Isis e due successivamente liberati su riscatto (gli altri due furono purtroppo uccisi, ufficialmente da "bande armate"). E, come sempre, dopo ogni riscatto, avvampano le polemiche. Specie se a sganciare e a mentire sul fatto di aver pagato pronta cassa, è nientemeno che il Governo italiano.


"Dalle parole del capo dei servizi segreti libici, con i quali si suppone l'Italia collabori ogni giorno, emergerebbe che il ministro Gentiloni ha mentito al Parlamento e dunque l'Italia avrebbe finanziato il cosiddetto Stato Islamico attraverso il pagamento di riscatti. Una somma di ben 13 milioni di euro, che il governo italiano avrebbe messo in campo per ottenere la liberazione dei due tecnici italiani della Bonatti rapiti in Libia e per la restituzione dei corpi dei loro due colleghi uccisi. Una parte di questi soldi sarebbe finita nelle mani dell'Isis". Lo ha dichiarato il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, che ha aggiunto: "Ricordiamo benissimo le parole del ministro Gentiloni in Parlamento: negò il pagamento del riscatto e qualsiasi collegamento tra il rapimento dei quattro connazionali e l'Isis. Ora apprendiamo una versione completamente diversa".


"O il capo degli 007 libici è un visionario, al quale pure l'azione italiana in Libia si appoggia, oppure il Governo italiano ha commesso e negato atti gravissimi", ha proseguito Malan. "Con 13 milioni gli assassini dello Stato Islamico possono comprarsi circa 30mila kalashnikov: di che cambiare le sorti di un fronte di guerra. Mentre alle nostre forze armate si lesinano gli spiccioli persino sulla manutenzione. Su cose come queste non si può scherzare e neppure mettere avanti il pur comprensibile intento di liberare dei connazionali. Quanti morti rischia di costare una simile operazione? Renzi e Gentiloni vengano in Parlamento e chiariscano subito", ha concluso Malan.

Analoghe proteste sono arrivare da altri esponenti dell'opposizione. "Renzi finanzia l'Isis", ha commentato il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri; "Il premier Renzi ed il ministro Gentiloni dicano con chiarezza se è stato pagato un riscatto e se quei soldi sono finiti all'Isis e se così fosse, se avessero mentito al Paese, si dimettano senza perdere nemmeno un secondo", ha dichiarato il senatore leghista Roberto Calderoli; "Chi mente? Gentiloni o il capo dei servizi segreti libici?", ha chiesto l'europarlamentare forzista Stefano Maullu.


Per carità, i nostri connazionali non si potevano né si dovevano abbandonare (premesso che il fatto di pagare non ha evitato l'uccisione di due su quattro), ma il sempre sorridente Renzi, che si vanta di farsi i selfie con Obama, non poteva chiedere agli USA l'intervento di una squadra speciale? O cercare la quadra con quelle autorità libiche che di recente sono venute a batter cassa a casa nostra? No, perchè, gratta gratta, si scopre che della cellula jihadista alla quale abbiamo versato la paghetta faceva parte anche uno dei terroristi, il tunisino al Fezzani, mente della strage del Bardo. A lui andarono, di quei 13 milioni, 500mila euro. Armato dunque con soldi nostri, responsabile di sangue che cola anche sulle nostre mani...

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