Siamo in pericolo

L'Isis preparava una strage: "Colpiremo Milano". Il terrorista? Un richiedente asilo

Una cellula attiva tra la Lombardia e la Liguria era pronta a entrare in azione. L’algerino Tarek Sakher, clandestino a cui era stato rifiutato l'asilo, studiava il modo per "fare una carneficina di infedeli". La rete aveva contatti con reclutatori non ancora identificati

Redazione
L'Isis preparava una strage: "Colpiremo Milano". Il terrorista? Un richiedente asilo

Foto ANSA

“Quest’anno colpiremo Milano”. Volevano fare una strage di innocenti, la prima in Italia. Per la Procura si tratta di terroristi islamici legati all’Isis. Il gruppo di quattro jihadisti, arrestati nell’autunno 2016, stava pianificando tutto nel dettaglio. Come si evince dalle conversazioni intercettate sulla chat di Telegram. “I responsabili delle esplosioni in Europa” erano già stati allertati. “Ti contatteranno presto, fratello e ti metteranno a disposizione le cose , con l’aiuto di Allah”.

L’aspirante attentatore sogna “una carneficina di infedeli tra cui vivo ogni giorno”, come riporta il Secolo XIX. Sognava di ammazzarci, dunque. Donne, uomini, bambini vittime dello stragismo islamista, uccisi da persone che non dovrebbero trovarsi qui. Le forze dell’ordine hanno sventato il pericolo e smantellato la cellula, ma restano ancora da chiarire ombre su complici e altri presunti terroristi non indentificati come i misteriosi Abo Ahmad Al Jazairi l’algerino e Mountassir, citati nei dialoghi.

Al centro dell’inchiesta c’è l’algerino Tarek Sakher, 34 anni, casa a Tradate (Varese), desideroso di farsi esplodere per uccidere il maggior numero di infedeli. Gli altri tre componenti della cellula erano egiziani: Hosny El Hawari Lekaa, 32 anni, residente a Borghetto Santo Spirito (Savona), anch’egli aspirante martire “per Allah” e i fratelli Hossameldin Abdelhakim, 43, residente a Cassano D’Adda (Milano) e Antar, 36 anni, pizzaiolo a Finale Ligure. Nel telefonino di Sakher vengono scovati 105 messaggi audio ricevuti da quelle due utenze criptate con Telegram.

Ecco due dialoghi risalenti all’agosto 2016: “Fratello, ci devi scusare, come sai siamo molto incasinati. Ti farò contattare dai fratelli del “Masoulin Attafirat in Europa (i responsabili degli attentati), per poterti aiutare”. E ancora: “Sii felice fratello, ci sarebbero belle notizie se Dio vuole. Il fratello mi ha detto che cominceranno a discutere della tua questione, se Dio vuole, in questo stesso anno”.

Quindi il passaggio in cui, secondo i magistrati, si discute dell’attentato da effettuare nel capoluogo lombardo: “Che Allah ti annunci il paradiso, che Allah ci aiuti. Va bene in Germania, anche mio zio è lì”. Ma è solo un malinteso, poi chiarito: “Ah bene, di quale città esattamente in Italia? Pensavo fossi in Germania. A Milano, ma è ottimo!”. Avete capito bene, ottimo. Come a dire che i terroristi islamici non vedono l’ora di colpire un Paese finora rimasto immune dagli attacchi.

Il 12 settembre Sakher chatta con il misterioso Mountassir: “Allah faccia trionfare i nostri fratelli Mujaheddin, apra i loro cuori allo stato e li faccia trionfare sui nemici. Stanno combattendo gli infedeli e li stanno massacrando, abbi fiducia, giuro. Nashid per la vittoria dello stato islamico e del loro leader Al Baghdadi”.

Il terrorista s’immagina le reazioni alla strage “Quello che mi piacerebbe è che gli infedeli bastardi non devono riuscire a prenderci, non devono mai sentire parlare di noi. Devono solo dire: Ops, quello lo vedevamo passare di qui sotto i portici, era una persona normale. Guarda, ci ha fregati...”. Il fratello di Sakher, Redouane, viene espulso il 10 ottobre 2016 perché considerato un estremista pericoloso. Ci vogliono uccidere, come Sakher ripete a Abou Ahmad Al Jazair il 7 ottobre: “Sono in mezzo a questi infedeli e mi piacerebbe far di loro una carneficina”. Un dettaglio, tanto per gradire: Tarek Sakher era clandestino, e in precedenza è stato richiedente asilo. 

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